LETTERA
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OSSERVATORIO SUI BALCANI

10 febbraio 2006

Gentile Redazione

ho letto i due articoli postati sul vostro sito a firma Umberto Usmiani e Michele Nardelli ed alla fine mi è rimasto un pò di amaro in bocca.

Chi scrive è un esule, allora bimbo di pochi mesi, dalla cittadina istriana di Rovigno. Dagli anni '60 ho fatto ritorno quasi ogni anno nella mia città natale ove erano rimasti parte del mio parentado. Non ho pertanto vissuto in prima persona il dramma dell'occupazione titina, nè i problemi d'inserimento in Italia nel campo profughi di Gaeta, nè una demonizzazione dei così detti "rimasti".

Crescendo nel quartiere Giuliano Dalmata di Roma ho mantenuto vive le mie radici rovignesi fianco a fianco con le altri componenti che formavano la complessità variegata dell'esodo: istriani, fiumani, zaratini con le loro culture istro-venete, istriote, ciakave, dalmatine, arbanassi ecc ecc

Non faccio perciò parte nè di quei giovani dimentichi nè di quei vecchi nostalgici. Posso soltanto far rilevare alcune cose:

1° la Giornata del ricordo è un doveroso atto di resipiscenza dello stato italiano che per troppo tempo sugli eventi che portarono all'esodo dei giuliano-dalmati ha steso una coltrina opaca di silenzio: sino a che questa pagina della storia italiana non entrerà nella memoria collettiva nazionale avrà un senso la sua celebrazione.

2° la strumentalizzazione dell'esodo è iniziata sin dall'inizio: è inutile ricordare quello che scriveva Piero Montagnani sull'Unità del 30 novembre 1946.

3°. lo scontro etnico-culturale provocato dalle insorgenze nazionalistiche non data dal fascismo ma almeno dalla metà del XIX secolo ed era attivo ed operante sia in campo italiano che in quello sloveno e croato (e serbo).

4° cosa comportasse il prevalere di uno di questi elementi nazionali sull'altro lo hanno provato in prima battuta gli italiani della Dalmazia il cui esodo data dalla caduta della serenissima, per continuare con la fine della 1° Guerra Mondiale e concludersi tragicamente coll'esodo da Zara a seguito della II G.M.

5° è indubbio che il passaggio dell'Istria dell'enclave di Zara e poi di Fiume comportò per l'elemento slavo dell'Istria una serie di vessazioni tipo la chiusura delle loro scuole in un tentativo di assimilazione semi-forzata. E' bene ricordare che tale atteggiamento, iniziato col Regno d'Italia e proseguito con l'avvento del fascismo non si discostava, tanto per fare un esempio, dal caso della Corsica soggetta ad un'azione intensa di snazionalizzazione. Quindi anche questo atteggiamento va "contestualizzato" non per giustificare l'operato fascista ma per comprenderne appieno la portata senza voler su di esso scaricare, come su di un facile parafulmine, tutte le colpe e tutto il male che ne è seguito.

6° C'è da chiedersi come mai se l'esodo giuliano fu di oltre 300 mila persone, all'avvento dell'Italia in quelle terre non si ebbe un'analogo esodo slavo. Pur con le vessazioni dette prima, frutto è bene ricordare di un regime centralizzato, continuava ad operare quel modo di vivere istriano, fiumano e dalmato che vedeva fianco a fianco convivere tutte le etnie e tutte le culture ed infatti anche la variegata composizione degli esuli dimostra questo assioma: non andarono via soltanto gli italiani, non soltanto i ricchi proprietari ma l'esodo ha coinvolto tutte le sue anime: intere cittadine si svuotarono, ed insieme a commercianti, possidenti, e professionisti vanno ricordati i semplici pescatori i piccoli contadini e quasi l'intera classe operaia di Pola, Fiume e Rovigno...

Il risultato è stato che per la prima volta il complesso quadro etnico-culturale dell'Istria, Fiume e Zara è stato del tutto stravolto.

Ora dopo tanti decenni di vergognoso oblio il parlamento italiano con tutte le sue componenti, tranne i soliti nostalgici che ancora si richiamano al comunismo, hanno approvato l'istituzione di una giornata per ricordare tali avvenimenti. Invece di cogliere l'occasione per approfondirne la genesi storica per evitare che questi fatti si ripetano c'è chi ancora pervicacemente ed unilateralmente vede dietro l'istituzione di questa giornata non le organizzazioni degli esuli, non il nostra parlamento nella sua quasi totalità ma "...incredibilmente, proprio quelle forze che questo disagio lo crearono distruggendo il secolare equilibrio tra le genti istriane e dalmate, tentando l'italianizzazione forzata delle centinaia di migliaia di Croati e Sloveni inclusi nei confini del Regno d'Italia dopo il 1918, che aggredirono ingiustificatamente la Jugoslavia e l'occuparono militarmente durante la seconda guerra mondiale con metodi spesso inumani".

Operando con ciò la solita analisi distorta che non approfondisce lo scontro degli opposti nazionalismi di metà ottocento. Non prendendo atto della snazionalizzazione operata in Dalmazia dagli Jugoslavi si limita solo all'atto intermedio, si vede solo ed unicamente le colpe dell'Italia fascista che, ritorno a dire, ci furono ma vanno contestualizzate.

Si uso anch'io questo orribile neologismo usato come una clava da certi elementi per mettere una sordina agli eccidi titini siano essi stati praticati con il metodo dell'infoibamento che con altre consimili ed altrettanto efficaci metodi di eliminazione fisica dell''avversario per terrorizzare e risolvere, non con un'assimilazione culturale seppur forzosa, ma con una più drastica pulizia etnica-culturale l'anomalia istriana, fiumana e dalmata.

Quindi sarà pur vero che c'è anche un tentativo da parte di alcuni settori della destra di strumentalizzare l'avvenimento ma trovo profondamente sciocco buttare via il bambino con l'acqua sporca. L'ora del silenzio è finita, gli scheletri vanno tirati fuori dagli armadi e seppelliti per sempre. Solo allora si potrà guardare avanti.

Gianclaudio de Angelini
Vice presidenta dell'Ass.ne per al cultura fiumana, istriana e dalmata nel Lazio
Membro della Mailing List Histria

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