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ESTRATTO 
DIZIONARIO ENCICLOPEDICO 
ROVIGNESE-ITALIANO
di 
Gianclaudio de Angelini

 

Giorgio, Alice e Giuseppina
Abbà trucidati dai titini.
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abrièo s.m. 1. ebreo, di razza semita, e seguace della religione ebraica. Ci narra Antonio Angelini che: "All'epoca 1647 abitavano in Rovigno soltanto 2 ebrei, cioè li Abramo e Lucio Stella: il primo molto virtuoso e versato nella poesia; l'altro nei negozii. Molto amati per la loro modestia e civile trattare. Di recente fu quì Avvocato dal 1847 al 1851 un loro correligionario, il sig. Giovanni Jona, uomo veramente compitissimo." Sempre da lui apprendiamo che nel 1713 risiedeva a Rovigno un tale Giovanni Battista Marini Grimani, ebreo convertitosi al cristianesimo. i semo zeîdi veîa par el mondo sparnisadi cume abriei: siamo andati via per il mondo dispersi come ebrei; 2. tirchio, avaro. Dalla nomea, che ha questo popolo, di essere particolarmente oculato nello spendere; Etim.: dal tardo gr. Hebraios, dal nome del biblico capostipite Eber;

L'Oratorio dove si radunavano gli Intraprendenti


Foto dell'Aquario del 1910 allora denominato
"Società Imperatore Guglielmo per il Progresso delle Scienze"

aradoûra s.f. 1. aratura, l'operazioni dell'aratura; 2. il tempo dell'aratura; a l'aradoûra i sa uò ingubià, a li sizule i s'uò spuzà: al tempo dell'aratura si sono fidanzati, a quello della mietitura si sono sposati;
aradùr s.m. - aratore;
aramài avv. - oramai, ormai; aramai nu ga zì ramiedio: ormai non c'è rimedio;
aràn top. indecl. - terreno sabbioso, rena. In prossimità di Rovigno vi è il toponimo Làcu d'Aràn;
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àrbaro s.m. - albero; arbaro ca nu froûta, taia, taia: l'albero che non dà frutti, taglia, taglia, prov.; el mieîo arbaro uò fato senpro froûti sensa viermo: il mio albero ha fatto sempre frutti senza verme, senza tare, prov.; puovaro l'arbaro ca sa truva in miezo da la cal: poveraccio quell'albero che si trova in mezzo alla strada, prov.; el sa gira raparà zutà da quil grando arbaro: si era riparato sotto di quel grande albero. Diminuitivi: arbareîto o arbarìto, arbìto, arbarièl. Accrescitivo: arbaròn; Dispregiativo: arbaràso.
àrbaro da S. Siprian - antichissima quercia plurisecolare di grandezza smisurata, il cui tronco a malapena poteva venir abbracciato da quattro uomini. Nel suo interno cavo vi potevano trovare ricetto tre-quattro persone. Fu abbattuto dal terribile fortunale scoppiato il 15 agosto del 1807. Con i soli rami, cioè escludendo l'immenso tronco, si riempirono ben 40 carra di legname.    
arbeîta s.f. - bietola, bieta, Atriplex hortense. Fiorisce tra luglio e settembre, assai apprezzato in cucina;
arbeîta rava s.f. - barbabietola, Beta vulgaris. Di questa pianta esistono varie qualita: da zucchero, da foraggio e da coste;
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Arcanzàlo Micièl n.pr.m. - Arcangelo Michele o meglio in italiano Michele Arcangelo, uno dei principali arcangeli della religione cristiana, usato anche come nome personale; - Ma zio sa ciama Arcanzalo Miciel, a caza i lu ciamendi doûti Arcanzalo, ma loû fora sa fiva ciamà Miciel, parchì nu ga piaziva mondo quil'altro non: mio zio si chiama Michele Arcangelo, noi a casa lo chiamavamo Arcangelo, ma lui fuori di casa si faceva chiamare Michele, perchè non gli piaceva molto quel'altro nome;
archeîto s.m. - archetto, elemento accessorio di alcuni strumenti a corda come il violino, il contrabbasso, ecc;
archeîvio s.m. - archivio. Narra la tradizione che tutti gli archivi pubblici e le iscrizione lapidarie di Rovigno, in una sola notte, vennero fatti distruggere intorno al 1500 dal Governo Veneto. Forse per cancellare ogni traccia risalente al periodo in cui Rovigno era un libero comune, Il successivo archivio si trovava in San Damiano, venne in seguito trasferito in Piazza Grande, nel 1767, nei locali posti sopra il Fondaco ed infine unito al Tribunale in Piazza della Riva nel 1816.
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arciavè escl.int. - dannato, maledetto; arciavè da oûn viecio, el zì surdo sulo cu el vol!: maledetto d'un vecchio, è sordo solamente quando vuole lui; Etim.: contrazione della locuzione rovignese: vàte fàrte ciavà: vai a farti...;
arcipitoûra s.f. - arcipittura, la miracolosa invenzione che consentiva, almeno nel fantastico mondo del Corriere dei Piccoli, di far diventare reali le immagini; - a ga vularavo vì l'arcipitoûra!: bisognerebbe avere l'arcipittura!;
arcidoûca s.m. - arciduca; - Zì rivà in veîzita l'arcidoûca d'Austria insenbro cu el Rì da Napuli: è arrivato in visita l'arciduca d'Austria insieme al Re di Napoli;
arciprièso s.m. - cipresso;
arciprièto s.m. - arciprete; - Nu iè mai veîsto tanti prieti, arciprieti, viscuvi, muonaghe e frati cume a Ruma: non ho mai visto tanti preti, arcipreti, vescovi, monache e frati come a Roma;
arciviscùvo s.m. - arcivescovo;
àrco s.m. - 1. arco, arma da guerra o da caccia, ora usata da noi per lo più per sport; i nigari nu viva nama archi e zagaie ma anca s'ciuopi e canoni... e i nostri alura i sa la uò mucada: i negri non avevano solamente archi e zagaglie ma anche fucili e cannoni... i nostri allora se la sono filata; 2. arco, elemento architettonico; soûn l'arco da Balbi a ga zì oûn lion da Vaniesia cu la screîta Victor Tibi Marce Evangelista Meus, inveîsa da Pax Tibi Marce...: sull'arco di Balbi vi è un leone di Venezia con l'iscrizione Victor Tibi Marce Evangelista Meus, invece di Pax Tibi Marce...; 3. elemento di alcuni strumenti musicali; i m'uò ruto l'arco del viuleîn: m'hanno rotto l'archetto del violino; 4. linea curva in generale; Etim.: dal lat. Arcus da Arquus;



àrcu s.m. - arco, usato per lo più in forme composte, vedi arcunbièl e arcubalièno;
arcubalièno s.m. - arcobaleno, calco dall'italiano. Rispetto alle forme più tipicamente rovignesi arcunbièl o arcunbiè indica più che il fenomeno atmosferico, l'effetto della policronia dello stesso. Quindi ha il valore di cosa, oggetto variopinto, vedi anche questi brevi versi tratti da una poesia di Giusto Curto, dedicata al porto di Rovigno:

Gira oûn puorto quazi senpro in festa
Pavizadi i batai cume arcubalieni.

arcunbiè s.m. - arcobaleno; l'arcunbiè da la mateîna, pariciate el capuoto e la s'ciaveîna: l'arcobaleno alla mattina, preparati sia il cappotto che la mantella pesante, prov.; Etim.: dal composto lat. Arcus Bellus;
arcunbièl s.m. - arcobaleno; l'arcunbiel da la sira bon tenpo sa spira: l'arcobaleno alla sera, bel tempo si spera;
ardeî v.intr. (i ardeîso) - ardire, osare;
ardeîre s.m. - ardire, coraggio, sfrontatezza; el uò boû l'ardeîre da turnà a caza inbriago pierso: ha avuto la sfrontatezza di tornare a casa completamente ubriaco;
ardeîto agg. - ardito, coraggioso;
ardeîto s.m. - appartenente al corpo degli Arditi;
Ardeîto - s.n. della famiglia Dapiran;
ardènto agg. - ardente, smanioso; el zì ardento da vidala: è smanioso di vederla; ca amur ardento! duopo tri mizi el zì zà fineî in gninte: che amor ardente! dopo tre mesi è già finito in una bolla di sapone;
àrdi v.intr. (i àrdo) 1. ardere, bruciare; ara ca biel ca ardo el fogo: guarda come arde bene il fuoco; 2. ardere, smaniare dal desiderio; el ardo da ingubiase cun Ita, ma gila nu lu pol sufreî: desidera intensamente fidanzarsi con Elisabetta, ma lei non lo può soffrire;
ardimantùz agg. - ardimentoso; el zì sai ardimantuz, ti vadariè...: è assai ardimentoso, lo vedrai...;
ardimènto s.m. - ardimento, coraggio; a ga vol ardimento par fà sti ruobe: ci vuole coraggio a fare queste cose;
ardìsto p.p. di àrdi - arso, bruciato, combusto; la caza da Tuoni la uò ardeîsto int'oûn fià: la casa d'Antonio è bruciata in un attimo;
arditìsa agg. - arditezza, coraggio, sprezzo del pericolo;
ardùr s.m. 1. ardore, calore intenso, afa; ca ardur frà, vierzi oûn può i balconi: che caldo! apri un pò le finestre; 2. sentimenti, affetti intensi o grande volontà; la lu stiva vidi cun ardur, ca doûti i sa uò inacuorto ca la zì namurada da loû: lo guardava con intenso affetto che tutti si sono accorti che s'è innammorata di lui; i vughiva cun ardur par rivà in tenpo par la missa granda in unur da la santa: vogavano di buona lena, per arrivare in tempo per la messa solenne in onore della santa; 3. fosforescenza marina provocata da micro-organismi vegetali o animali; ara ca nuoto, el mar zì doûto oûn ardur: guarda che notte, il mare
è tutto una fosforescente;
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ària s.f. 1. aria, sostanza gassosa, indispensabile alla nostra sopravvivenza; aria da fisoûra ta puorta in sipultoûra: l'aria dello spiffero ti porta alla sepoltura, alla morte, prov.; da l'aria sa veîvo, da l'aria sa moro: d'aria si vive e d'aria si muore, prov.; a ga vol dà aria ca sà da stantiso: occore cambiare l'aria che c'è odor di stantio, di chiuso; el zì zeî fora a ciapà oûna bucada d'aria poûra: è uscito a prendere una boccata d'aria pura; ara ca zì oûn rifalo d'aria frisca: meno male che c'è un refolo d'aria fresca; a ma par ca ancui a teîra aria cateîva: mi sembra che oggi tiri una brutta aria;  2. aria, l'atmosfera; stà vidi anduve ti meti i peîe, nu stà senpro cul naz par aria: guarda dove metti i piedi, non stare sempre col naso per aria; el uò miso la caza doûta par aria, ma el nu uò ratruvà el tacuin: ha messo la casa tutta sottosopra, ma non ha ritrovato il portamenete; 3. boria, atteggiamento altezzoso; quante arie ca la sa dà, gnanca la fuso la feîa del cuonte Milischi: come si atteggia, quante arie che si da, neanche fosse la figlia del conte Milewsky; 4. modo di fare, atteggiamento; a l'aria, ma pararavo pruopio tu sor: dall'atteggiamento mi sembrerebbe proprio tua sorella; 4. (mus) aria, tema di una canzone, motivo; a ma piaz mondo l'aria de la Tuosca, cu loû el zì dasparà in parzon: mi piace molto l'aria della Tosca, quando lui è disperato in prigione; 5. scureggia, peto. Modo di dire: fà ària: scureggiare, emettere della flatulenza;
 ària da nuòto - tipico canto rovignese polifonico in cui predominano i falsetti che ricamano delle nenie melodiche, tanto che al maestro Carlo Fabretto ricordavano le melodie arabe, e le faceva derivare addirittura ad una, del resto improbabile, influenza fenicia. Generalmente nelle sere estive i vecchi che si trovavano a prendere il fresco davanti l'uscio delle loro case, tra le calli strette e ravvicinate di Monto, intonavano queste antiche nenie: a ma racuordo la mieîa cuntrada da oûna vuolta, ca preîma ch'i farai a pitruolgio sa dastudisso, a quatro buze ti sintivi quile arie da nuoto ca zeîva murendo insenbre cun quile fiamiele dal pavir dreînto a quii toûbi fuscunadi. Gira oûna neîna-nana ca vigniva da largo, tanto largo... Soûn metense a cantà quila ca scuminsia cusseî: I la ciapo par la man, i la ciapo par la man, i la meno pian a pian la meno a lieto: mi ricordo la mia contrada di una volta, che prima che i lampioni a petroglio si spegnessero, a quattro voci sentivi quelle arie di notte che andavano morendo insiene con quelle fiammelle dello stoppino dentro a quei tubi anneriti. Era una ninna nanna che veniva da lontano... molto lontano... Sù mettiamoci a cantare quella che inizia così: la prendo per la mano, la prendo per la mano, la conduco piano piano in letto. Le Arie da Nuòto classiche vengono eseguite da tre voci maschili: primo tenore, tenore secondo e basso. Le voci diventano molte volte quattro con l'aggiunta di un altro basso. I tenori cantano in falsetto infiorettando, molto spesso a piacere, il tema musicale originario. La musica ha il predominio sul testo, che il più delle volte è "in lingua", cioè in italiano od in veneto, ma non mancano anche testi in dialetto.
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 arlavà v.tr. (i àrlivo) - allevare, tirar sù la prole; i lu iè arlavà cumo oûn da caza: l'ho allevato come uno della famiglia;
 arlavà p.p e agg. (f. -àda) - allevato; a sa vido ca zì stà ben arlavà: si vede che è stato ben allevato, ben educato;
 arlicanàda s.f. - arlecchinata, buffonata;
 arlicheîn s.m. - arlecchino, buffone; a ga piaz fà l'arlicheîn in piasa: gli piace fare il buffone in piazza;
 arlichinàda s.f. - arlecchinata, buffonata;
 arlìvo s.m. - allievo, apprendista;
 arluòco s.m. e agg. 1. allocco; 2. scemo, stupido;
 àrma s.f. 1. arma, strumento per offendere; i tigniva li arme in sulier: tenevano l'armi nel solaio; 2. arma, corpo militare e per antonomasia l'Arma dei Carabinieri; el gira oûn de l'arma: era un carabiniere;
 armà v.tr. (i àrmo) 1. armare, fornire, rifornire di armi; i armiva i sierbi par cunbati i tudischi: armavano i serbi per combattere i tedeschi; 2. armare, attrezzare, munire delle strutture necessarie una imbarcazione, una nave, per estensione costruire una nave; a Munfalcon i uò armà el bapur: nel cantiere navale di Monfalcane hanno armato la nave; i uò armà li vile duopo ch'el navareîn ga viva scavasà doûta l'alburada: hanno armato le vele, cioè ne hanno completato l'attrezzatara, dopo che il fortunale gli aveva spezzato tutta l'alberauta; 3. attrezzare, prepare una impalcatura; armà el fiero: preparare l'impalcatura di ferro;
 armà p.p. e agg. (f. -àda) - armato; i gira armadi cui s'ciuopi de la guiera del queîndaze-dizduoto: erano armati con i fucili della gierra del 15-18; i tudischi i gira armadi da doûto i nostri i viva nama dei s'ciuopiti: i tedeschi erano armati di tutto punto, i nostri avevano solatnto dei fucili da caccia;
 armadoûra s.f. 1. armatura, struttura difensiva personale od anche di alcuni animali da guerra (cavallo, elefante) più o meno complessa, in uso sino al definitivo avvento delle armi da fuoco; cheîsa cume ch'i fiva a cunbati oûna vuolta, cun quile pazanti armadoûre da fiero: chissà come facevano a combattere una volta con quelle pesanti armature di ferro; 2. armatura, corazza (di una nave o di un carro armato); el culpo ga uò pasà l'armadoûra e doûti quil del caro armado i zì muorti bruzadi: il colpo ha perforato l'armatura e tutti gli occupanti del carro armato son morti bruciati; 3. armatura, impalcatura; a zì stà oûn grando lavur d'ingigno l'eresion de l'armadoûra par livà soûn la statua da bronzo da Sant'Ufiemia: è stato un bel lavoro d'ingegno l'erezione dell'impalcatura per sollevare la statua di bronzo di sant'Eufemia;
 armadùr s.m. 1. sorta di nodo atto a fermare più maglie, della corda munita di sugheri di una rete; 2. armatore, proprietario di navi, termine poco usato è più che altro un calco dell'italiano;
 armamentàrio s.m. - armamentario, campionario, insieme di congegni di opere, di oggetti, di argomentazioni...; el uò zgnacà fora doûto el suovo armamentario: ha sciorinato tutto il suo armamentario;
 armamènto s.m. 1. armamento, insieme delle armi; cun la cuorsa ai armamenti nu sa finaruò pioûn: con la corsa agli armamenti, non si finirà più; 2. l'insieme delle opere per attrezzare una nave, o parte di una nave; la gira oûna navo viecia, ma ancura cun oûn bon armamento: era una nave vecchia, ma ancora ben attrezzata;
 armànto s.m. - amante;
 armarìto s.m. - armadietto;
 armaròn s.m. - armadio; i nu siè anduve meti la ruoba, in armaron nu ga zì pioûn puosto: non so dove mettere la roba, nell'armadio non c'è più posto; Etim.: dall'accr. di armièr, stesso significato. Nel linguaggio comune la voce è stata soppiantata appunto dalla sua forma accrescitiva. Termine derivante dal lat. Armarium, propriamente mobile per conservare o riporre le armi;
 armàse v.rifl. (i ma àrmo) 1. armarsi, munirsi d'armi; i sa uò armà feînte i denti: si sono armati di tutto punto; 2. provvedersi, munirsi; cun loû a ga vol armase da santa pasiensa: con lui bisogna armarsi di santa pazienza, di rassegnazione;
 armatùr s.m. - armatore, proprietario di navi;
 armènta s.f. 1. vacca, mucca; 2. (fig) donna prosperosa, dai grossi seni; li armente sa leîga par i cuorni, i omi par la lengua: le mucche si legano per le corna, e gli uomini per la lingua, prov.;
 armeîzo s.m. - ormeggio; a ga vol truvà soûbato oûn bon armeîzo ca el mar sa fà broûto: occorre trovar subito un buon ormeggio che il mare si sta mettendo al brutto;
 armièr s.m. - armadio, vedi armaròn;
 armileîn s.m. 1. albero da frutto della famiglia delle rosacee, albicocco, Prunus armeniaca; 2. albicocca, il frutto dell'albicocco, che fiorisce subito dopo il mandorlo, ma prima del pesco. In rovignese generalmente sia l'albero che il frutto sono al maschile; Etim.: dal lat. Armenium, relativo alla regione armena, luogo da cui veniva importato, anche se tale albero è originario dalla Cina;
 armileîna s.f. - albicocca, vedi armileîn.
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 arnàzo s.m. - recipiente, barile, botte, vaso da cantina per il vino vino; Etim.: dal fr. ant. Harnais, arnese, dal celtico Harn;
 arnèzi s.m.pl.inv. - strumenti di lavoro, utensili; Etim.: vedi arnàzo;
 Arni (i) top. - cavità sulla parete rocciosa, situata tra la Man Grànda e Pònta Cruz;
 Arni d'Antula top. - serie di piccole cavità o rientranze della costa della punta omonima in prossimità della spiaggia di San Puòlo, alcune volte detto anche Arni Dàntula;
 Arni da Fòra (i) top. - cavità ed antri siti sulla costa meridionale dell'isola di S. Giovanni, rivolti verso ovest;
 Arni da Tièra (i) top. - grandi rientranze della costa rivolta verso la terraferma dell'isola di San Giovanni;
 Arni Dàntula top. - sito sulla spiaggia in prossimità di San Puòlo, vedi anche Arni d'Antula;
 àrno s.m. - vedi àrnu, nella parlata rovignese le due forme vengono usate indistintamente, anche se la forma più antica e prettamente rovignese dovrebbe essere àrnu;
 Arno (l') top. - rientranza a formare quasi una caverna sul versante nord di Mònto, ovvero Rovigno vecchio;
 Arno da Bagnòle top. - grossa cavità posta sul versante occidentale dell'isoletta omonima;
 Arno da Fòra (l') top. - ampia e scoscesa caverna verso il mare aperto, sul versante ovest dell'isola di S.ta Caterina, cioè quello opposto a Rovigno;
 Arno da la Ponta da S. Ufiemia top. - località tra La Cava e la punta omonima, sul versante sud all'imboccatura del Canal di Leme. Non va confuso con l'Arno da Sant'Ufièmia, che è invece una via cittadina;
 Arno da Maeîstro (l') top. - cavità dell'isola di Santa Caterina rivolta verso nord ovest;
 Arno de la Moûcia da Maeîstro top. - rientranza a mò di grotta sulla penisola della Moûcia verso nord-ovest, dove spira il vento di o maestrale;
 Arno del Scuìto da Figaròla top. - piccola cavità a forma di antro, in direzione sud-est dello scoglio omonimo;
 Arno sul Puntàl de la Moûcia top. - cavità della parte estrema del promontorio omonimo;
 àrnu s.m. 1. strada cieca, terminante in mare; 2. nella toponomastica della costa, sta ad indicare cavità, antro, burrone. Provocato dall'azione erosiva sul mare sulla costa; Etim.: dalla corruzione del lat. Antrum, altri la vogliono voce preromana di origine celtica. La voce àrnu, oltre che a Rovigno, è presente anche a Fasana e Pola;
 Arnu da Sant'Ufièmia top. - posto in Santa Cruz, dirimpetto allo Scùio da S. Catareîna. La leggenda popolare narra che in tale sito approdò miracolosamente il 13 luglio dell'800, galleggiando sul mare, la pesante arca marmorea di Santa Eufemia da Calcedonia, a testimonianza del miracoloso evento venne fatta erigere una colonna quadrangolare. Sino dagli inizi del 1800 il popolo faceva uso devozionale della sua acqua ritenendola miracolosa;


Stele di Sant'Eufemia

 Arnulòngo top. - angusta e breve stradina posta verso la fine di Dreîo Castiel. Strada cieca che termina con una profonda voragine in mare;
 aròn s.m. - rum, liquore ricavato dalla canna da zucchero; cu stu frido ga vol oûn biel tiè cul aron: con questo freddo ci vorrebbe un bel te al rum;
 aròn s.m. - tipo di insetto delle viti;
 aroûn s.m. - vedi aròn;
 àrpa s.s. 1. arpa, strumento musicale a corda; 2. sega usata sui grossi tronchi, che una volta era impiegata nella cantieristica navale, ed era usata da due o più operai;
 arpeîa s.f. 1. s.m. arpia, figura mitica, metà donna e metà uccello; 2. arpia, donna rapace, megera; quil'arpeîa nu ma laga mai in paz: quell'arpia non mi lascia mai in pace;
 arpiègio s.m. - arpeggio, voce dotta; nu sa pol deî ca sa uò inparà a sunà, ma qualco arpiegio lu fà: non si può dire che si sia imparato a suonare, ma qualche arpeggio lo fa;
 arpìz(o) s.m. 1. arpione, arpese; 2. punto di fil di ferro; 3. fil di ferro usato per rabberciare orci, tegami ecc.; Etim.: dal gr. Harpaks-agos, gancio, arpione. Stessa radice di Arpe, falce, da cui si riallaccia anche il latino Harpe, spada ricurva terminante con un uncino sporgente sotto la punta, usata particolarmente dai gladiatori;
 arpizà v.tr. (i arpìzo) - dare dei punti di fil di ferro con l'arpese;
 arpizà p.p. e agg. (f. -àda) - rabberciato, rattoppato, cucito con il fil di ferro;
 arpizadùr s.m. - chi lavora con l'arpese;
 Arsa s.m. - fiume e toponimo istriano;
 Arsa top. - località dell'Istria interna;
 arsàna s.f. - panicastrella, di erba selvatica, Panicum crus galli;
 arsanàl s.m. 1. arsenale, cantiere navale. Una volta quello per eccellenza era il glorioso arsenale di Venezia, in seguito, quello di Pola; el lavurava a l'arsanal da Puòla: lavorava all'arsenale di Pola; 2. arsenale, deposito di armi e munizioni; 3. per estensione ampio campionario; a ga s'uò alsà la cuotula e la na uò mustrà douto l'arsanal: gli si è alzata la gonna e ci ha fatto vedere tutto il campionario...; Etim.: dall'ar. Dar = casa + Sanah = fabbricare, tramite il bizantino e poi il veneziano. L'italiano ha il termine darsena che è più fedele rispetto l'originale arabo;



 Arsanàl top. - una delle più antiche vie di Rovigno che deve il nome alla presenza di un modesto squero non più esistente;
 arsanaluòto s.m. - operaio, lavorante dell'arsenale;
 arseîsio s.m. - esercizio, nei vari significati; el maiestro na uò dà oûn arseîsio sai cunplicà: il maestro ci ha dato da svolgere un esercizio molto difficile;
 arseîzo s.m. - narciso, pianta bulbosa della famiglia delle  Amarillidi, Narcissus Fossetta o Narcissus Poeticus. Fiorisce da marzo ad aprile; Etim.: dal gr. Narcissus;
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avì v.tr. ausiliare - avere. Usato però solitamente nella forma aferica :  
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