Lettera aperta al Presidente croato Mesic



28 marzo 2007

  Egregio Signor Presidente

In un Suo recente scritto Lei ha parlato della "restituzione", tramite l'allora stato federativo jugoslavo, dell'Istria alla madre patria croata: "...Dopo la capitolazione dell'Italia, nel 1943 , l' Istria è  stata restituita alla Croazia, ossia all'allora Jugoslavia. "

Vorrei farLe presente che il trattato di Pace di Parigi, assegnando tale regione quasi in toto alla Jugoslavia di Tito, sanciva un dato di fatto: l'occupazione "manu militari" della penisola istriana (insieme alla città quarnerina di Fiume e dell'enclave dalmata di Zara).

Vorrei ricordare a Lei, che unitamente a gran parte del popolo croato ed italiano sembra dimenticarlo, che precedentemente quei territori avevano fatto parte del territorio nazionale del Regno d'Italia e che il passaggio dallo stato italiano alla Federativa jugoslava avvenne senza alcun plebiscito da parte delle  popolazioni interessate.

Vorrei con rispetto ma con fermezza farLe notare che il termine "restituzione" per descrivere il passaggio di quelle terre dall'Italia alla Jugoslavia è improprio e fuorviante in quanto si restituisce qualcosa che si è tolta al legittimo proprietario mentre nella sua lunga storia l'Istria non ha mai fatto parte nè della Croazia nè, men che meno, della più recente formazione statuale Jugoslava.

Non starò qui a fare una lunga ed inutile disquisizione storica su tutte le varie entità statuali che nel corso dei secoli si sono spartite la sovranità sulla piccola penisola istriana vorrei però ricordare che l'esodo nel dopoguerra di più di 200 mila istriani è stato un plebiscito tacito e dolente di una parte consistente della popolazione autoctona che tale passaggio ha vissuto come trauma e non come un "gioioso ritorno alla madre patria".

Non per questo si disconosce che l'Istria sia stata da secoli una realtà che ha visto convivere fianco a fianco popolazioni neo-latine con popolazioni di etnia slava che, soltanto in seguito ai nazionalismi ottocenteschi, hanno fatto riferimento le prime alla nazionalità italiana e le seconde a quella slovena e croata.

Per fugare ogni taccia di revanscismo Le dico subito che nessuno mette in discussione i confini creatisi con lo spargimento di tanto sangue nel corso della II G.M. ma, per non aggiungere dolore a dolore, Le chiederei da istriano di rispettare la realtà storica così come noi rispettiamo l'attuale entità nazionale Croata.

Distinti saluti


                                                                                                                                                                                        Gianclaudio de Angelini

                                                                                                                                                                             (un istriano)  

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