RECENSIONE
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Meglio non sapere
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Edizioni Laterza - Bari 2003 € 12,00
di
Titti Marrone

 
 
E' uscito nel luglio 2003, con una seconda edizione a settembre, un interessante libro che ripercorre la vicenda di due sorelle, Mira e Gisella Perlow.

La storia inizia a Vydrinka, una piccola cittadina della Bielorussia, dove la famiglia Perlow sbarca il lunario col padre Meyer, semplice ciabattino, e la madre, Rosa Farberow, che arrotonda il magro bilancio facendo la lavandaia. Gli eventi che si andavano addensando sulla piccola comunità ashkenazita, che già aveva indotto Meyer Perlow a lasciare la natia Odessa per Vydrinka, indurrà la famiglia a cercare lidi più sicuri.

La scelta cadde su una città che aveva fama di tolleranza e di pacifica convivenza, Fiume, anche per la sua posizione sul mare che sembrava offrire una pronta via di fuga. La famiglia composta dai genitori e da cinque figli trovò una tranquilla sistemazione in via Milano al n.ro 17 a fianco della numerosa comunità ebraica di Fiume.

Nonostante che la famiglia fosse ebrea praticante le due sorelle, che nel frattempo erano diventate delle belle ragazze, si sposarono con due cattolici: Mira con il fiumano Giovanni Bucci, Gisella con il napoletano, Eduardo De Simone, che allora lavorava nella locale fabbrica di sommergibili.

Cessato il lavoro, Eduardo tornò nella natia Napoli portando con sè la moglie. Nella città partenopea l'accoglienza dei suoceri fu fredda e Gisella non si ambientò mai del tutto anche se lì, il 29 settembre del 1937, nacque il loro primo figlio Sergio De Simone.

Rimasta senza l'affetto di Eduardo, richiamato nella Regia Marina, sentendosi mal tollerata dalla famiglia del marito Gisella prese nel luglio del 1943 una scelta che si rivelerà tragica: prendere le sue poche cose e con il figlioletto tornare in seno alla sua famiglia e alla più ospitale città di Fiume.

Nel frattempo però anche nella tollerante e pacifica Fiume si erano fatti sentire i rigori delle leggi razziali del Regio Decreto del 5 settembtre 1938 che tra l'altro obligavano gli ebrei a non frequentare le scuole pubbliche. Il Prefetto di Fiume, Temistocle Testa, fu particolarmente ligio nell'applicarle alla comunità ebraica di Fiume che contava allora oltre 1500 persone e che si andava ingrossando per l'arrivo in città di profughi ebrei dalla Croazia e dalla Galizia, ove per loro la vita era ancora più difficile. La vera svolta si ebbe però dopo l'8 settembre, con il dissolversi dell’apparato statale italiano e l'arrivo dei tedeschi che proclamarono l'Adriatische Küstenland che in pratica staccava l'Istria, Fiume e Zara dalla giurisdizione italiana per ricreare la vecchia provincia di austriaca memoria.

Le prime deportazioni di ebrei da Fiume incominciarono nell'ottobre del 1943, poco dopo l'arrivo di Gisella, cogliendo la comunità ebraica e la città del tutto di sorpresa nonostante le numerose avvisaglie. A farne le spese furono i profughi ebrei che vi si erano rifugiati. Il successivo incendio della sinagoga fu il segnale che nulla sarebbe stato più come prima.

Il destino bussò alla porta di casa Meyer il 28 marzo 1944 quando, grazie ad una spiata di un ebreo, i tedeschi si presentarono in via Milano a deportare la matriarca Rosa Farberow vedova Meyer, le figlie Sonia, Gisella, Mira ed il figlio Josi oltre ai piccoli Tatiana e Andra Bucci di 6 e 4 anni, ed il piccolo Sergio De Simone di 6 anni che vennero tutti portati nella tristemente famosa Risiera di san Sabba dove imperversavano le SS al comando del sanguinario Odilo Lotario Globocnick: non
era che l'inizio di un lungo incubo.

Sergio De Simone tra le cuginette Tatiana e Andra Bucci
Caricati sul convoglio 25T, il 29 marzo '44, vennero tutti deportati ad Auschwitz. L'arrivo è tragico, con una prima scriminatura in due file. In quella di destra finì Rosa Meyer con una delle figlie, Sonia, che verranno gasate quella stessa sera. Per uno strano destino le due sorelle Mira e Gisella con i loro figlioletti finirono nella fila di sinistra tra i reclusi del campo.

Qui inizia l'odissea di queste due povere donne e dei loro piccoli. Odissea che l’autrice, Titti Marrone, ricostruisce con partecipazione grazie ai ricordi di Tatiana ed Andra Bucci, scampate miracolasamente al tritacarne nazista, ed a quelli del loro cugino Mario De Simone che ricorderà la figura della madre Gisella

I ricordi di Mario..., perchè Sergio De Simone sarà uno dei 20 bambini che vennero uccisi nei sotterranei di una scuola di Amburgo dopo aver fatto da cavia ai folli esperimenti del medico nazista Kurt Heissmeyer.

Sul dipanare di quei ricordi Titti Marrone ci porta a ripercorrere quel girone infernale in cui l'efficiente macchina nazista bruciò milioni di ebrei, zingari, dissidenti vari e da cui le due sorelle uscirono vive, ma segnate per sempre, prostrate nel fisico ed angosciate per la sorte dei propri figli da cui erano state separate. Per Mira il destino fu pietoso facendole ritrovare le piccole Andra e Tatiana, miracolasamente rimaste vive. Mentre la ricerca di Gisella ed Eduardo De Simone non fu altrettanto felice, anche se la speranza di Gisella di ritrovare in vita il piccolo Sergio non venne mai meno neanche dopo che, grazie alle ricerche del giornalista tedesco Gunther Schwarberg, si era riusciti a dare un nome alla  20° vittima del macellaio Heissmeyer.

Per Gisella la speranza era l'unica cosa che la teneva ancora in vita e per lei era... meglio non sapere.

 
 Gianclaudio de Angelini

 
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