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  Pietro Angelini fu dott. Giacomo n. 12-XI-1819-1903 ~  
Il 12 novembre 1819  nasce a Rovigno da Giacomo e da Anna Volpi, figlia di Antonio Volpi che nel 1820 era proprietario della farmacia sita in via Carrera con insegna "La Speranza".

Secondogenito del Dr Giacomo Angelini  (Rovigno 1789-1858) e fratello di don Giuseppe Angelini (Rovigno - Parenzo 8/9/1900), a lui va ascritto il merito di aver conservato la maggior parte dei manoscritti degli Angelini, donandoli alla Biblioteca Civica di Rovigno, nata dal lascito del canonico Pietro Stancovich. Alle opere cronachistiche degli Angelini contribuì anche il nostro continuando quelle "Effemeridi Ristrette di Rovigno" iniziate da Antonio Angelini fu Angelo, continuate dal figlio don Angelo Angelini e proseguite dal nipote Antonio Angelini fu Stefano a cui lui aggiunse anche alcuni incartamente del padre dr. Giacomo che in qualità di  I.R. Commissario Distrettuale aveva vissuto da protagonista uno dei periodi più movimentati nella storia rovignese che non fecero però parte del lascito stancoviciano e per cui non si trovano nel "Fondo Angelini" presso il Museo Civico di Rovigno ma, per lasciti famigliari, vennero custoditi dagli eredi Signori, dal dott. Giovanni (Giansi) Signori (1904-1998) e quindi dal nipote Ottavio Signori che ha concesso, come da desiderata dello zio,  la stampa nel 2006 alla Famia Rovignese nel 2006.

Le Effemeridi partono con un sunto delle diverse cronache Angelini mentre dal 1865 vengono direttamente continuate da Pietro la cui ultima annotazione risale all'8 agosto 1903 anno in cui deve essere morto a 82 anche il Nostro a dimostrazione di una certa longevità famigliare dato che il fratello, Mons. Giuseppe Angelini, era morto ad 86 anni l'8 settembre 1900 a Parenzo tra il compianto generale.

Fu allievo nel Reggimento fanti di Sicilia; il 25 marzo 1848 venne eletto quale Ajutante (vice-comandante) della Guardia Nazionale di Rovigno  con il grado di I° Tenente. Nel 1877 è tra i 16 membri eletti nel Comitato della Società Agraria Istriana, ed il 19 settembre 1878 risultò eletto alla carica di Podestà di Rovigno, carica che però lui declinò. Nel 1886 risultava rappresentante a Rovigno della Compagnia Assicuratrice "Stabil. ASS. di Pest".

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Firma di Pietro Angelini - Ajutante della G.N.
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Il suo nome, nella piccola storia letteraria di Rovigno, rimarrà per esser stato l'autore dell'opera in vernacolo rovignese "I lamenti de Fimijta incontro Pjiro su murus", e del seguito "Duj anni despoj el matirmonio". Di questo lavoro in rovignese, ci parla anche l'Ive nell'opera I dialetti Ladino-Veneti dell'Istria, 1900 Strasburgo: "...ne ha alcuna importanza quell'accozzaglia di voci esotiche, e non tutte di stampo rovignese, che s'intitola: I lamenti de Fimijta incontro Pjiro su murus, per Pietro Angelini (Rovigno Coana 1890); di cui strano a dirsi, fu fatta or sono due anni, una seconda edizione".

L'Ive incorre in un errore sugli anni di pubblicazione del poemetto a meno di supporre che le edizioni siano state ben tre: 1890 come detto dall'Ive; 1891 come da copia a stampa conservata nel Civico Museo di Rovigno e 1898 come da copia conservata alla Biblioteca Civica di Trieste e proprio da questa edizione risulta però che la prima stesura dell'opera è ben più antica: Ruvêigno mis de Lujo 1872 (Riveîsto e curieto 1882). Dell'edizione del 1898 vi è una copia anche nella Biblioteca Nazioanale Centrale di Roma. E' significativo che sia nella copia di Rovigno che in quella conservata a Trieste vi sono varie correzioni a penna di mano dello stesso autore. Nell'agosto del 1986, in base alle suddette correzioni apportate a mano dall'Angelini nell'edizione conservata a Rovigno, venne pubblicata una ulteriore edizione nella Sezione etnografica della Comunità Italiana di Rovigno con versione in italiano curata da Giovanni Pellizzer, Cm. 28,7 ; pp. 68. Ed è questa edizione rivista e corretta che ho pubblicato nel sito corredandola di una mia traduzione in italiano cercando di mantenere, per qunato mi era possibile, l'estro poetico originale.

Nonostante le poco benigne parole dell'Ive occorre invece dire che l'opera ha una fresca vena popolare ed è inoltre molto utile per gli studiosi del dialetto rovignese, proprio perchè riporta modi di dire che già nell'ottocento stavano diventanto desueti, infatti l'autore nel suo proemio dice di aver composto l'operetta: "... al solo scopo di tenere in evidenza termini e frasi di detto dialetto, che per lo ingentilirsi del popolo di Rovigno va da qualche anno perdendendosi..."

Il poemetto si divide in due parti ed il seguito intitolato "Duj anni despoj el matirmonio", forse è la parte migliore presentando interessanti spunti femministi ed una capacità di rendere l'azione drammatica tramite dialoghi stringati e naturalistici che fanno apprezzare l'operetta anche dal punto di vista strettamente letterario. Va detto inoltre che dopo il poemetto in ottave  "Il mendicante d'amore" dell'anonimo "Andria Uorgani" è la prima opera d'autore in dialetto istrioto.


L'opera di Pietro è stata recensita anche da Paolo Blasi nel libro "Poeti dell'Istria alla fine di un'epoca - (1870 - 1914)" edito nel 1999 a cura dell'IRCI dalla Italo Svevo di Trieste pp. 64-70. Va detto che il Blasi opera uno svilimento dell'operetta in versi sin nel linguaggio riduttivo da lui impiegato per commentarla: "Sfogliando I Lamenti di Eufemiuccia nei riguardi di Piero suo innamorato, tale suona in italiano il titolo, si rinvengono i lagni della giovane che si duole dello 'sgambetto' arrecatole dal moroso e della conseguente afflizione" arrivando a dire che l'opera "si richiama in qualche modo ai bozzetti paesani Del dialetto di Pirano (1901) di Pietro Parenzan" cosa impossibile se la prima stesura dell'operetta dell'Angelini risale addirittura al 1872 e l'ultima è datata 1898. Il Blasi conclude la disanima del poemetto (di cui fornisce esempi soltanto dai Lementi) con queste parole: "...Il rusticano poemetto, che si completa con una seconda parte titolata Duj anni despoj el Matrimognio, si rivela un vivace polpettone versificato dal quale si possono estrarre, a guisa di scatole cinesi, le note più disparate. La sgangherata poesia, pur condita di espressioni arcaiche, non ha preoccupazioni di decoro metrico. Anche l'Angelini si autocensura quando, in premessa, si autodefinisce 'poeta da strapazzo', ma cela senz'altro l'ambizione di entrare nel novero dei poeti giocosi. Il prof. Mario Doria, autore qui della versione italiana, valuta la popolaresca operetta come un piccolo guazzabuglio di accostamenti e di forme antiche e contemporanee, privo comunque della pretesa di creare una Kunstsprache". Va detto che il prof. Doria non ha la capacità di comprenderne il linguaggio incorrendo in clamorosi errori di traduzione come nel verso Ugni valego te puosso sgurbà! tradotto con Qualsiasi possa farti cadere;  altre volte nel dubbio non traduce neanche la parola come nel verso Va a remengo... zighinà.. che diventa semplicemente Va a remengo... oppure stravolge completamente il significato del verso De nu stallame ignuri in un assurdo Ignori di fermarmi. Chi voglia avere la corretta interpretazioni dei suddetti passi raffronti la sua traduzione con la mia. Quello che si può notare è che sia il Doria e ancor di più il Blasi non riescono ad apprezzare, anche per la scarsa conoscenza del rovignese, il poemetto dell'Angelini limitandosi a ricalcare il vecchio giudizio negativo dell'Ive. Analizzando l'operetta dell'Angelini con serenità di giudizio si può dire che certamente non è un capolavoro, ma che non è neanche priva di meriti anche strettamente artistici.

Il poemetto è stato ripubblicato nel 1986 a cura della Comunità degli Italiani di Rovigno con a fronte una traduzione in italiano opera di Giovanni Pellizer. Qui ne fornisco una mia libera traduzione in cui ho cercato di renderne anche il taglio poetico magari alla volta a discapito della traduzione letterale del testo.

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Lementi de Fimjta
Duj anni despoj el matirmonio
Indice di Spiegazione di  alcuni vocaboli
In occasione di cena tra amici rovignesi§§§§§§Panseri d'un vieccio ruvignis


 
avv. Antonio Angelini qm Angelo 1734-1808
dott Giuseppe Angelini qm Giacomo 1762-1838
avv. Stefano Angelini qm Antonio 1768-1838
dott. Giacomo Angelini qm Giuseppe 1789-1858
Antonio Angelini qm Stefano 1798-1863
Pietro Angelini qm. Giacomo 1819-1903 ~


 
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