Aprile-Maggio 1996
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 Due Parole su "Il Ponte" 
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 Gianclaudio de Angelini
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     Quando è nata l'idea di far nascere un foglio della comunità giuliana-dalmata che vive e lavora nel Lazio, ci siamo lungamente arrovellati sul nome da dargli. Si cercava un nome che coinvolgesse tutte le anime della sua variegata componente istriana, fiumana e dalmata; che non lo relegasse in un ghetto dialettale e non dimenticasse i connazionali rimasti nelle nostre terre d'origine.

Dopo svariate proposte alla fine "Il Ponte" ci è sembrato il nome più adatto per indicare la volontà di unire tutte queste diverse anime. Un nome che, anche visivamente, rendesse il nostro desiderio di far da tramite tra la generazione dei nostri padri, che hanno patito nelle loro carni l'esodo, e quella di coloro che sono nati lontano dalle loro case e che magari non le hanno mai viste. Un "Ponte" che vuol porre fine alle piccole beghe di campanile ed ai vecchi steccati ideologici... noi che non abbiamo vissuto in prima persona quei tragici avvenimenti dobbiamo superare le vecchie incomprensioni che tacciavano di comunismo e di tradimento chi era rimasto e di fascismo chi invece era andato via.

Desideriamo quindi dialogare con tutte le componenti giuliano-dalmate, quelle della diaspora e quelle che tenacemente cercano di resistere a Fiume, Pola, Capodistria ecc., non dimenticando la storica componente slava dell'Istria e della Dalmazia, che nel suo bagaglio culturale ha anche in tutto od in parte il dialetto veneto e che ha più affinità, più storia in comune con noi che con i suoi stessi connazionali di Croazia e Slovenia.

Il nostro scopo principale sarà quello di mantenere in vita la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre lingue, tutto quello che ci può unire anzichè dividere, cercheremo pertanto di far conoscere tutto il nostro "specifico", quello che ci ha fatto essere, per la nostra storia, sempre un pò diversi dal restante corpo nazionale, di volta in volta quello d'Italia, di Jugoslavia ed ora di Croazia e Slovenia. Uno specifico che ha intrecciato da sempre italiani e slavi ma anche rumeni, albanesi, morlacchi ecc. facendo della nostra regione un crogiolo di culture diverse di cui fanno parte i dialetti istro-romanzi che ancora si parlano a Rovigno e Dignano, l'istro-veneto, il ciakavo e lo stokavo di Croati e Morlacchi, l'istro-rumeno dei Cicci di Seiane, i dialetti slavi di Dalmazia intrisi di antichi dalmatismi e perchè no l'albanese dell'entroterra zaratino ecc. ecc.

Il nostro sforzo, anche per l'arricchimento culturale dei neonati stati usciti dall'uovo dell'ex Jugoslavia, sarà quello di evitare che nessuna delle sue componenti culturali vada perduta ed il sale della cultura non venga estromesso per applicare delle rigide norme dietetiche di cuochi monomaniaci a cui piace un unico ingrediente.

Il nostro certo è un progetto ambizioso, ma con l'aiuto di tutti riusciremo a portarlo avanti senza strumentalizzazioni politiche, dimostrando a coloro che ci danno per morti che ancora esistiamo, che lottiamo per i nostri diritti e per la nostra identità.


 
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