La parola ai lettori


Egregia Redazione
 
 ho avuto modo di leggere la lettera del signor Sergio Tomasi comparsa su "La nuova Voce Giuliana" n.ro 141 del 16/09/06: L'OPINIONE - L'avevamo previsto. Purtroppo!

Uno sfogo amaro nella sua crudezza che puó essere capito da chi, come me, ha lasciato la propria terra natale per farvi ritorno solo da turista. Del resto il dramma dell'esodo per noi giuliani é una cosa intima vissuta sulla propria pelle.

Ci sono peró un paio di cose che in quella lettera stonano fortemente anche per chi, come me, é vissuto nel Villaggio Giuliano di Roma lontano dalla sua Rovigno e non ha mai professato la benché mínima simpatía per il PCI, il PDS, i DS, ecc. ecc...:

 1. fare soltanto un discorso economico (l'equo indennizzo).
 2. prendersela col Governo per le sovvenzioni ai nostri connazionali in Slovenia e Croazia.

D'accordo sul discorso "Beni abbandonati", d'accordo su di un "equo indennizzo", ma non é certo qui che si esaurisce il valore morale dell'Esodo istriano, fiumano e dalmata.    

II nostro esodo é nato da un anelito di libertà: di professare la propria cultura italiano-veneta, le proprie credenze politiche, il proprio credo religioso... insomma un modo di concepire la vita che nel nuovo regime titino non era piú possibile.


Salvaguardare il valore del nostro esodo vuol dire allora anche combattere affinché le istituzioni culturali dell'esodo - IRCI, Societá Studi Fiumani, Societá dalmata di storia patria, ecc. - che quella cultura cercano di tenere in vita, abbiano adeguati fínanziamenti.

Tutte tematiche queste completamente assenti nella lettera del signor Tomasi.


Peraltro va detto che unire il discorso dell'equo risarcimento dei Beni abbandonati con le sovvenzioni alla nostra Comunitá Nazionale in Slovenia e Croazia mi sembra del tutto scorretto e deleterio: un po' come quando a scuola ci si lamentava del voto troppo alto dato al tema del compagno che presentava gli stessi errori del nostro... col solo risultato di avere tutti e due l'insufficienza.

E' ora di smettere questo scontro tra "Esuli e Rimasti" che sono poi le due facce di una idéntica tragedia ed incominciare a riflettere su che cosa vogliamo per il nostro futuro.


II signor Tomasi dice che la fiaccola morale passerá da padre in figlio... sí,  ma quel nipote o bis nipote avrá ancora qualche briciolo di cultura istriana, fiumana o dalmata?  saprá ancora esprimersi in dialetto?  rispondere a tono alla domanda: "di chi ti son fio?"


É inevitabile che si perda dopo una o due generazioni al massimo il nostro retaggio culturale istriano o fiumano o zaratino in particolare vivendo in un ambiente omologo come quello italiano. Lo stesso dicasi, pur se per motivi diversi, per coloro che sonó esodati nelle Americhe, in Australia o comunque nei quattro angoli del mondo... e lo
constato giorno per giorno PURTROPPO!

Certo la scelta difficile dei nostri padri ci ha conservato la libertà e il poter professare la propria appartenenza culturale o religiosa, ma quanto a mantenere le nostre radici e trasmetterle ai nipoti... bene, questo é un altro discorso.

E allora cosa dovrebbe fare il nostro governo? disinteressarsi di una minoranza italiana presente "storicamente" in quelli che ora sono gli stati nazionali di Slovenia e Croazia?   lasciare che la fiammella della nostra cultura scompaia del tutto dall'Istria, da Fiume e da Zara?
 

E noi come esuli dovremmo battere i piedi e lamentarci se si apre un asilo italiano a Zara, se il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno viene sovvenzionato, se l'Edit pubblica libri e riviste e giornali in italiano grazie ai finanziamenti del nostro governo?


No dico io, dovremmo esserne contenti. Come i nostri connazionali rimasti dovrebbero essere contenti che gli esuli abbiano finalmente ottenuto l'istituzione della "Giornata del Ricordo", che ottengano un piú equo indennizzo per i cosi detti "beni abbandonati" o la possibilitá di rientrare in possesso dei beni (ove possibile); che ci sia la riapertura del mercato immobiliare agli italiani si da consentire a tanti esuli e ai loro fígli di riacquistare una casa nella loro terra d'origine non dovendo ricorrere a sotterfugi e mantenendo la cittadinanza italiana.


L'ora della guerra é finita, é bene che lo si capisca una volta per sempre e che si uniscano le nostre deboÍi forze di qua e di la dell'Adriático affinché la nostra cultura non
scompaia del tutto in particolare nei luoghi che l'hanno vista crescere.
 
Gianclaudio de Angelini - Vice presidente dell'Associazione per la cultura fiumana, istriana e dalmata nei Lazio



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