Dagli inizi al 774 Dal 774 al 1283 Dal 1283 al 1699 Dal 1701 al 1797 Dal 1797 al 1813 Dal 1813 al 1849 Dal 1850 al 1861 Dal 1862 al 1899 Dal 1900 al 1924 Dal 1925 al 1954


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  Cronologia dei Fatti dell'Istria 
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 Con particolare riguardo a Rovigno
(Sino al 16 marzo 1924)

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Ho voluto fornire una guida cronologica ai complessi fatti dell'Istria e della mia città natale Rovigno con un occhio rivolto anche al vicino Quarnero ed alla Dalmazia,
terre che hanno avuto nei secoli molti punti di contatto in particolare con l'Istria marittima.

L'Istria pur nella sua variegata composizione etnica, principalmente neo-latina nelle città e slava nelle campagne, è sempre stata un'appendice della penisola italiana
con la quale ha condiviso le sorti dal periodo romano, ai regni romano-barbarici, al periodo franco per poi gravitare tra il mondo veneziano e quello asburgico con i
brevi intermezzi napoleonici. Per cui ho inserito la storia dell'Istria nel più ampio quadro degli stati che di volta in volta si sono spartiti il dominio sulla nostra penisola
adriatica con un particolare riguardo alla storia di Venezia che è legata fortemente, sin dal suo formarsi iniziale, alla storia dell'Istria marittima.

Per ora la cronologia arriva al 1924, anno del Trattato di Roma, che sanciva l'annessione di Fiume all'Italia, ma conto di inoltrarmi almeno sino alla diaspora
istriana conseguente alla II Guerra  Mondiale.

Gran parte dell'apparato iconografico su Rovigno è tratto dalla Voce della Famia Ruvignisa e da pubblicazioni a cura del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno,
istituti a cui va il mio più sincero apprezzamento. Molte notizie su Rovigno sono tratte dalle Cronache di Antonio Angelini fu Angelo e soprattutto di Antonio Angelini
fu Stefano, ma anche di Pier Antonio Biancini e del Can. Tomaso Caenazzo. oltre naturalmente che dalla Storia documentata di Rovigno di Bernardo Benussi. e dalle
Effemeride Ristrette di Rovigno e da mie ricerche d'archivio.


  Gianclaudio de Angelini 
 
PROTOSTORIA
25.000 ~  18.000 a.C.  - tracce di ominidi cacciatori (grotta di S. Daniele)

10.000 a.C.  - tracce d'insediamenti umani ritrovati nelle grotte di S. Romualdo nel Canal di Leme: Homo Sapiens Fossilis con resti cultuali risalenti al Paleolitico Superiore.

4.000 a.C. - inizia l'agricoltura e l'allevamento del bestiame in particolare ovini.

2.500 ~ 1.800 a.C. - sepolture in posizione fetale con delle protezioni di lastre di pietra e corredo funerario;

XVI ~  XV sec. a.C. - le inumazioni subiscono un cambiamento: i cadaveri vengono sepolti non più in posizione fetale ma allungata o distesa e sopra le tombe vengono posti grandi cumuli di sassi e terra, per tale motivo questo periodo viene identificato col nome di "cultura delle tombe a tumulo".


Tumulo di Maclavun - particolare dell'ingresso

Inizia nel periodo del Bronzo la "Cultura dei Castellieri" che si protrarrà sino all'inizio dell'Età del Ferro.


 Nell'area intorno a Rovigno sono stati identificati circa una cinquantina di siti: Monrovinal, Montero, Murazzi, Mondelaco ecc. ecc.


particolare del Castelliere di Moncodogno

~ 1200 a.C. - gli Istri, una popolazione indoeuropea forse di stirpe venetica o illirica, iniziano a penetrare nel sud della regione. L'incinerazione soppiantò l'inumazione in Istria, verso l'XI secolo a.C. e ciò portò alla "cultura dei campi di urne". 
 
1.100 ~ 1.000 a.C. - si afferma la civiltà degli Istri (Histri) popolazione di ceppo indo-europeo proveniente dal centro Europa che usava la cremazione dei defunti. Gli Istri s'insediano nei castellieri amalgamandosi con le locali popolazioni autoctone.

ETÀ STORICA
580 ~ 480 a.C - gli Istri vengono citati per la prima volta da fonti greche (Ecateo di Mileto).

400 a.C.
- seguendo l'impulso espansivo che li porterà in quasi tutta Europa ed in Asia minore, incominciano in Istria infiltrazioni di tribù celtiche che si aggiungeranno al composito panorama etnico istriano.

III secolo a.C. - La situazione delle popolazioni pre-romane dell'Istria vede nell'area Rovignese la presenza di Histri e Secussi. A Nord Catali, Pinquentini e Giapidi. Sulla costa orientale vi è la presenza dei Liburni.

221-220 a.C. - la Prima Guerra dei Romani contro gli Histri è causata, a detta dei romani, dalla pirateria Illirica. I consoli M. Minucio Rufo e L. Cornelio Scipione Asina iniziano una sanguinosa campagna contro gli Histri, alleati degli Illiri. La campagna continua l’anno seguente sotto la direzione dei consoli L. Veturio Filone e C. Lutazio Catulo che ottengono dagli Histri il pagamento di un tributo.


190 a.C. - gli Histri inviano un loro contingente in aiuto agli Etoli, in guerra contro Roma, cosa che non eviterà loro la sconfitta.

181 a.C. - fondazione della colonia militare romana di Aquileia, nonostante l'opposizione armata degli Histri, da parte dei triunviri Publio Scipione Nasica, Caio Flamino e Lucio Manlio Acidino, che vi installano 3.000 famiglie di coloni e 250 equites (appartenenti alla classe mercantile). Sarà la base della futura espansione romana in Istria.



PERIODO ROMANO 177 a.C - 476 d.C.

177 a.C. - dopo un precedente infruttuoso tentativo - condotto l'anno prima dal console Manlio Vulsone e, con qualche parziale esito positivo, dal console Giunio Bruto - i Romani, guidati dal Console Claudio Pulcro conquistano l'Istria. Il re degli Histri Epulo, assediato a Nesazio, per non cadere in mani nemiche si uccide. Pulcro occupa Mutila (Medulin) e Faveria (Castelnuovo d’Arsa) e celebra il trionfo a Roma. La guerra è descritta dallo storico Livio ed ha una eco forte nel mondo romano tanto che Ennio dedica alla guerra vittoriosa dei romani addirittura un poema il  “De Bello Histricum” purtroppo andato perduto.


171 a.C.
- Il console romano C. Cassio Longino organizza violente e devastanti scorrerie contro Histri, Karni e Giapidi. Tali scorrerie, giudicate politicamente controproducenti, verranno disapprovate dal Senato romano che provvederà a trasferire il bellicoso console.

169 a.C. - i 3.000 fanti ed i 1.500 cavalieri che costituiscono la popolazione originaria di Aquileia vengono aumentati con l'invio da parte del Senato di Roma di altre 1.500 famiglie di coloni. Aquileia diventa così il principale strumento di penetrazione della politica romana nel vicino territorio dell'Istria.



129 a.C. - La rivolta dei Pannoni contro i soldati di Roma avvenuta nel 129 a.C. provocò una reazione a catena in tutta la regione. Scoppiò così una guerra tra Giapidi e Romani e subito dopo l'intera penisola istriana si ribellò, dato che sia i Liburni che gli Istri presero le armi. Per sedare la ribellione il console G. Sempronio Tuditano effettuò una spedizione contro Taurisci e Giapidi, alleati dei Liburni, reprimendo duramente gli  Istri. Ottenuto il titolo "Iapudibus", celebrò il Trionfo a Roma erigendo un tempio ad Aquileia. Le operazioni belliche furono descritte nel poema in VII libri “Bellum Histricum” di Ostio di cui purtroppo ci sono giunti soltanto alcuni frammenti.

128 a.C. - dopo la dura repressione degli Histri i Romani, per controllare questa popolazione così riottosa, fondano due colonie militari : Tergeste (Trieste) e Pola.


da Aquileia 2000 anni di storia

dal 58 al 50 a.C. - una tappa fondamentale della romanizzazione di tutta l’area dell’Italia nordorientale è costituita dal proconsolato di Caio Giulio Cesare. Come governatore della Gallia Cisalpina e dell’Illirico Cesare soggiornò più volte ad Aquileia, nel cui territorio fece anche svernare le legioni impegnate nella guerra gallica, provvedendo alla riorganizzazione difensiva ed amministrativa di tutto il settore prealpino ed alpino orientale.
 


Caio Giulio Cesare
13-VII-100 / 15-III-44 a.C.

 ~ 54 a.C. - fondazione della colonia romana di Tergeste (Trieste).

52 a.C. - nonostante i Romani avessero ripetutamente sconfitto i popoli presenti in Istria non cessava il pericolo di ribellioni e la minaccia da parte di popolazioni contermini. In particolare si segnalava la bellicosità dei Giapidi Transalpini, situati come un cuneo tra le popolazioni venete ed istre, che nel 52 a.C. spinsero le loro scorrerie sino alla costa, devastando e saccheggiando Trieste.

49 a.C. - nelle lotte per il potere tra Cesare e Pompeo l'Istria, pur facendo parte delle province dipendenti dal proconsole per la Gallia cisalpina, parteggia per Pompeo, così come in seguito parteggerà per Bruto e Cassio contro i cesariani.

46 a.C. - Giulio Cesare eleva Pola al rango di colonia romana.

15 marzo 44 a.C. - Viene assassinato nel Senato di Roma Caio Giulio Cesare. La sua morte innescherà una serie di guerre civili tra "repubblicani" e "cesariani".

42. a.C. - III Guerra Civile: i triunviri Caio Giulio Cesare Ottaviano, Marco Antonio e Lepido si accordano a Bologna contro i repubblicani. Pola è distrutta. Il confine orientale dell’Italia è spostato dal Rubicone al Formius (Risano), creando la provincia di Venezia, Istria e Carnia dipendente dal proconsole della Gallia Cisalpina.


Pietas Julia (Pola)
Ricostruzione del Tempio di Augusto
42-41 a.C. - Ottaviano riedifica Pola chiamandola Pietas Iulia, in onore della figlia Giulia, arricchendola di sontuosi edifici: un teatro, un anfiteatro (la celebre Arena), un tempio dedicato a Roma e uno ad Augusto, le mura con 12 porte (compresa la famosa Porta Aurea).


Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto
I° Imperatore di Roma

 Roma 63 a.C. - Nola 19 d.C.
27 a.C. - Caio giulio Cesare Ottaviano ottiene il titolo di Augusto e la consacrazione quale Imperatore (27 a.C. - 16 d.C.)

16 a.C. - devastante irruzione in Istria di Norici e Pannoni.
12 d.C. - l'imperatore Augusto porta il confine della X Regio Italiae Venetia et Histria dal Risano all'Arsa.  Il confine orientale dell'Italia senatoriale viene così a seguire l'antica divisione tra Istri e Liburni. Aquileia, designata quale capitale della nuova Regione, diventa uno dei più importanti centri commerciali dell'Impero romano.Ormai cittadini romani a tutti gli effetti gli istriani vengono inseriti nell'antico sistema delle tribù romane: Trieste nella tribù Pupinia, Parenzo nella Lemonia, Albona in quella Claudia e Pola nella Velina. Le civitates si autogovernano ed hanno giurisdizione anche sul territorium, suddiviso in castella, vici e pagi.



In base alla Lex Julia Agraria, emanata su impulso di Giulio Cesare all'epoca del I° Triunvirato, vengono assegnate ai "fanti, ai centurioni, ai cavalieri romani, ai veterani delle guerre di Augusto" le terre dell'agro di Pola. L'agro rovignese dipendeva dalla giurisdizione di Pola che arrivava sino al Canal di Leme. (E' interessante notare che sia l'estensione dell'area di diffusione delle "casite" istriane, che l'area originale dell'Istrioto, corrispondono esattamente con il territorio romano dell'agro di Pola. Ovvero la parte occidentale dell'Istria dal Canal di Leme sino a Pola. Questo farebbe supporre che tali caratteristiche siano un portato di questo insediamento di veterani romani in genere provenienti dal sud Italia). Una cartina dettagliata del Nord Italia dell'epoca romana post-augustea, con il dettaglio dell'Istria, è visibile sul sito della M.L. Histria.


Ricostruzione della Basilica di Aquileia dal sito
www.museoarcheo-aquileia.it/

78 d.C
. - l’imperatore Vespasiano fa prolungare la Via “Flavia”, da Tergeste per Muggia, Aegida (Capodistria), Iulia Parentium (Parenzo) e Pola. Ancora oggi il tracciato della strada romana costituisce il principale asse viario istriano.


L'asse viario romano
Nel periodo romano l'agro rovignese, con le sue varie isolette, era assai popolato. Vi abbondavano le manifatture: fabbriche di porpora, di vetri, di ceramiche ecc. Notevole era anche lo sviluppo dell'agricoltura ed in particolare le colture dell'olivo e della vite. Non vi mancavano, vista la bellezza del luogo, insediamenti signorili come a Barbariga dove sono emersi i resti di una Villa romana:


  Prospetto della parte centrale della Villa di Barbariga - ricostruzione di Schwalb 1902
II-III secolo d.C. - si diffonde anche in Istria il cristianesimo ad incominciare dai centri maggiori.

169
- dopo l'invasione di Quadi e Marcomanni che assedieranno Aquileia e verranno respinti dopo duri scontri da Marco Aurelio, l'impero capisce che Aquileia è diventata zona d'interesse militare ed inizia una serie di fortificazioni a chiudere le Alpi a nuove invasioni barbariche. Le difese di Aquileia verranno fortemente rafforzate e la città rimarrà inespugnata per oltre sei secoli meritandosi l'appellativo di "La fortezza vergine" sino alla distruzione per mano di Attila e dei suoi unni.


Monumento Funerario del veterano
L. Campanius Verecundus,
Rovigno, Caroiba

212 -
l'imperatore Caracalla concede il diritto civile romano a tutti gli abitanti dell'impero fossero essi abitanti di colonie o municipi.

248
- Il prefetto C. M. Quinto Traiano Decio respinge un’invasione di Goti, e popolazioni barbare loro alleate, dall’Istria.

200~400 - formazione del Castello di Rovigno. Qui una iscrizione latina ritrovata a Rovigno e facente parte del Corpus Inscriptionum Latinarum raccolte dal Thommsen per la parte riguardante le "Inscriptiones Regionis Italiae Decimae 1872":


Sacello dedicato alla Dea Fortuna, da C. Vibius Varo e da Q. Caesius Macrinus
Proveniente dall'area rovignese - Verona, Museo Maffeiano


270 - viene costruito un complesso sistema difensivo con torri di guardia e mura a formare il Claustra Alpium Iuliarum, a difesa del vallo alpino che portava alla X Regio Venetia et Histria e alle fertili valli italiane sotto il comando di un Comes Italiae residente ad Aquileia.

313 - sconfitto Massenzio a Saxa Rubra nei pressi di Roma, Costantino e Licinio s'incontrano a Milano e definiscono le rispettive aree d'influenza: a Costantino l'Oriente a Licinio l'Occidente. Insieme promulgheranno il famoso Editto di Milano che concede libertà religiosa ai cristiani.

22 agosto 392
- sale al soglio imperiale d'occidente Flavio Eugenio con l'appoggio del magister militum Arbogaste, un franco che aveva scalato tutta la gerarchia militare romana. L'elezione non viene riconosciuta da Teodosio, Imperatore Romano d'Oriente, che al suo posto, quale Imperatore Romano d'Occidente nomina il figlio Onorio allora un piccolo bimbo di otto anni. Questo fatto porterà allo scontro armato tra le due parti in cui si era diviso l'impero romano.

5-6 settembre 394 - nei pressi del fiume Frigidus, l'attuale Vipacco e affluente dell'Isonzo, avverrà il grande scontro tra i due eserciti romani. L'esercito Orientale è guidato dallo stesso Teodosio affiancato da 2 valenti generali: Stilicone e Timasio oltre che dai 20 mila visigoti federati di Alarico. Dopo una prima fase favorevole ad Eugenio, Teodosio sconfigge l'esercito dei romani d'Occidente.
Durante tale scontro fratricida  le torri e le mura delle Chiuse (Claustra Alpium Iuliarum) verranno demolite e le conseguenze di tale atto si vedranno sei anni dopo al tempo della successiva calate di Alarico in Italia

400
-1 - vinte le resistenze romane al Timavo Alarico, re dei Visigoti, entra ad Aquileia e le sue soldatesche dilagano nella pianura padana. Scorrerie di Visigoti avvennero manche in Istria.


402-3 - sconfitti da Stilicone a Pollenza (402) e a Verona (403), i Visigoti devono ritirarsi al di là delle Alpi.


Flavio Stilicone
(365 - Ravenna 408)

404 - Onorio, sotto le incombenti minacce barbariche, anche su suggerimento di Stilicone, trasferisce la capitale dell'Impero Romano d'Occidente da Milano a Ravenna, assai più difendibile. L'imperatore celebrerà in quell'anno il trionfo a Roma per le vittorie riportate da Stilicone contro i Visigoti.


Onorio Flavio
Costantinopoli 384 - Ravenna 423
Imperatore Romano d'Occidente dal 393 al 423

408
- ricostituite le sue forze in Illiria, Alarico entra in Italia e senza grandi contrasti, visto che l'esercito romano era rimasto senza l'avveduta guida di Stilicone fatto ingiustamente trucidare dallo stesso Onorio, avanza su Roma.

24 agosto 410 - Alarico si impadronisce di Roma, nonostante le rafforzate difese volute da Onorio, abbandonandola dopo tre giorni di saccheggio. Dopo 800 anni e l'episodica invasione di Brenno e dei suoi galli Senoni,  sarà la seconda volta che Roma viene saccheggiata da orde barbariche



Alarico

25 marzo 421 - a Rivo Alto viene consacrata la chiesa dedicata al Beato Giacomo apostolo alla presenza dei vescovi di Opitergium (Oderzo), Padova, Altino e Treviso. Attorno a questo centro si contano sei "capoluoghi" : Grado, Caorle, Torcello, Malamocco, Chioggia e Melidissa. Che costituiranno il nucleo della nuova "Venezia marittima" .

giugno 431
- l'imperatoreTeodosio II convoca un concilio ad Efeso per dirimere la controversia sorta tra i sostenitori di Cirillo, vescovo di Alessandria e quelli di di Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Dapprima ci fu la condanna di Nestorio ma quando dopo pochi giorni, arrivarono i sostenitori di Nestorio questi ultimi annullarono la sentenza e scomunicarono Cirillo e i suoi. A complicare le cose ci fu il successivo arrivo, il 10 luglio, dei delegati occidentali che, favorevoli a Cirillo, riconfermarono la condanna di Nestorio, stabilendo che: "Il Verbo di Dio Padre è unito alla carne secondo sussistenza (hypostasin), Cristo è uno con la sua carne e lo stesso è insieme Dio e uomo; in Cristo non si devono dividere le sostanze dopo l'unione, congiungendole soltanto con la connessione che si richiama alla dignità o anche all'autorità e alla potenza, escludendo l'incontro realizzato mediante l'unità naturale (enosin physiké); né si deve dire che Cristo è un uomo che porta Dio (theophoron anthropon), ma che è veramente Dio" mentre Nestorio definiva la sua posizione con queste parole: "Questa è l'esatta definizione del dogma: Colui che è nato ed ebbe bisogno di tempo per la crescita e fu portato nell'utero per i mesi necessari, ha natura umana, congiunta a Dio. Una cosa è dire che Colui che nacque da Maria era congiunto al Verbo, altra cosa è dire che la divinità ebbe bisogno di una nascita decorrente secondo un numero di mesi. Voglio che (...) non confondiate con Dio l'umanità assunta né che definiate puro uomo Colui che è nato né che Dio Verbo abbia perduto la propria sostanza per commistione o mescolanza (...) Colui che è nato da Maria era consustanziale a noi per l'umanità ma, congiunto a Dio, era ben lontano dalla nostra sostanza (...) Diciamo dunque nostro Signore Gesù Cristo duplice per la natura e una sola persona in quanto Figlio di Dio".

Teodosio, disorientato da tante vicende contraddittorie, sciolse il concilio senza prendere decisione alcuna anche se il concilio proclamerà il dogma di Maria Madre di Dio (Theotokos): tutto ciò sarà il prodromo del successivo scisma detto dei "3 Capitoli".

451 - il Concilio di Calcedonia condanna le dottrine monofisite ma non si pronuncia sulle precedenti questioni sorte all'epoca del contrasto tra Nestorio e Cirillo.

452 - calata degli Unni di Attila in Italia ove saccheggia Vicenza, Verona, Bergamo, Brescia e, dopo un assedio di alcuni mesi, distrugge la fiera Aquileia, Altino e Concordia per poi fermarsi a Pavia e fare rapidamento dietro-front,  forse più che per l'incontro con Papa Leone I, per la notizia dell'avvicinarsi degli eserciti romani di Ezio e dell'Imperatore d'Oriente Marciano.


gli esuli delle città romane distrutte da Attila trovarono rifugio nelle cittadine più vicine alla costa: quelli di Aquileia emigrarono a Grado, quelli di Concordia a Caorle ed in particolare gli abitanti di Altino si rifugiarono nell'isola di Torcello e le isole vicine: Torcello, Burano, Murano, Giudecca, Rivoalto (poi Rialto) ed Olivolo costituendo il nucleo su cui nascerà la futura Serenissima.

454 - anche per Ezio, come per Stilicone,  risulterà fatale l'invidia dell'imperatore, in questo caso Valentiniano III, che lo farà uccidere.

461 - nella magmatica situazione che sta portando l'Impero Romano d'Occidente verso la disgregazione il generale dalmata Marcellino si auto-proclama Re di Dalmazia anche grazie alla benevolenza di Papa Leone I che lo aveva nominato Patrizio romano.

468 - alla morte di Marcellino il nipote (figlio della sorella) Giulio Nepote diventa Re di Dalmazia.

24 giugno 474 - a Ravenna  viene incoronato Imperatore Romano d'Occidente il dalmata Giulio Nepote che cercherà in tutti i modi di fermare le ondate barbariche che minacciavano i confini orientali dell'Impero.

28 agosto 475 - il nuovo imperatore romano d'Occidente, Giulio Nepote, avendo l'intenzione di porre nuovamente sotto il proprio controllo le Gallie, che si erano rese indipendenti, affida al generale Oreste il compito di riportarle sotto l'egida imperiale. Questi però approfittando dell'appoggio dei Patrizi romani e del fatto che gran parte dell'esercito imperiale è impegnato nella difesa del confine orientale si ribella a sua volta costringendo Giulio Nepote a rifugiarsi nella natia Dalmazia ove rimarrà Imperatore Romano d'Occidente "de jure" e, sempre sino alla morte, Re di Dalmazia "de facto".

23 ottobre 475 - il Generale Oreste nomina il figlio, Romolo Augustolo, Imperatore Romano d'Occidente.  Nomina che non verrà riconosciuta nè dal Papa nè dall'Imperatore Romano d'Oriente.

476 - deposizione di Romolo Augusto, il sedicenne imperatore imposto dal padre, il generale Oreste, e cessazione formale dell'Impero Romano d'Occidente ad opera di Odoacre re degli Eruli che invia le insegne imperiali a Bisanzio all'Imperatore Romano d'Oriente Zenone affermando che sarebbe bastato un unico Imperatore per tutto l'Impero Romano e chiedendo per sè soltanto il titolo di Patrizio, che gli verrà concessa da Zenone ob torto collo e solo informalmente.


Dopo 653 anni cessa il dominio romano d'Occidente sulla penisola istriana che, almeno formalmente, passa all'Imperatore Romano d'Oriente.


L'Istria nel Regno d'Italia di Odoacre
Il Regno di Dalmazia al tempo di Giulio Nepote

REGNI ROMANO-BARBARICI 476-539
476~489 - dominio in Italia (Istria) degli Eruli di Odoacre

480 - Giulio Nepote, che deteneva almeno formalmente ancora il titolo di Imperatore Romano d'Occidente, viene ucciso nel Palazzo di Diocleziano ad opera di Viatore ed Ovida forse su istigazione dell'ex imperatore Glicerio ed attuale vescovo di Salona.


Giulio Nepote
Re di Dalmazia dal 468 al 480 d.C.
Imperatore Romano d'Occidente dal 474 al 480 d.C.

481-482 - approfittando della morte di Giulio Nepote, Odoacre invia le sue truppe in Dalmazia aggregandola al suo regno dopo aver sconfitto l'esercito di Ovida. Facendo ciò entra in diretto contatto con i domini dell'Impero Romano d'Oriente.

488 - l'accresciuta potenza di Odoacre ed il fatto di ritrovarselo, dopo la sua conquista della Dalmazia, come uno scomodo vicino indurrà l'Imperatore bizantino Zenone ad aiutare gli Ostrogati di Teodorico nella loro ambiziosa impresa: invadere l'Italia ed abbattere la potenza di Odoacre. Così facendo si liberava anche dell'ingombrante presenza di Teodorico la cui ambizione diventava sempre più minacciosa per il suo traballante impero.

488-493 - per 5 anni durerà la guerra tra gli Ostrogoti di re Teodorico e gli Eruli di Odoacre che si concluderà con la disfatta di Odoacre e l'inizio del lungo dominio di Teodorico.


Tedorico Re degli Ostrogoti
(454-526)

520 C.ca - all'epoca le isole della laguna veneta costituivano una sorta di repubblica federativa governata dai tribuni, in buoni rapporti con i governatori della terra ferma, gli Ostrogoti, ma da essi indipendenti, mentre per l'Istria soggetta agli Ostrogoti le istituzioni municipali vennero lasciate praticamente immutate

524-525 - il dominio dei goti si era sin qui rivelato assai positivo ma sul finire del regno, anche per i contrasti con l'Imperatore Giustino I, tenace avversario dell'arianesimo, Teodorico diventerà sempre più sospettosa verso la componente romana-cattolica inducendolo a perseguitare anche i suoi più stretti collaboratori tra cui il consigliere Severino Boezio (476-525) incarcerandolo nel 524 con l'accusa di stregoneria per condannarlo quindi a morte l'anno successivo (nella persecuzione anti cattolica finirà ucciso anche Papa Giovanni I).

526 - alla morte di Teodorico gli successe il nipote Atalarico (516-534) anche se, per la sua giovane età, le redini del potere per un lungo periodo furono nelle abili mani della madre Amalasunta.

1° agosto 527 - Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus viene nominato Imperatore Romano d'Oriente. Passerà alla storia come Giustiniano I e sarà l'ultimo grande Imperatore che riuscirà, seppur parzialmente, a riunire per un'ultima volta le due parti dell'impero: quello d'Oriente con quello d'Occidente oramai caduto in mani barbariche.


(483-565)

535 - dopo la morte di Atalarico scoppiano i contrasti interni tra l'elemento nazionalista goto e le posizioni filo romane di Amalasunta. Quest'ultima si vedrà costretta a sposare il cugino Teodato duca di Tuscia e fautore dei nazionalismo goto che, una volta incoronato l'esilierà e la farà uccidere. L'Imperatore Romano d'Oriente Giustiniano coglierà al volo l'occasione per lanciarsi nell'ambizioso progetto di riconquista della parte dell'Impero Romano d'Occidente occupata dai Goti dando inizio alla ventennale guerra bizantina-gotica affidandone la conduzione ai due suoi più valenti generali: Belisario prima e Narsete poi.



538 - Cassiodoro, Prefetto del Pretorio di Re Vitige (successore di Teodato) ordina ai Tribuni dei marittimi veneti, il trasporto dall'Istria a Ravenna, di derrate per uso del palazzo reale. Di questa famosissima epistola fornisco una parziale traduzione del Kandler..."L'alternante marea or copre or discopre la superficie dei campi con reciproca innondazione. Qui stanno le case vostre quasi fossero nidi di uccelli aquatici, imperciocchè or sono terrestri ora insulari, così che or credi piuttosto che sieno Cicladi, ove repentinamente vedi cangiato l'aspetto. A similitudine delle Cicladi vedi sparsi gli alloggiamenti per le aque amplissime, li quali non sono opera di natura, ma dell'uomo. Contenete solidamente i terreni con intrecciatura di vimini, e non temete di opporre sì fragile difesa al flutto marino, mentre il lido vadoso non vale a respingere la mole delle onde, e senza forza contiene ciò cui manca l'altezza. Agli abitanti unica dovizie sono i pesci, la ricchezza e la povertà vivono in eguaglianza. Unico cibo li alimenta, tutti stanno accolti in abitazioni simili; ignorano l'invidia dei penati, e viventi sotto tale misura, evitano quel vizio cui tutto il mondo è soggetto. Ogni attività è concentrata nel sale, invece di adoperare falci ed aratri, rotolate cilindri, dalle saline viene a voi ogni prodotto, mentre in queste medesime avete quanto non fate; voi per così dire battete moneta vittuale, ogni flutto è addetto all'arte vostra..." (Epist. XII. 24). L'originale in latino è leggibile nel Codice Diplomatico Istriano del Kandler (CDI, I, 16)

538
- Cassiodoro chiede ai possessori istriani l'imposizione in generi ed altrettanti verso danaro, per uso del palazzo reale. Ecco qui una parziale traduzione della lettera riportata da Bernardo Benussi nella sua opera L'Istria nei suoi due millenni di storia: "..E' la provincia dell'Istria coperta di olivi, abbondante di biade, copiosa di viti,  d'onde, come da tre mammelle, abbondantissimo fluisce con invidiabile fecondità ogni prodotto. La quale meritatamente vien detta la Campania di Ravenna, la dispensa della città reale, voluttuoso e delizioso luogo di diporto... Le sue baie ed i suoi stagni nutrono molti crostacei e sono in fama per l'abbondanza di pesci. Numerose si vedono le piscine di mare, nelle quali anche cessando l'industria nascono spontanee le ostriche. Crederesti i palazzi da lontano ed ampliamente splendenti essere disposti a guisa di perle, per i quali è manifesto quanto bene giudicassero questa provincia i maggiori nostri se la ornarono di tanti fabricati. Essa fornisce di tutto l'occorrente la milizia comitatense, adorna l'impero d'Italia, è delizia dei ricchi, e dà vitto ai mediocri" (Epist. XXII, 22). L'originale in latino  (CDI, I, 17)


PERIODO BIZANTINO 539-751 in ISTRIA in parte sino all'827
GdeA

539 - le truppe bizantine al comando di Vitalino, luogotenente del generale Belisario, nel corso della lunga guerra contro i Goti occupano l'Istria e pongono a Pola la sede della loro flotta. La penisola istriana, insieme alla Venezia lagunare, continuò a far parte della X Diocesis Italiciana retta da un dux, quale amministratore civile, e da un magister militum, quale comandante militatre mentre nei municipi di Fiume, Fianona, Albona e Parenzo vi era un comes ed un tribunus a svolgerre rispettivamente il potere amministrativo e militare.

     

Catafratti della cavalleria pesante, inginocchiato un fante pesante e arcieri dell'esercito bizantino

544-5 - l'imperatore Giustiniano condanna i "Tre capitoli", o meglio tre opuscoli, di opere di carattere religioso risalenti al contrasto tra Cirillo e Nestorio:

1) la persona e gli scritti del teologo di Antiochia Teodoro Vescovo di Mopsuestia (che era stato il maestro di Nestorio);
2) gli scritti di Teodoreto di Cirro contro il patriarca Cirillo di Alessandria (uno dei più acerrimi accusatori delle tesi nestoriane)
3) una lettera di Iba di Edessa a difesa di Teodoro di Mopsuestia.

Questi scritti, raccolti appunto in “Tre Capitoli", venivano considerati di tendenza nestoriana, poiché negavano valore al termine Theotokos ed erano ambigui nella difesa della duplice natura del Cristo (Teodoro soprattutto tendeva a giustapporre le due nature più che a vederle unite). Teodoreto e Iba avevano già, col tempo, preso le distanze da Nestorio, per cui Giustiniano evitò di condannarli in toto. Da notare che erano tutti e tre esponenti della scuola teologica di Antiochia, ed erano morti da tempo. La confutazione dei "Tre Capitoli" era stata preparata da Teodoro Askida, vescovo di Cesarea. Il vescovo africano Facondo di Ermiane, contrario alla condanna, pubblicò la "Difesa dei Tre Capitoli" esponendo in modo circostanziato i motivi della sua contrarietà. Se ho trattato di questi argomenti di storia della chiesa è perche, come vedremo in seguito, avranno un grande impatto in Istria.



14 ottobre 546 - per volontà dell'imperatore Giustiniano viene posto sul soglio ravennate Massimiano, istriano nativo di Vistro, che appoggerà Giustiniano nella lotta agli scismatici che appoggiavano i "Tre Capitoli".

meta VI sec
- Eufrasio vescovo di Parenzo (524-556) fa costruire nella cittadina istriana una sontuosa basilica in stile bizantino arricchita da stupendi mosaici che da lui prenderà il nome di Basilica Eufrasiana.


Interno Basilica Eufrasiana
Massimiano arcivescovo di Ravenna (546-552) nativo di Vistro, località nei pressi di Rovigno, fa costruire a Pola la Basilica di S. Maria Formosa che sarà detta in seguito anche del Canneto.


Pianta della Basilica di S.Maria Formosa

547 - l'Arcivescovo di Ravenna S.Massimiano dota di fondi il Monastero di S.Andrea nell'isola di Sera (arcipelago rovignese) entro il porto, e la Chiesa di S.Maria Formosa di Pola (CDI, I, 21).

3 giugno 552 - l'esercito bizantino nella gola del valico di Scheggia, tra Sansepolcro ed Arezzo, sorprende Totila con parte del suo esercito infliggendo una dura lezione ai goti che lasceranno morto sul campo il loro carismatico Re e sarà l'inizio della loro fine.



553 - il concilio ecumenico di Costantinopoli (Concilio Constantinopolitano II) conferma la condanna dei tre capitoli consenziente il romano pontefice Vigilio. Tale condanna incontrò invece l'opposizione del vescovo di Aquileia e di Milano e di gran parte del clero istriano, tanto che l'opposizione a tale risoluzione ebbe il nome oltre che di "scisma dei tre capitoli" anche di "scisma istriano". Tale scisma provocò una grande perturbazione in Istria che si risolse soltanto dopo oltre 150 anni dato che in Istria lo scisma assumerà anche un carattere di lotta politica in quanto aveva lo scopo di marcare l'autonomia aquileiense di fronte al potere bizantino prima ed in seguito, dopo la conquista di Aquileja da parte longobarda e la fuga del Patriarca di Aquileja Paolino a Grado, sarà parte della lotta tra Aquileia e Grado e conseguentemente tra i rispettivi poteri temporali. (Longobardi prima e Franchi poi che tenevano Aquileja - versus Bizantini che tenevano Grado).

554
- i Franchi di Bucellino incendiano Capodistria.

555 - si conclude la guerra goto-bizantina con la conquista dell'Italia e la sua annessione all'impero romano d'oriente.


L'impero Bizantino o Impero Romano d'Oriente nelle varie fasi della sua lunga esistenza.
(da www.italiamedievale.org)
555 - Frammento di lettera di Papa Pelagio a Narsete Esarca di Ravenna per l'Imperatore Giustiniano sullo scisma istriano, o dei tre Capitoli. (CDI, I, 21).

13 o 14 novembre 565 - Morte dell'Imperatore Giustiniano.


Ravenna - L'imperatore Giustiniano e la sua corte

568 - dopo soltanto 3 anni dalla sua morte, l'opera di riunificazione giustinianea viene sconvolta dalla calata in Italia dei Longobardi di Alboino che spezzano in due la Regione amministrata da Aquileia: da una parte Grado, l'Istria e le isole lagunari sotto i Bizantini; dall'altra la Venezia terrestre sotto i Longobardi che pur effettuando scorrerie in Istria non riescono ad occuparla stabilmente.

569 - la duratura invasione longobarda, più che le passeggere scorrerie unniche, indurrà molti "romani" delle Venetie a rifugiarsi nelle più difendibili terre lagunari dove avevano già trovato rifugio gli esuli da Altino distrutta da Attila e rafforzare ulteriormente quella sorta di governo semi-indipendente che vi si era costituito con una nuova massiccia migrazione da Oderzo verso le isole di Equìlo (Jesolo) e Melidissa (Eraclea). Terribile epidemia di pestilenza in Istria.

578 - Paolino, patriarca di Aquileia, trasporta la sede del patriarcato a Grado, sotto controllo bizantino, per sfuggire all'avanzata longobarda.

579 XII Kal. Maii. - Papa Pelagio II accorda che la sede metropolitica della provincia di Venezia ed Istria venga trasferita in Grado, perpetuamente, a causa dei Longobardi signori della Venezia terrestre dal Chiese al Tarsia di Fiume. Decisione ratificata, in quello stesso anno, dal Concilio provinciale aquilejese che dichiara Grado metropoli con nome di Aquileja nuova. Al concilio provinciale di Grado pateciparano anche i vescovi istriani: Adriano di Pola, Severo di Trieste, Giovanni di Parenzo, Marciano di Pedena e Vindemio di Cissa.

580 - un anno di carestia flagella l'Istria già provata dalla pestilenza del 569.

588 - l'Istria per la prima volta viene attaccata direttamente da un esercito "barbaro" entrato nella penisola con l'intenzione di conquistarla. Sarà quello di Evino duca longobardo di Trento. Ma dopo un anno di scorrerie, ricco di bottino, tornerà dal suo Re Autari che nel frattempo aveva siglato la pace con l'esarca bizantino di Ravenna.

589 - dopo la pestilenza del 569; dopo la carestia del 580, un altro flagello si abbatte sull'Istria. Questa volta sarà un'alluvione causata da un autentico diluvio che spazzò via vari villaggi istriani.


Papa Gregorio Magno
Roma 540 - 12 marzo 604

3 settembre 590 - sale sul soglio di Pietro un grande Papa quel Gregorio della gens Anicia, già prefetto di Roma, che regnerà per 14 anni e passerà alla storia come San Gregorio Magno. Sarà lui, che nel vuoto di potere, costretto anche dai turbolenti eventi di quegli anni di scontri, getterà le basi del potere temporale dei papi.

599 - scorrerie in Istria ed in Dalmazia di cavalieri Avari alla guida di una massa di slavi a loro soggetti, i Vendi. Sconfitti dall'esercito dell'esarca bizantino, coadiuvato da reparti istriani, gli Avari si ritireranno mentre i Vendi, liberati dal loro giogo, rimarranno quali coloni nei territori recentemente spopolati.

fine VI e inizi VII secolo - Aquileia, assediata dalle paludi si avvia oramai ad una irrimediabile decadenza; tuttavia gli atti dei sinodi di Grado (572/77) e Marano (589/90) e una lettera inviata dai vescovi all'imperatore Maurizio (591) rivelano che numerose sedi episcopali, dalla Venetia et Histria alla Pannonia I e dalla Savia alla Retia II erano ancora sue suffraganee: Asolo, Altino, Belluno, Rovigno, Concordia, Feltre, Zuglio, Oderzo, Parenzo, Padova, Pola, Treviso, Trieste, Trento, Verona, Vicenza, Aguntum (Lienz), Celeia (Celje), Teurnia (St. Peter im Holz) e Virunum nel Norico mediterraneo, Scarabantia (Sopron) nella Pannonia I, Aemona (Ljubljana) nella Savia e, infine, Sabiona (Säben) e, probabilmente, Augusta Vindelicorum (Augsburg) nella Retia II. Alcune di esse, sotto l'incalzare degli Avari e degli Slavi, sarebbero state abbandonate dai loro titolari e dagli abitanti e, ormai devastate, non risorsero più.

600 - la vittoria sugli Avari-Slavi non fu risolutiva se l'anno dopo Papa Gregorio Magno in una lettera inviata a Massimo di Salona scriveva parole di questo tenore: "Mi affligge il sapere che voi soffrite, poichè io stesso soffro con voi e m'inquieta la notizia che gli Slavi traversando l'Istria, cominciarono già ad irrompere in Italia".

601/2 - dopo aver conquistato ed incendiato Padova il re longobardo Agilulfo, con alcune truppe ausiliare avaro-slave al seguito, compie una incursione in Istria.

Disco del Cavaliere arte longobarda
Museo Archeologico di Cividale del Friuli
7 aprile 603 - nella basilica di san Giovanni avviene il battesimo di Adaloaldo, figlio di Agilulfo. Sarà il prodromo della conversione generale dei longobardi. Una importante opera di papa Gregorio Magno che cercava di porre un freno alla barbarie dei longobardi cercando inoltre di bilanciare le angherie dei funzionari bizantini considerate da lui altrettanto dannose : "... La condotta dei Bizantini è peggio di quella dei Longobardi; oramai ci sembrano più benigni i nemici che ci uccidono che non i magistrati imperiali, i quali dovrebbero difenderci ed invece con la loro malizia, con le rapine e gli inganni lentamente ci consumano... ".

603
- Papa S.Gregorio Magno scrive al Patrizio Smaragdo Esarca di Ravenna sulle violenze usate dal Patriarca Severo di Grado scismatico contro il vescovo Firmino di Trieste.

606/607 - dopo la morte di Severo avvenne una doppia elezione al soglio patriarcale: un metropolita ortodosso residente a Grado e uno scismatico, sostenuto dai Longobardi, ad Aquileia. Fu proprio in seguito allo scisma che i metropoliti aquileiesi iniziarono a fregiarsi del titolo di Venetiarum atque Histriae Patriarcha.

610 - sale al soglio imperiale di Bisanzio un grande Imperatore Eraclio I (610-641) che dovrà affrontare contemporaneamente due terribili nemici: gli Avari ed i Persiani.

611
- incursione in Istria di popolazioni slave. Sarà l'ultima perchè i bizantini rafforzeranno le difese dell'Istria assicurando la libertà dell'Adriatico grazie alla flotta ravennate e la creazione del "numerus tergestinus" che assicurava la difesa del valico delle Alpi giulie.

615 - l'invasione in Dalmazia di orde avaro-slave comporta la conquista e il saccheggio di importanti centri dell'entroterra dalmata come: Asseria, Burnus, Scardona, Promona ed Epidaurum. Resistono soltanto alcune città sulla costa come Nona, Zara e Traù, ma la splendida Salona verrà espugnata e distrutta.

615 / 625 circa - probabilmente sempre a causa delle pressioni Avare popolazioni slave si erano andate spostando verso la foce del fiume Narenta, una zona della Dalmazia spopolata e arida. In seguito quel terrirorio, comprendente dal IX secolo le isole prospicenti di Meleda, Curzola, Lesina, Lissa e Lagosta, prese il nome di Pagania dato che tali popolazioni non erano ancora state cristianizzate. Dal nome del fiume vennero chiamati Narentani, nome che incontreremo in seguiro soprattutto grazie alle loro ricorrenti incursioni compiute su di agili e veloci imbarcazioni (lemboi) a carena piatta, adatte a penetrare nei fiumi per poi ripararsi nelle frastagliate e strette insenature della costa dopo le loro imprese piratesche:



626 - dopo il fallito assedio di Costantinopoli, la potenza avara diminuisce progressivamente allentando il controllo sulla massa slava, sino allora loro soggetta, ed il dominio sui territori conquistati fino a quel momento.

VII secolo
- il primo a citare Rovigno è l'Anonimo ravennate, ovvero Pre Guidonis del monastero della Rotonda di Ravenna: "Item in regione Istriae sunt civitates, id est Tergeste, Sapparis, Humago, Neapolis, Parentio, Ruigno, Pola". Nella sua Cosmographia la cita inoltre con i nomi di Ruigno - Revigno - Ruvigno - Ruginio . Tale opera, anche se composta nel VII secolo, rispecchierebbe la situazione esistente alla fine del V secolo, o al massimo del VI secolo, come suppone il Benussi con il Müllendorf. Comunque i centri maggiori dell'Istria erano all'epoca: Pola, Parenzo, Giustinopoli, Cittanova e Pedena col rango di città e Muggia, Pirano, Umago, Montona, Pinguente.

630 - gruppi di Croati dalla Dalmazia si affacciano sul Carso.

635 - l’imperatore bizantino Eraclio, per debellare una volta per sempre il pericolo avaro, si allea con le tribù croate e serbe non federate agli avari, promettendo loro la permanenza nei territori dell’Illiria se avessero debellato definitivamente l’orda asiatica.

638 - per sottrarsi alle persecuzioni religiose ariane, il vescovo di Oderzo, S. Magno, si trasferisce assieme alle più importanti famiglie opitergine a Melidissa nome che probabilmente nasce dall’unione delle parole latine "medium - litus - insula": isola in mezzo al litorale. Su quest'isola il porto principale si chiamava Cittanova ma come vedremo poi tutta l'agglomerato urbano verrà chiamato Eraclea in onore dell'imperatore d'oriente Eraclio vincitore dei Persiani.

639 - il caposaldo di Oderzo, in cui le popolazioni romane si erano rifugiate per sottrarsi alle invasioni  barbariche, che era retto da un magister militum o Dux dipendente dall'esarcato bizantino di Ravenna, è costretto a cedere sotto la pressione dei longobardi. I "romani", seguendo il loro vescovo, si rifugiano a Eraclea. Lì avrà sede il nuovo governo ducale che avrà il controllo delle isole lagunari di Torcello, Murano, Olivolo, Malamocco, Caorle, Grado (sede vescovile), dell'Istria e di alcuni caposaldi nella terraferma veneta.


Barletta statua bronzea di
Eraclio I (610-641)
Imperatore di Bisanzio

639 - a Torcello viene fondata la chiesa dedicata a Santa Maria Madre di Dio, come dice un'iscrizione, nel ventinovesimo anno di Eraclio per ordine dell'Esarca Isacco a ricordo e ringraziamento per i successi ottenuti dall'imperatore bizantino contro i persiani. La costruzione è portata a termine da Maurizio il locale Magister Militum e consacrata dal vescovo Mauro. Tutto ciò a dimostrazione che il legame tra Venezia e Bisanzio all'epoca è ancora forte e la provincia Venetiarum è ancora parte integrante dell'immenso impero d'Oriente, e i suoi capi rispondevano direttamente a Ravenna. La consacrazione della cattedrale di Torcello alla Madre di Dio, ci dimostra inoltre l'ortodossia dei veneziani al dogma proclamato nel concilio di Efeso del 431 che aveva dichiarato Maria non solo Madre di Cristo (Christokos) ma Madre di Dio (Theotokos).

28 maggio 640 - Papa Severino istituisce due nuove diocesi a Torcello ed Eraclea (sarà la prima volta che comparirà il nome di Eraclea in un documento ufficiale)


Papa Giovanni IV
(24-XII-640 - 12-X-642)

24 dicembre 640 - sale al soglio papale Giovanni IV. Visto la sua origine dalmata il suo breve pontificato (un anno, nove mesi e diciannove giorni) sarà particolarmente sensibile al destino delle popolazioni latino-cristiane della Dalmazia che stavano subendo i devastanti effetti della invasione degli avaro-slavi. Frutto di questo suo interesse sarà la missione affidata nel 641 all'abate Martino in Dalmazia ed in Istria per il riscatto delle persone (romane) rese prigioniere dai “nuovi invasori della sua patria” ma anche per traslare a Roma le reliquie dei martiri salonitani e di alcune vittime delle persecuzioni anticristiane dell’imperatore Diocleziano in Dalmazia e nell’Illirico. Il fedele legato Marino tornò dal suo viaggio con i resti dei vescovi di Salona, Venanzio e Doimo; di Anastasio, Gaiano, Mauro, Asterio, Settimo, Supplizio, Telio, Antiochiano, Pauliano e altri per i quali nel Laterano venne costruito un oratorio, chiamato di S. Venanzio, con i mosaici raffiguranti i martiri dalmati ed istriani.

22 novembre 643 - il re longobardo Rotari emana il suo famoso Editto composto da 388 articoli.

692 - il longobardo Alachi, fattosi Re in danno di Cuniberto, cacciato dal Regno ripara in Istria da cui con l'appoggio di alcuni Istriani si reca in Friuli ove, al campo di Coronata, viene sconfitto.

697 - il patriarca di Grado, Cristoforo, riunisce in assemblea nobili, clero, popolo nella cattedrale di San Pietro Apostolo di Eraclea per eleggere un capo unico per governare la federazione dei venetici in un periodo di turbolenza. Sarà l'elezione del primo Duca (Doge), il leggendario Paolo Lucio Anafesto, nativo di Oderzo. Conosciuto anche come Paoluccio, forse da una commistione del nome Paulus col titolo di patricius. Sempre secondo tradizioni semi leggendaria la sua elezione avvenne con il favore delle cosiddette "Dodici Famiglie Apostoliche":  Badoer, Barozzi, Contarini, Dandolo, Falier, Gradenigo, Memmo, Michiel, Morosini, Polani, Sanudo e Tiepolo:

§i Oderzo

Paolo Lucio Anafesto
Leggendario primo Doge di Venezia
697-717

".. PAULUS LICIUS; NOBILITATE VIRTUTEQUE, INSIGNIS DUX PRIMUS IN HERACLIA CREATUS EST". La capitale del "ducato" della Venetia maritima sarà la città di Eraclea. Al primo doge si ascrive un accordo con Liutprando per stabilire i confini della nuova entità.


Tremissi di Liutprando Re dei Longobardi dal 712-744

699 - termina lo Scisma dei tre capitoli (553-699) con il ritorno di Aquileia nell'ortodossia cattolica (la chiesa di Milano era già da tempo ritornata in comunione con Roma). Tale ritorno è sancito nel Sinodo di Pavia sotto il pontificato di papa Sergio I. Anche dopo la riconciliazione tra tricapitolini e cattolici, la diocesi di Aquileia continuava ad essere divisa tra il patriarcato di Aquileia e quello di Grado.

715
- papa Gregorio II interdice al Vescovo di Cividale Sereno di estendere la propria giurisdizione oltre la regione di pertinenza longobarda, e quindi gli nega ogni giurisdizione sul territorio patriarcale di Grado con Venezia e l'Istria.


L'Italia tra Longobardi e Bizantini - VII-VIII sec.

717 -  a causa di dissidi interni nella federazione venetica, fomentati da Equilio (Jesolo) e Malamocco che non riconoscono la primazia di Eracalea, perisce il Doge Anafesto. Gli succederà il capo delle milizie Marcello Tegalliano.


Leone III l'Isaurico Imperatore di Bisanzio
dal 25 marzo 717 al 18 giugno 741

724 - il Vescovo di Pola pretende di subentrare alla carica patriarcale di Grado, allora vacante, ritenendo di averne diritto essendo vescovo primo in rango.

726
- l'Imperatore Leone III l'Isaurico con un editto proibisce in tutti i territori soggetti all'Impero Romano d'Oriente il culto delle immagini. Due anni più tardi, inasprito dalla forte opposizione incontrata, ordina la distruzione di tutte le immagini sacre dai luoghi di culto. Tale drastico provvedimento causò una spaccatura nell'impero tra le fanzioni pro (iconoclasti) e contraria (iconoduli) al provvedimento. Tale scontro acceso tra le due fazioni indebolì, particolarmente in Italia, la presenza bizantina favorendo la futura conquista longobarda. Bernardo Benussi nella sua opera L'Istria nei suoi due millenni di storia a questo proposito scrive: "Anche gl'Istriani, militi e cittadini, come i Veneti e gli altri Italici, si dichiararono apertamente per il pontefice e per le immagini, opponendosi con la forza all'esecuzione dell'editto imperiale ed agli ordini dell'esarca di Ravenna; anzi i duci fedeli all'imperatore furono cacciati, ed in loro luogo eletti dei nuovi devoti al culto delle immagini". Proprio per aver parteggiato per il papa resterà ucciso in quell'anno il secondo Doge dei Venetici Marcello Tegalliano.

726. - Papa Gregorio II esorta i Vescovi d'Istria a non riconoscere come metropolita il Vescovo di Pola Pietro che si era arrogato da sè il patriarcato di Grado.

729 - Il terzo doge dei venetici, Orso,  invece avrà posizioni filo-bizantine e saranno le sue milizie a liberare Ravenna dall'occupazione longobarda. Per tale impresa riceverà dall'imperatore bizantino il titolo di IPATO, ovvero Console. Tale atto è un riconoscimento della nuova forza ed autonomia della realtà lagunare veneta.

novembre 731. - Papa Gregorio III Gregorio riunisce un sinodo denunciando l'iconoclastia e scomunicando i demolitori di icone. In questa occasione convoca un Concilio dei Vescovi veneti ed istriani in Roma in cui vennero, una volta per tutte, regolate le forti spaccature nel clero istriano agitato dalle divisioni tra il Patriarcato di Grado ed il clero di Aquileja che, appoggiato dai Longobardi, cercava di ripristinare il vecchio Patriarcato nella sede storica di Aquileja. Il Concilio si pronuncia sulla questione fra il Patriarca di Grado, Metropolita per la Venezia e l'Istria, ed  il Vescovo di Cividale pretendente il territorio Aquilejese, assegnando ad ognuno i territori secondo dominazione laica romana e longobardica. Ovvero sancendo la divisione de facto tra longobardi e bizantini.

742 - per i detriti portati dai fiumi Piave e Sile l'isola di Melidissa, su cui sorgeva Eraclea, venne a trovarsi in una situazione di difficoltà in cui la navigazione si faceva sempre più difficile e pericolosa e così il doge Diodato decise di trasferire la sede dogale a Malamocco (Venezia).

In quel periodo del dominio bizantino il tributo fondiario fisso per tutto il Thema bizantino dell'Istria ammontava in totale a 344 solidi mancosi e Rovigno ne pagava all'erario imperiale ben 40, superata solamente da Pola e Parenzo con 66 e Trieste con 60. Mentre il contributo delle altre città era rispettivamente 30 per Albona, 20 per Pinguente e Pedena e soltanto 12 per Cittanova. Il che sta a significare che Rovigno all'epoca era la terza città istriana per importanza dopo Pola e Parenzo escludendo Trieste. La città era amministrata da Tribuni e Giudici e da un Consiglio di primates e dagli Homines capitanei ovvero i possidenti terrieri.

744 - alla morte di Liutprando si succedono in pochi anni Ildeprando (744), Rachis (744-749) ed Astolfo (749-756) che con la conquista di Ravenna inizierà l'apogeo e la caduta del potere longobardo in Italia.


PERIODO dei torbidi LONGOBARDI 751 -774
eA
751 - i Longobardi di Astolfo conquistano Ravenna, capitale dell'Esarcato bizantino e tentano di prendere stabilmente l'Istria nei propri domini.

i bizantini trasferiscono le funzioni politico-militare dall'esarcato di Ravenna nella città dalmata di Zara come la più vicina alle restanti terre bizantine in occidente: L'Istria e Venezia.

753 - Desiderio ed Adelchi Re dei Longobardi conquistano Trieste fregiandosi del titolo di Duchi d'Istria.

754
- grande maremoto che sconvolge l'alto Adriatico e le isole prospicienti l'attuale Rovigno. Il nucleo abitativo di Mons Albanus viene solo parzialmente colpito e sarà la base della nuova Ruigno, Rubinio ovvero Rovigno.

754 - l'Imperatore bizantino Costantino V, figlio di Leone III, durante il concilio di Hiera fa proclamare eretico il culto dell'immagine ed il Papa romano Gregorio III, condanna come eretico l'imperatore dei romani d'Oriente. Gli istriani, come la maggioranza delle popolazioni italiche, è generalmente contraria all'iconoclastia.

757 - presa della Torre di Rovigno da parte dei Longobardi (Fasti dell'Istria).

768 - Papa Stefano IV interdice ai Vescovi istriani di consacrarsi reciprocamente.

768 - il Patriarca di Grado Giovanni in una missiva a Papa Stefano IV si lamenta delle violenze patite ad opera dei longobardi nella provincia d'Istria e chiede l'intervento del Papa per farle cessare, e conservare così alla sua giurisdizione gli episcopati istriani.

aprile 773 - Carlo Magno, chiamato da Papa Adriano I (771-795), scende in Italia con il suo esercito di Franchi passando per la via del Cenisio sconfiggendo alle Chiuse la resistenza Longobarda.


Carlo Magno
(2 aprile 742 o 747 - 28 gennaio 814)

7 giugno 774 - Carlo Magno, dopo un lungo assedio a Pavia costringe alla resa la città e spezza l'ultima resistenza di Desiderio ultimo Re dei Longobardi il quale, catturato, deve abdicare in favore del sovrano franco finendo i suoi giorni deportato in Francia nel monastero di Corbie. Il figlio Adelchi si rifugerà alla corte di Bisanzio. Durante l'assedio Carlo Magno aveva richiesto l'aiuto dei veneziani che, in risposta all'appello, inviarono 25 vascelli bene armati.

10 luglio 774 - Carlo Magno si pone sul capo a Pavia la corona ferrea, prendendo il titolo di “Re dei Franchi e Longobardi” e il titolo di “patricius Romanorum”, prendendo anche le prerogative che un tempo erano state proprie dell’esarca di Ravenna.


Dagli inizi al 774 Dal 774 al 1283 Dal 1283 al 1699 Dal 1701 al 1797 Dal 1797 al 1813 Dal 1813 al 1849 Dal 1850 al 1861 Dal 1862 al 1899 Dal 1900 al 1924 Dal 1925 al 1954

 

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