Dagli inizi al 774 Dal 774 al 1283 Dal 1283 al 1699 Dal 1701 al 1797 Dal 1797 al 1813 Dal 1813 al 1849 Dal 1850 al 1861 Dal 1862 al 1899 Dal 1900 al 1924 Dal 1925 al 1954



 

PERIODO VENEZIANO 1283-1797 











14 giugno 1283 - Formale dedizione di Rovigno al dominio della Serenissima repubblica di Venezia sotto cui rimarrà fedele sino alla caduta della repubblica (1797), essendo frustrata dal tradimento di Napoleone la volontà dei rovignesi di legare le loro sorti a Venezia anche col nuovo governo democratico. Dopo la dedizione di Rovigno le uniche città autonome rimangono Pola, Muggia e Trieste.



La dedizione di Rovigno verrà dapprima votata dal Consiglio maggiore e poi dall'Adunanza del popolo. Il console di Rovigno Bernardo delegò il sindaco Boninsegna ad offrire la perpetua dedizione della città a Venezia con la promessa di accettare per podestà un nobile veneto e pagargli 400 lire di piccoli come salario assegnando a lui e al suo seguito un adeguato alloggio. Il Podestà di Parenzo, su incarico di Venezia, accettò la dedizione "salvis rationibus domini patriarchae (visto lo stato di conflitto tra Venezia e il Patriarca di Aquileia che troverà soluzione soltanto nel 1291 con la Pace di Treviso): In plathea Rubinii. In Consilio maiori Rubinii et postmodum in arengo populi, d. Bernardus Consul Rubinii constituit Bonensegnam sartorem vicinum et concivem sindicum ad subiicendum castrum Rubinii cum districtu et omnibus iurisdictionibus et signoria perpetuo dominio..."


Giovanni Dandolo 
Doge dal 1280-1289
Nella dedizione il Sindaco Boninsegna viene qualificato come sarto. Si può arguire quindi che anche a Rovigno "l'accesso alla suprema magistratura popolare fosse subordinato all'obbligo di appartenere all'una o all'altra delle arti" (Minotto). Mentre a capo della città vi era un Console eletto dal Consiglio maggiore a cui spettava il potere penale ed il comando della forza armata ed a cui dipendevano gli iudices che amministravano la giustizia. Il Sindaco eletto dall'Arengo del popolo, aveva invece una funzione di controllo del potere consolare con lo scopo di tutelare gli interessi del popolo (minores) dai soprusi della classe aristocratica (maiores).

Dalla dedizione Rovigno ebbe un Podestà, che durava in carica 16 mesi, a rappresentava il potere centrale della Serenissima. La carica era ricoperta da un N.H. Veneto che aveva alle sue dipendenze un Cancelliere che faceva le funzioni di segretario ed un Cavaliere o Socius Miles che aveva alle sue dipendenze 5 guardie col compito di mantenere l'ordine pubblico, la custodia delle porte, l'esecuzione delle sentenze ecc. Sia il Cancelliere che il Cavaliere non potevano essere del luogo. Questi erano gli organi Centrali; i Comuni come Rovigno avevano tutta una loro struttura composta da:

1. Giudici: in genere in numero di 2, coadiuvavano il Podestà in tutte le sue molteplici funzioni (a Rovigno ad un certo punto erano 3):
2. Cancelliere del Comune: era il vero Segretario del Comune, custode dell'archivio e dei bilanci comunali;
3. Camerlengo: contabile o cassiere del Comune, custodiva i pegni e riscuoteva le multe;
4. Fonticaro: amministrava il Fontego, ovvero la riserva delle granaglie;
5. Cataveri: in genere in numero di due, coadiuvavano nell'amministrazione della giustizia;
6. Conservatori delle leggi: era il garante dello statuto comunale e poteva porre il veto a quelle determinazioni del Consiglio che lo violassero;
7. Contestabili: in genere in numero di due, erano i capi delle guardie comunali;

oltre ad una serie di funzionari minori quali: l' Avvocato del Comune che difendeva gli interessi del Comune nei giudizi; i Giustizieri , per il controllo delle stadere (misure di peso), dei congi (misure di capacità) e delle misure dei panni oltre ad un controllo sulla qualità delle merci; Gastaldi o giudici minori; Giudici degli animali; Procuratori delle possessioni; Estimatori di terreni; Banditore o Messo comunale. Inoltre il Comune stipendiava un medico (che non poteva essere del luogo) ed un Maestro di scuola.

Ma il vero organo deliberante era il Consiglio dei Cittadini che aveva competenze sia amministrative, legislative oltre che di nomina di tutte le cariche comunali.

In quell'anno viene espulso da Rovigno il vescovo di Parenzo Bonifacio, che aveva ancora nominalmente la giurisdizione sulla chiesa della città, perchè cercava di ottenervi anche la signoria temporale scatenando la reazione dei rovignesi pro Venezia e del Patriarca di Aquileia che riteneva ancora di avervi la signoria.

20 gennaio 1284 - "Cum etiam essemus Rubini pro negotiis D. Legati, Potestas praedictus misit litteras significando, quod male recesseramus a D. Duce, et quod non eramus in gratia Venetorum, et quod nullo modo permitterent nos esse ibidem; quarum litterarum occasione expulsi fuimus de Rubino" dalle parole dello stesso vescovo Bonifacio (CDI, II, 409);

8 marzo 1285 - Trattato di Pace fra Venezia e Trieste ed Aquileja e Gorizia (CDI, II, 410 ). Il Kandler così commenta il trattato: " Questa è pace fra il Comune di Venezia da una parte, dall'altra stavano il Patriarca di Aquileja, il Conte di Gorizia ed il Comune di Trieste, ognuno per sè non in causa insolidaria... La pace presente riguarda precipuamente l'Istria, nella quale Patriarca e Conti avevano Dominii, presi poi dai Veneti; .. Si trattava di composizione mediante arbitramento, per le città d'Istria che i Veneti occupavano ed erano allora Capodistria, Parenzo, Cittanova, Pirano, Rovigno, Umago, S. Lorenzo, Montona - non Pola venuta assai più tardi ai Veneziani. ... Più assai che altri furono maltrattati i Triestini per le taglie, esorbitanti in quei tempi di defficienza di danaro, per li ostaggi, per le macchine di guerra da consegnarsi e bruciarsi sulla piazza di S.Marco, per lo sterramento della mura dal lato di mare, mezzo adoperato frequentemente dai Veneti per tenere in freno le città marittime, anche con Capodistria e con Pola..."

1286 - il vescovo di Parenzo Bonifacio, nonostante gli smacchi subiti dal patriarca e da Venezia, per ribadire il privilegio ottoniano, rinnovato dal Re Rodolfo d'Asburgo, raduna nella basilica il clero ed il popolo di Parenzo per proclamare solennemente: ".. et cum constet... quod Parentium, Rubinium, Montona, Pisinum, Medelanum, Rosarium, Castellionum, Nigrignanum, Turris Novae, ac Cervaria sunt Ecclesiae Parentinae... quod nullus qui habitat super terram Ecclesiae Parentinae non teneatur respondere in Jure sine advocato Episcopi vel consensu, coram aliquo Duce, Comite, vel Marchione vel Patriarcha, sed coram Episcopo". Una grida quasi di stampo manzoniano visto i reali poteri e di Venezia e del patriarcato.

1287
- i Veneziani guidati da Marino Morosini riprendono Capodistria, occupano Muggia ed assediano Trieste, difesa dal vescovo Brissa di Toppo, che riceve aiuti da Mainardo II conte del Tirolo e duca di Carinzia. La prima spedizione di soccorso, guidata da Goffredo marchese d'Istria (nipote del patriarca), assale inutilmente i Veneziani asserragliati nel castello di Moccò e deve ritirarsi per mancanza di viveri.

1288 - Muggia fa atto di dedizione a Venezia.

6 maggio 1289 - Alberto II, dopo l'uccisione di Goffredo, conclude un accordo separato con Venezia abbandonando Raimondo, che è costretto a ritirasi. Sulla figura di Alberto II il Kandler ebbe a scrivere: " Il Conte di Gorizia era quell'Alberto II che nato in Pisino si occupò assai più delle cose d'Istria nella lunga sua vita, di quello che delle cose della Contea di Gorizia, guerriggero, irrequieto, incostante, ora contro Patriarca, or contro le città istriane, or contro i Veneti ".

7 giugno 1289 - La terza spedizione guidata da Raimondo delle Torre ottiene la liberazione della città. I Triestini distruggono il forte Romagna e compiono rappresaglie fino a Malamocco, ma sono costretti a subire un nuovo assedio.

24 giugno 1289 - Raimondo della Torre ordina la taglia straordinaria (leva di tutti gli uomini tra i 18 ed i 70 anni) radunando un contingente forte di 5.000 cavalieri e 30-50.000 fanti a Monfalcone per guidarlo con gli alleati, Alberto II conte di Gorizia e suo figlio Enrico II, nella seconda spedizione di soccorso alla città di Trieste sotto assedio veneziano. Il loro attacco risulterà però vano vista la resistenza dei veneziani asseragliati nel forte Romagna.

11 novembre 1291 - la Pace di Treviso pone fine al lungo conflitto passato alla storia come "Guerra di Trieste". Venezia mantiene l'Istria occidentale in cambio di un tributo in attesa di un giudizio arbitrale. Muggia, Moccò, Buie e Pola rimangono al Patriarca. Trieste deve pagare a Venezia i danni di guerra, abbattere le mura lungo il mare, cedere le macchine da guerra che sono bruciate in piazza San Marco e fare atto di fedeltà a Venezia, acquisendo però lo status di libero comune, sotto la protezione del Patriarca di Aquileja. (CDI, II, 436).


2 gennaio 1292. - il Vescovo di Trieste Brisa de Toppo investe il polesano Andrea Giroldi del fu Andrea del feudo di Calisedo, in seguito chiamato Giroldia, nei pressi del Canal di Leme. (CDI, II, 437).

1294. - il patriarca Raimondo della Torre infeuda ai Sergi di Pola il castello e la torre che sovrastava la città istriana. Diventati i signori del castello cittadino, ovvero de castro Polae, muteranno il cognome in Castropola. Il patriarca nominava inoltre a Pietro dei Sergi marchese d'Istria affidandogli la tutela degli interessi patriarchini su i suoi restanti possedimenti istriani. Grazie all'appoggio patriarchino i Sergi estesero la loro autorità ad un esteso contado che comprendeva Dignano, Gallesana e Momorano.

28 febbraio 1297. - a Venezia con la Serrata del Maggior Consiglio si stabilisce che da quel momento in poi questi sarebbe stato composto "da tutti coloro che vi avevano partecipato negli ultimi quattro anni, purchè ottenessero un minimo di dodici voti favorevoli nella ballottazione annuale da tenersi in Quarantia. Inoltre tre elettori avrebbero potuto avanzare altre candidature, quando ciò fosse deciso dal doge e dal suo consiglio. Anche questi candidati avrebbero dovuto ottennere dodici voti in Quarantia per essere membri del consiglio" Sull'esempio di Venezia, anche Rovigno in seguito istituirà il suo Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno, che avranno il diritto di partecipare al Consiglio e a tutte le cariche pubbliche del Comune venendo iscritti in un apposito Libro d'Oro.


Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio

1298 - catturato dai genovesi, dopo la sconfitta navale di Curzola, il veneziano Marco Polo conosce nelle carceri genovesi Rustichello da Pisa a cui racconterà le sue mirabolanti avventure, frutto dei suoi viaggi venticinquennali nel misterioso oriente ed in particolare nel Cathai del Gran Khan, che verranno scritte nella originaria versione dal compagno di prigionia in franco-italiano col titolo "Le dévisement du monde - o Livres des merveilles".


(Venezia, 15 settembre 1254 – Venezia, 29 gennaio 1324)

Purtroppo questa originale versione andrà perduta ma, vista la grande fortuna che incontrò da subito, sopravvive sino a noi in oltre 130 codici che ci hanno tramandato il testo nelle più diverse lingue: dal latino al francese ai dialetti italiani (in particolar modo il veneto), al catalano, al portoghese, al tedesco, al boemo all’irlandese... venendo universalmente conosciuta come Il Milione:

     Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle
  regioni del mondo, leggete questo libro dove letroverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti
  d'Erminia, di Persia e di Tartaria, d'India e di molte altre province. E questo vi conterà il libro ordinatamente siccome
  messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide
."

fine XIII sec. - viene nominata per la prima volta la città di Fiume, ovvero: Terra Fluminis Sancti Viti. Da piccolo borgo marittimo, sotto la signoria dei duinati, incomincia ad ingrandirsi.

1300 - Venezia occupa Cittanova d'Istria.

inizi XIV sec - in seguito alle aumentate esigenze navali di Venezia viene incorporato il Lago di S. Daniele ampliando l'arsenale con l'edificazione della Darsena Nuova. In tale maniera L'Arsenale di Venezia raggiunse un'estensione di circa 138.600 mq, superfice che verrà superata soltanto nel 1473 al tempo del profilarsi del pericolo turco. L'imponente struttura veneziana era già tale da ispirare a Dante intorno al 1316, data di composizione della cantica dell'Inferno, i seguenti versi:

  Quale nell'Arzanà de Viniziani
  Bolle d'inverno la tenace pece
  a rimpalmar li legni lor non sani

  Che navigar non ponno; e 'n quella vece
  Chi fa suo legno nuovo, e chi ristoppa
  le coste a quel che piu' viaggi fece;

  chi ribatte da proda e chi da poppa,
  altri fa remi, ed altri volge sarta;
  chi terzeruolo, ed artimon rintoppa "

Dante (Inf. XXI) vv. 7-18

1301 - la Repubblica di Venezia istituisce un Capitano provinciale con sede a Parenzo per il controllo militare della provincia istriana. Fa accezione la città di Capodistria ed il suo territorio sino al corso della Dragogna, il cui controllo militare e giudiziario è demandato al Podestà e Capitano di Capodistria.


veduta di Parenzo
1304 - Venezia trasferisce la sede del Capitano provinciale da Parenzo a San Lorenzo del Pasenatico che da allora si chiamerà per l'appunto Capitano del Pasenatico. Sempre ad eccezione del territorio di Capodistria, tutte le città istriane soggette a Venezia sono tenute a fornire ognuna un contingente militare di 88 uomini armati a cavallo oppure sostituirli con un tributo in denaro pari a 40 grossi per cavaliere. Le città marinare della costa avevano inoltre l'obbligo di fornire alla flotta veneta navi da guerra armate con propri equipaggi.


San Lorenzo del Pasenatico - La Torre

6 gennaio 1305 - il Maggior Consiglio approvava la « Compagnia dei corrieri » bergamaschi che avevano formata una « Scuola » con propria « Mariegola » svolgendo l'importanto servizio di posta per conto della Serenissima e dei privati.

1307 - gli accordi tra Venezia ed il patriarcato portano al definitivo distacco dal marchionatus patriarchino di Capodistria, Pirano, Cittanova, Parenzo, Rovigno, Montona e San Lorenzo che si andranno ad unire alle già veneziane Umago ed Isola.

1310
- il Patriarca di Aquileia Ottobono accorda a Venezia la cessione perpetua di tutti i diritti "iura, iurisdictiones, honorificentiae" che sin qui nominalmente aveva sulle terre istriane. Per contro il doge Pietro Gradenigo s'impegnava a versargli un annuo compenso di 450 marche d'argento. Da questo momento ha inizio il dominio "de iure " di Venezia sui territori istriani sin qui controllati "de facto". In quell'anno Ietri dei Sergi-Castropola si fece eleggere podestà di Pola unendo nella sua persona il potere signorile ed il potere comunale.

aprile 1312 - il condottiero di ventura Almasio Dei Banoli al soldo della Serenissima sbarca a Pontadura, a pochi chilometri da Zara, alla testa di 1000 cavalli, 1000 fanti, 1000 balestrieri trasportati da 15 galee veneziane. Riordina le truppe e dopo otto giorni marcia contro la città dalmata accampandosi presso la Fontana, sul mare, per essere in contatto con la flotta veneziana, e si fortifica dietro alcuni steccati, forniti di torri, da lui fatti approntare. Il bano di Croazia Mladeno Subich raccoglie milizie slave e tedesche e si colloca al Barcagno, a due miglia dal suo campo, con il quartiere generale presso la chiesa di San Giacomo. Seguono tre mesi di scaramucce.

settembre 1312 - ai primi del mese le forze veneziane si apprestano a dare l'assalto a Zara. Il loro condottiero, Almasio Dei Banoli, si accorda con gli avversari, che dovranno pertanto aprire le porte della città ai suoi soldati catalani per poi attaccare insieme le schiere della Serenissima. Un soldato di nome Lelio scopre il tradimento e ne informa i provveditori che apprestano le contromisure necessarie e la protezione della flotta. Visto inutile lo stratagemma Zara si persuade a capitolare ad onorevoli condizioni ed a accettare la signoria dei veneziani.

1318-9 - la potente ed ambiziosa famiglia dei Sergi-Castropola tentando una piena autonomia da Venezia incorre nelle ire veneziane che occupano Valle e Pola inmponendo alla città un podestà veneto.

15 marzo 1322 - Sebenico giura fedeltà a Venezia.


L'Istria nel XIV secolo

5 settembre 1323 - il veneto governo ordina al podestà di Rovigno di concedere agli scalpellini di Rovigno di estrarre il sasso ovunque essi ritenessero opportuno.

1328 - una delle più antiche confraternite di Rovigno è quella della Beata Vergine della Torre.

1330 - la potente famiglia dei Subich, che aveva costituito un vasto banato croato avente mire egemoniche sulle città dalmate, grazie anche alla crociata indetta contro di loro da papa Clemente V a causa della loro fede patarina, deve scendere a più miti consigli cosicchè Venezia può rientrare in possesso del litorale dalmato con le sole eccezioni di Scardona ed Almissa.

1330 - la fazione popolana di Pola caccia i Sergi-Castropola nominando due capitani del popola a reggere la città. Sarà fatale che per porre fine alle beghe interne la città finisse sotto tutela veneziana, cosa che accadrà l'anno successivo.

1331 - Pola deve accettare un podestà veneto che riceve il titolo di conte di Pola e con tale denominazione reggerà le sorti per Venezia sina alla caduta della serenissima.

1332 - Il Patriarca di Aquileia, Pagano della Torre (1318-1332), saccheggia il territorio Veneziano ma è catturato da Giovanni Corner. La pace è mediata dal papa Giovanni XXII.

1334 - con un colpo di mano, capitanato dal conte di Veglia, Bartolo Frangipani detto Bachino, un gruppo di veglioti s'impossessa della Galìa chersana. La galea, costruita ed armata nell'Arsenale di Venezia, da secoli era data in affidamento alla Comunità di Cherso ed Ossero, in modo che questi potessero difendersi e a loro volta contribuire a debellare la pirateria. Si tratta quindi di un atto che non si configura come la solita rivalità tra isolani ma venne preso in seria considerazione da Venezia in quanto minava la sua signoria sul mare di casa. Quindi anche se il Frangipani apparteneva ad una famiglia di conti feudali di antica nomina veneta ed era imparentato con la potente famiglia Morosini non la passò liscia dovendo subire un processo che lo condannò a 5 anni di contumacia e a un forte indennizzo.

1336 - il Patriarca conferma a Sergio de' Castropola il possesso della Torre di Boraso.

1342 - alla morte senza eredi di Giovanni Enrico Conte di Gorizia la contea passa ai cugini del piccolo feudo di val Pusteria: Alberto IV (1338-1374), Mainardo VII (1338-1385) ed Enrico III (1338-1363) che risiedono quasi sempre a Lienz o a Vienna. Alberto IV ottiene i beni in Istria (che assumono il nome di "contea" d'Istria, perchè governati da un conte): è la nascita della Contea di Pisino.


Pisino - Castello Montecuccoli
1342 - alla morte di Caroberto sale al soglio d'Ungheria il figlio Lodovico che, per costituire un raccordo con il Regno di Napoli, costituisce un'ampia coalizione anti-veneziana per scalzare l'egemonia veneta dalla Dalmazia. Alla coalizione partecipano con i magiaro-napoletani anche l'Imperatore Ludovico IV il Bavaro, il duca d'Austria, il conte di Gorizia ed il Patriarca d'Aquileia tutti col dente avvelenato contro la Serenissima..

1343 - epidemia di peste in Istria. La città dalmata di Zara, su istigazione ungherese, si ribella al dominio veneto: il moto verrà duramente e prontamente represso.

agosto 1345 - nuova ribellione di Zara al dominio veneziano appoggiata da Luigi d'Ungheria. Per sedare la ribellione Venezia inviò un contingente navale forte di 40 galee al comando del N.H. Pietro Canal e da un esercito di terra agli ordini del N.H. Marin Falier.

15 settembre 1346 - abbandonata anche dall'alleato ungherese Zara è costretta alla resa e a ritornare sotto l'egida veneziana.

1348 - l'ampia Coalizione anti-veneziana, composta dal Patriarca di Aquileia, Bertrand de Saint Genies (1334-1350), dal conte di Gorizia, Alberto IV conte d'Istria, da Alberto II d'Asburgo duca d'Austria detto "Il Saggio", con in più i magiaro-croati, invade le terre istriane.


Capodistria - Castel Leone

Capodistria approfitta dell'occasione per ribellarsi al dominio veneto ma non riesce a vincere le difese di Castel Leone e, assediata a sua volta dai Veneziani, è costretta alla resa. Venezia ottiene inoltre dal conte d'Istria la restituzione delle terre occupate. Sedata la rivolta, Venezia abolì tutte le libertà comunali della città ribelle sospendendo sino al 1394 il Maggior Consiglio di Capodistria che venne ricostituito appena nel 1403, con la restituzione di tutti i diritti comunali. Epidemia di peste in Istria.


Il Leone marciano di Castel Leone

1348 - visto le ricorrenti epidemie di peste Venezia istituiva un nuovo organo collegiale i Savi alla Sanità composto da tre membri aventi lo scopo di proporre ed attuare tutte le azioni necessarie a prevenire e a circoscrivere il terribile morbo fissando severe norme sul trasporto e la sepoltura dei contagiati.

1349 - le autorità venete decisero che, per le terre circostanti Capodistria, sarebbe stato necessario nominare un Capitaneus Sclavorum, con il compito di "vegliare e tutelare gli Slavi del distretto".

1350 - i genovesi a Gaffa catturano alcune navi veneziane e quest'ultimi reagiscono con una squadra navale composta da 36 galee che al comando di Marco Ruzzini assale una squadra genovese di 14 galee, catturandone 5 e costringendo le superstiti a rifugiarsi a Pera: sarà il prodromo della guerra tra le due Repubbliche che coinvolgeranno nella loro lotta anche potenze straniere: i veneziani gli aragonesi ed i greci; i genovesi con ungheresi e turchi. Tanto da indurre il Petrarca a scrivere nel marzo di quell'anno da Padova queste accorate parole al doge Andrea Dandolo:

  Dovrò io tacerti l'immenso dolore onde fui colto nel sentire l'alleanza da voi recentemente contratta col re d'Aragona?
  Italiani adunque a ruina d'italiani invocheranno soccorso di barbari re? E qual più mai speranza d'aiuto può rimanere alla
  infelicissima Italia se, quasi fosse poco il vedere a' suoi danni rivolti i figli che venerarla dovrebbero, vengono pur gli
  stranieri chiamati ad aiutare il parricidio?

estate 1354 - per vendicare la sconfitta patita a Loiero nei pressi di Alghero avvevuta il 29 agosto dell'anno precedente, i genovesi armano 33 galee affidandole a Paganino Doria che, elusa la sorveglianza veneta, entra audacemente nell'Adriatico saccheggiando Lesina e Curzola ed espugnando addirittura l'11 agosto la città di Parenzo dove si impadronirono delle spoglie dei santi protettori della città, Mauro ed Eleuterio.

4 novembre 1354 - dura sconfitta veneziana ad opera dei genovesi nelle acque nei pressi di Portolongo.

1354 - in quell'anno infausto per Venezia Alberto IV Conte d'Istria, non avendo discendenza, stipula un accordo con cui, previa la copertura di tutti i debiti da lui accumulati, cede agli Asburgo tutti  diritti sui suoi possedimenti

1° luglio 1355 - il nuovo doge Giovanni Gradenigo, eletto dopo la decapitazione del doge Marin Falier, avvenuta il venerdì del 17 aprile, firma l'onerosa pace che pone fine alla terza guerra con Genova.

Si forma contro Venezia una ennesima lega che vede tra i suoi partecipanti il patriarca di Aquileia, i conti di Gorizia, Francesco "Il Vecchio" da Carrara signore di Padova, Carlo IV di Lussemburgo re di Germania, Luigi I d'Anjou "Il Grande" re d'Ungheria e gli Asburgo duchi d'Austria.

1356 - i patriarchini occupano Grado e devastano Muggia

agosto 1356 - Luigi "Il Grande" Re d'Ungheria toglie gran parte della Dalmazia a Venezia ma fallisce l'assedio di Treviso.

17 dicembre 1357 - gli ungheresi occupano per l'ennesima volta la città di Zara.

18 febbraio 1358 - le parti firmano la pace a Zara. Venezia è costretta a cedere la Dalmazia all'Ungheria del re Lodovico I d'Angiò. In tale occasione la città dalmata di Ragusa senza più i vincoli restrittivi veneziani riuscirà a riottenere la sua libertà di commercio e, salvo dover prestare vassallaggio e pagare un tributo al Re d'Ungheria, la sua libertà comunale. (Communitas Ragusina ) che dal 1403 si organizzerà in repubblica: Respublica Ragusina. Nel trattato di soggezione al Re d'Ungheria si legge che il comune "Si governi con le proprie leggi come sotta la dominazione dei Veneti".

1358 - il Capitano provinciale è suddiviso in due presidi militari, il primo sempre a S. Lorenzo del Pasenatico, per il territorio a sud del Quieto, e il secondo a Grisignana, per il territorio tra il Quieto e la Dragogna, fermo restando le specifiche competenze del podestà e capitano di Capodistria.

San Lorenzo del Pasenatico
La Loggia

1360 - dopo neanche tre anni di dominio ungherese una relazione dell'ambasciatore veneziano Bartolomeo Ursio così descrive la situazione della Dalmazia ex veneta: "Le condizioni della Dalmazia sono in pessimo stato. Nessuno se non vedesse le cose coi propri occhi e non le udisse con i propri orecchi, potrebbe crederle; quasi tutti rimpiangono il governo di Venezia dicendo che prima erano molte ricchezze, ed ora se qualcuno possiede qualche cosa di bello, non osa farlo vedere".

luglio 1368 - i Triestini catturano una fusta veneziana che aveva il compito d'impedire il contrabbando nel Golfo.

24 dicembre 1368 -  Trieste chiede invano aiuto agli Asburgo, al Patriarca, ai Visconti, ai Carraresi, all'imperatore Carlo IV ed a Luigi "Il Grande", ed è occupata dalle truppe veneziane.

gennaio 1369 - Trieste si ribella e subisce un nuovo assedio veneziano.

5 novembre 1369 - i Veneziani sconfiggono l'esercito di soccorso guidato da Leopoldo III "Il Pio" d'Asburgo duca d'Austria.

28 novembre 1369 - i Veneziani costringono la città alla resa e i Triestini debbono fare atto di sottomissione. Venezia fu clemente acconsentendo alla città giuliana di conservare governo e prerogative.

30 ottobre 1370 - con il trattato di Lubiana il duca d'Austria esce dall'alleanza e cede i diritti su Trieste a Venezia che costruisce un castello sul colle di San Giusto (ultimato l'anno seguente).

1372 - La flotta Genovese saccheggia Umago.

10 agosto 1373 - invitati a Famagosta all'incoronazione di Pietro II di Lusignano, quale Re di Antiochia e Cipro, il Console di Genova Paganino Doria ed il bailo veneziano di Famagosta Marino Malipiero, forse per un problema di precedenza, vennero a diverbio, che ben presto degenerò in rissa furiosa estendendosi ai reciproci seguiti. I genovesi ebbero la peggio subendo una vera caccia all'uomo per tutta l'isola. Questo fatto rinnovò la guerra tra le due città marinare.


DIVISIONE DELL'ISTRIA TRA VENEZIA E ASBURGO 1374







1374 - Alla morte senza eredi di Alberto IV  Conte d'Istria, il feudo istriano assieme con la signoria della Carsia e della marca Vendica, in base all'accordo stipulato nel 1354 passa a Leopoldo III "Il Pio" d'Asburgo. Ha inizio così la Contea di Pisino sotto signoria degli Asburgo che mettono un piede nella porta istriana cercando inutilmente d'inpadronirsene per oltre 4 secoli sinchè ne entreranno in possesso grazie al baratto napoleonico.

30 maggio 1378 - inizio della cosiddetta Guerra di Chioggia, tra Venezia e Genova spalleggiata dal patriarca di Aquileia Marcardo, da Luigi re d'Ungheria, da Leopoldo III duca d'Austria oltre che dai Carraresi signori di Padova. Vettor Pisani sconfigge i genovesi comandati da Luigi Fieschi a Porto d'Azio (nei pressi di Arta in Grecia).


Galea da guerra veneziana

7 maggio 1379 - scontro a Veruda nei pressi delle Isole Brioni davanti a Pola tra la flotta veneziana di Vettor Pisani e quella genovese di Luciano Doria con esito infausto per le armi venete. Presa e sacco di Pola da parte dei genovesi. Dopo la vittoria, che causerà però la morte del comandante Luciano Doria, la flotta genovese scorre l'Istria. Vettor Pisani colto di sorpresa riuscì a salvare solamente poche navi con cui riuscì a riparare a Parenzo lasciando nello scontro 15 galee con centinaia di morti e migliaia di prigionieri.


POLA - L'Anfiteatro romano
13-16 agosto 1379  -  la flotta Genovese guidata da Pietro Doria occupa Caorle, Grado, Umago, Palestrina, Chioggia e Rovigno dove depreda le amate spoglie di Sant'Eufemia . La città  di Rovigno viene consegnata dai genovesi ad un gastaldo del Patriarca aquileiese Marqardo.

2 settembre 1379 - la flotta genovese attacca Venezia ma è respinta.

1 dicembre 1379 - 30 nuove famiglie vengono aggregato al Maggio Consiglio di Venezia per il contributo offerto al riarmo della flotta veneziana.

22 dicembre 1379 - la flotta veneziana, forte di 40 navi capitanata da Vettor Pisani, con a bordo l'ottuagenario doge Andrea Contarini, coadiuvata da 18 galee di Levante capitanate da Carrlo Zani, assedia la flotta genovese a Chioggia rinchiudendola nel porto con l'affondamento di alcuni vascelli all'imboccatura del porto. Con l'assedio di Chioggia finirà il sogno genovese di vincere la lunga contesa con Venezia.

Durante l'assedio della flotta genovese a Chioggia l'Istria è invasa dalle milizie patriarchine di Marqardo e da Leopoldo III "Il Pio" d'Asburgo con contingenti ungheresi, appoggiati dalla flotta genovese guidata da Maruffo. Dopo un mese d'assedio, alcuni Triestini aprono una porta e la città è conquistata dopo aspri combattimenti strada per strada. Capodistria viene presa e saccheggiata, Pirano e Parenzo respingono gli assalitori mentre Pola subisce un nuovo saccheggio.


POLA - Il Tempio di Augusto

Recuperata la libertà di manovra sul mare, i Veneziani assalgono Trieste, nuovamente soccorsa da Leopoldo III d'Asburgo con 10.000 uomini. Gli Asburgici assalgono il campo dei Veneziani ma, dopo i primi successi, sono respinti dalle truppe sbarcate dalle 34 galee di Taddeo Giustiniani (compresa la galea ducale). I vincitori ottengono la resa della città.


Galea veneziana

1380 - doppia incursione genovese a Capodistria ove asportano le sante reliquie (saranno restituite nel 1423). Nelle incursioni andrà distrutto l'ufficio vicedominario con la sua importante documentazione.

1380 - Leopoldo III d'Asburgo dà in pegno a Ugo signore di Duino la Contea d'Istria.

24 giugno 1380 - i genovesi (oltre 5 mila uomini capitanati da Pietro Doria), bloccati a Chioggia, stremati dal lungo assedio veneziano sono costretti alla resa che comporterà per loro la perdita di 19 navi da guerra. Dopo la resa dei genovesi di Chioggia Vittor Pisani scaccia anche la flotte genovese di Maruffo, che tanti danni aveva provocato in Istria riconquistando alle armi veneziane Capodistria e Pola.

26 giugno 1380 - il Patriarca d'Aquileia prende Trieste ai Veneziani, la saccheggia e fa distruggere la rocca veneziana sul colle di San Giusto.

25 gennaio 1381 - Venezia invia 24 galee ad occupare Trieste costringendola ad aderire alla Felice Unione.

14 agosto 1381 - pace di Torino tra Venezia e Genova che rimise tutto come in precedenza. Ai patriarchi d'Aquileia, alleati dei genovesi, oltre a Trieste in Istria non gli restava che la signoria di 8 castelli: Buie, Portole, Pinguente, Albona, Fianona, Colmo, Rozzo e Due Castelli. Nel trattato di pace i veneziani ottennero la restituzione delle reliquie predate dalle città istriane tra cui la salma di S.Eufemia che però non restituirono a Rovigno ma venne conservata nella chiesa di S. Canzian.


8 ottobre 1381 - il feudo di Pisino è confermato a Leopoldo III dal vescovo di Parenzo


Trieste la Città Vecchia

7 agosto 1382 - I signori di Duino, per Leopoldo III d'Asburgo duca d'Austria, penetrano a Trieste, che si darà a Leopoldo III "Il Pio" d'Asburgo. Tale Atto di Dedizione verrà accettata il 30 settembre 1382. Inutile dire che la Dedizione venne fatta per evitare di finire di nuovo sotto il controllo di Venezia, vista la debolezza del suo signore nominale, il patriarca di Aquileia.

lo Stemma di Trieste
"asburgica"

1388 - si costituisce a Rovigno la confraternita di San Tomaso.

fine XIV sec.
- a tale periodo risale la costituzione a Rovigno della Confraternita di San Niccolò o "dei marineri" che si radunava nell'omonima chiesetta.


1394
- Venezia acquisisce Raspo, nei pressi di Pinguente, e vi trasferisce il comando militare riunificato, che da allora prenderà nome di Capitano di Raspo e tale dicitura conserverà anche quando durante la guerra austro-veneziana la sede verrà distrutta e il Capitanato trasferito a Pinguente (1511). Dai veneziani Raspo ed il suo castello era tenuto in grande considerazione tanto da esser chiamato "Clavis totius custodiae Histriae" in quanto era posto su uno dei tre valichi di passaggio fra la regione carsica e l'Istria.

1397 - lettera da Ancona a ser Cholane de Fanfona di Zara:

     Al nome de Diu amen 1397 de lulu. Pare me chiarisimu facuue a sauiri che parun del nauiliu Aligiritu non-e
  pagatu del nolu perchì non potì chatar dinari di pagar lu nolu, salv’àno abudi duhati 4 in pireçencia di Polu
  Dobirovacu. Saldada la raçun in pireçencia di Polu Dobirouacu,  resta-i dar duchati X: pireguue daçi tigi.
  Vostiru fiol Firancisch saluta in Anchona

Si tratta di una delle poche attestazioni di Dalmatico zaratino che più o meno può tradursi così: "Nel nome di Dio amen 1397 di luglio - Padre mio chiarissimo vi faccio sapere che il paron di barca Algirito, non è (stato) pagato del nolo (dovuto) perchè non posso raccogliere denari da pagargli il nolo, salvo i 4 ducati (che) hanno avuto in presenza di Paolo Dobirovaco. Saldato il conto in presenza di Paolo Dobirovaco. Restano da dare ducati dieci: prego di darli voi. Vostro figlio Francesco vi saluta in Ancona". (in Das Dalmatische" di M. Bartoli)

1398-1399 - ad Isola d'Istria  il notaro e cancelliere Pietro Campenni di Tropea, al servizio del  veneto podestà, redige in una bella calligrafia gotica un codice composto da 285 fogli di pregiata pergamena contenente la Commedia di Dante con il commento di Benvenuto da Imola.

1399 - estinzione del casato Duinate, i cui possedimenti, tra Bersaz e Fiume passano ai feudatari tedeschi Walsee.


La Repubblica di Venezia nei secoli XIV-XV

6 maggio 1401 - una volta a conoscenza che le amate reliquie di Santa Eufemia erano state rese dai genovesi ai veneziani, secondo quanto stabilito dal trattato di pace di Torino del 1381, la Comunità di Rovigno subito si era adoperata per un loro ritorno inviando una delegazione di notabili a reclamarne la reliquia a Venezia, visto che questa sembrava avere tutta l'intenzione di tenersele per sè. La delegazione tanto fece e tanto perorò che alla fine il Veneto Senato cedette: "Ad istanza degli abitanti di Rovigno si delibera la restituzione a quella terra del corpo di S. Eufemia protettrice da 700 anni della medesima, asportatone da Genovesi quando presero Rovigno al tempo dell'ultima guerra e trasferito a Chioggia, quindi a guerra finita a Venezia (da Saraceno Dandolo) nella Chiesa di S. Canciano"

18 maggio 1401
- infine "sovra apposito naviglio decentemente addobbato" le sante reliquie di Santa Eufemia partirono da Venezia alla volta di Rovigno ma, come dice il cronista: "... già la nave carica del Sacro tesoro movea verso il golfo di Trieste, quando fu colta all'improvviso di sì forte burrasca che le fu d'uopo riparare a Valfaburso, che è quell'amenissimo e spazioso seno di mare, il quale diviso dalla Val Saline e formato dal monte di Saline, si sporge poi in mare, a guisa di promontorio, di fronte all'altro denominato Punta di Croce.... Abbonacciatosi frattanto il mare, il naviglio approdò felicemente a Rovigno; dove con somma riverenza e letizia universale, fu accolta la preziosa urnetta e riposta nell'antica sua arca marmorea". Così dopo 22 anni la santa faceva ritorno nella sua Rovigno:
                                                                                                           

Il Corpo di Santa Eufemia
18 maggio 1406 - in ricordo dell'approdo sicuro ricevuto, dopo che la nave che riportava le reliquie di Santa Eufemia aveva corso il rischio di affondare per la burrasca che l'aveva colta nelle acque del Golfo di Trieste, i riconoscenti rovignesi edificano una chiesetta dedicata a Santa Eufemia in Saline a cinque anni esatti dall'avvenimento.

9 luglio 1409
- Ladislao Re di Napoli - figlio di quel Carlo di Durazzo assassinato dopo 39 giorni dall'incoronazione quale Re d'Ungheria - salito anche lui sull'infido soglio d'Ungheria, pensò bene di cedere a Venezia per 100 mila ducati la città di Zara, Pago, Novegradi ed i diritti della corona magiara sulla Dalmazia visto che i soldi gli servivano per le sue mire in Italia.

inizi XV Sec. -  a Rovigno opera un maestro pubbllico tale Bartolo da Camerì.

31 luglio 1409 - i Veneziani entrano solennemente a Zara accolti, questa volta, in maniera entusiastica. Era bastato un cinquantennio di dominio magiaro per far rimpiangere Venezia. Tanto che il popolo zaratino, e la Dalmazia veneta tutta, prese a celebrare come una delle sue feste principali il 31 luglio che divenne il giorno della " Santa Intrada" sino alla caduta della Dominante.

5 settembre 1409 - Venezia con la ducale del doge Michele Steno concede agli zaratini la cittadinanza veneziana de intus. D'ora in poi Zara, da città ribelle per antonomasia, diverrà Fedelissima alla Serenissima seguendone le sorti sino alla fine: "Iadrenses in venetos et cives nostros de intus gratiose recepimus, et venetos et cives nostros de intus et fecimus et facimus", e subito dopo spiega che cosa significa: "pro venetis et civibus nostris in civitate nostra Venetiarum habere et tractare et haberi et tractari, jpsos et eorum quemlibet sincere benevolentie branchjis amplexantes et firmiter statuentes quod singulis libertatibus, benefitjis, immunitatibus, privilegjis et honoribus quibus alji veneti et cives nostri de intus gaudent et perfrui dignoscuntur, prefati nobiles, Cives et fideles nostri Jadrenses in Venetjis perpetuo gaudeant et utantur."

1411 - Sigismondo di Lussemburgo, che aveva sposato Maria d'Angiò "re" d'Ungheria (1387), sale al soglio imperiale al posto del fratello Venceslao I. Subito dopo dà inizio alla guerra con Venezia disconoscendo la legittimità della vendita dei diritti fatta da Ladislao.

1411 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Cristoforo.

9 novembre 1411 - gli ungheresi invadono il Friuli.

24 agosto 1412 - i veneziani sconfiggono a Motta di Livenza gli ungheresi ed occupano in Istria le cittadine di Buie, Portole, Rozzo, Colmo. Gli Imperiali occupano il castello di Montona credendolo di Venezia, scoprono con sorporesa che era presidiato da milizie patriarchine. Risultano infruttuosi anche i tentativi ungheresi di occupare le principali città istriane come Capodistria e Pola gli unici e poco significativi successi li ebbero a Dignano e Valle.


1412 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Bartolomeo.

1413 - Venezia occupa i porti della Dalmazia ed assolda Pandolfo Malatesta signore di Fano, Brescia e Bergamo per la guerra in corso contro gli imperiali senza però riuscire a raggiungere un successo decisivo.

18 aprile 1413 - a Trieste, dopo laboriose trattative viene stipulata una tregua di cinque anni tra l'imperatore Sigismondo e la repubblica di Venezia.

1416 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di Sant'Eufemia di Saline.

1418 - Muggesani (sudditi di Venezia), Duinati (sudditi imperiali) e Triestini (ufficialmente neutrali) si scambiano scorrerie.

Galea che procede a forza di remi Galea che procede a vele spiegate
1418 - in quell'anno si ha notizia che tale Pietro Renier operasse a Rovigno in qualità di chirurgo.

1439 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Giovanni Battista.

3 luglio 1420
- Albona, Fianona e Gemona si danno volontariamente a Venezia.

luglio 1420 - Il doge Tommaso Mocenigo ottiene la resa di Monfalcone il porto adriatico piu' settentrionale, chiamato "Occhio della Patria del Friuli". Muggia e Capodistria fanno atto di dedizione a Venezia che assedia e prende anche Pinguente, Albona, Fianona, Spalato e Cattaro. Tutto il Patriarcato è in mano veneziana. L'Istria viene così a trovarsi divisa tra Repubblica di San Marco e gli Asburgo a parte dei piccoli possedimenti dei Walsee:


6 settembre 1420 - le città dalmate di Spalato e Budua accettano il dominio veneziano.

10 ottobre 1423 - per far fronte alle ricorrenti epidemie di peste la Serenissima delibera l'istituzione di una apposita struttura ove accogliere gli appestati. La scelta cadrà sull'isola di Santa Maria di Nazareth posta vicina al Lido. Dalla storpiatura del termine Nazareth (Nazareto - Lazareto) - a cui forse contribuì il fatto che nell'isola di s. Lazzaro i veneziani usavano sin dal 1262 accogliere i lebrosi - si ebbe la nascita del termine lazzaretto, che come per Ghetto, si diffonderà in tutta Europa.


Il Lazzaretto Vecchio

1425 - Il Papa Martino V concede ai Canonici Veneziani di usare le zanfarde di pelle di ermellino nelle cerimonie solenni.

1427
- epidemia di peste a Trieste e in Istria.



1432 - il commerciante di stoffe veneziano Pietro Querini fa naufragio al largo della costa norvegese presso le isole Lofoten. In quella occasione scoprì lo stockfish nordico introducendolo a Venezia. Dalla dominante lo stoccafisso, che aveva la grande innovazione di conservare le capacità nutritive del merluzzo senza dover ricorrere alla dispendiosa salagione, si propagherà in tutta l'area veneta.

1437
- alla morte di Sigismondo di Lussemburgo la corona imperiale passa definitivamente alla casa d'Asburgo (fino al 1806).

1439 - di nuovo la peste flagella Trieste e l'Istria;

1439
- Con la morte del Patriarca di Aquileia Ludovico di Teck (1412-1439), che aveva senza successo tentato di riconquistare il Friuli, la Serenissima impose ai vertici della chiesa aquileiese una serie ininterrotta di esponenti del patriziato veneziano: il primo della lunga serie sarà il N.H. Ludovico Trevisan (1439-1465).

1442 - " S. Giovanni di Capestrano fonda il convento di S. Andrea dei M.O. sull'isola Serra presso Rovigno", (AAS)

19 maggio 1451 - costituzione a Venezia della Scuola di San Giorgio e Trifone degli Schiavoni.

1452 - a Venezia viene istituita una specifica Magistratura, il Provveditor ai Boschi, costituito inizialmente da un solo membro con lo scopo di invigilare sui boschi così necessari per fornire il legname per la flotta veneta.

29 maggio 1452 - Mehemed II conquista Costantinopoli. Il bailo Minotto, con gran parte della folta comunità veneziana, muore eroicamente nel tentativo estremo di difendere l'ex capitale bizantina.

9 aprile 1454 - La pace di Lodi pone termine alla guerra di successione per il ducato di Milano scoppiata nel 1452. Attorno al tavolo si ritrovarono il ducato di Milano, la Repubblica di Venezia. Firenze, lo Stato della Chiesa ed il Regno aragonese di Napoli. Per quanto riguarda Venezia stabiliva la restituzione dei territori precedentemente occupati dallo Sforza tra il Bresciano e il Bergamasco, ad eccezione di alcuni castelli. Alla Repubblica veneta rimaneva inoltre il dominio di Crema;


Lo stato veneto dopo la pace di Lodi
§
30 agosto 1454 - dopo la pace di Lodi viene concluso a Venezia un importante accordo tra la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano, la Repubblica di Firenze guidata dai Medici ed il Papa Niccolo V (1447-1455) a cui aderì anche il Re di Napoli Alfonso V d'Aragona oltre a vari staterelli italiani.

2 marzo 1455 - viene solennemente sancita la Lega Italica, ovvero l'accordo siglato a Venezia il 30 agosto dell'anno precedente, che stabilirà il reciproco aiuto in caso di attacco all'integrità di uno degli stati membri ed una tregua venticinquennale fra le potenze italiane che si impegnarono a rispettare i confini stabiliti.

1456 - grande moria in Istria. La peste colpisce in particolare Parenzo e Montona nell'anno dell'assedio dei turchi a Belgrado miracolosamente sconfitti da un esercito raccogliticcio sotto la guida spirituale di S. Giovanni da Capestrano.

1458 - Venezia istituisce la carica del Provveditore alle legne e boschi con lo scopo di invigilare sui boschi della Serenissima necessari per rifornire l'arsenale della materia prima essenziale per la costruzione delle navi da guerra vero fulclro della potenza veneziana.

XV sec - Venezia istituisce delle colonie di Morlacchi (popolazioni romanze slavizzate in fuga dai balcani minacciati dagli Osmani) a Buie (1449), Salvore (1463) e Castelveneto (1476), iniziando l'opera di ripopolamento dell'Istria che prosegue nei secoli XVI e XVII.

9 maggio 1462 - il titolo di Comune di Venezia viene sostituito da quello di Dominio o Signoria di Venezia.

1463 - scoppia una contesa tra Trieste e Capodistria da cui scaturirà la Guerra del Sale combattuta tra Trieste e Venezia, visto la soggezione di Capodistria alla città lagunare. A soccorrere Trieste prostrata, piu' che il suo nuovo protettore austriaco, sarà il papa Pio II, ovvero l'umanista Enea Silvio Piccolimini, che era stato vescovo della città giuliana.

11 marzo 1463 - Venezia ordina ai Comune di Isola, Muggia e Capodistria di partecipare alla costruzione di una " bastia" presso Digrignano, ovvero ad una barriera che avrebbe dovuto bloccare tutti i commerci da e per Trieste.

12 novembre 1463 - grazie alla mediazione di Pio II, che sacrificherà Rimini al filo-veneziano Pandolfo Malatesta, si sigla la Pace di Venezia. Trieste deve cedere Monte Cavo, San Servolo, Castelnuovo, offrire le proprie scuse, promettere di non interferire nel commercio e non esportare sale pena la distruzione delle saline. Trieste si dovette inoltre impegnare a rendere libero il transito che dall'interno portavano verso le cittadine dell'Istria veneta. Condizioni, naturalmente che privilegiarono soprattutto Capodistria, Isola e Pirano, stimolando e incrementando il loro commercio ed il contrabbando con i paesi dell'interno. Federico III premia Trieste per l'eroica resistenza concedendo un nuovo stemma con l'Alabarda ed i colori dell'Austria

3 luglio 1464 - Venezia distrugge le saline di Zaule.

1466 - i territori nord-orientali ex duinati, possedimento dei Walsee, passano per successione agli Asburgo e con loro anche la citta di Fiume


1467-8-9 - epidemie di peste a Trieste ed in Istria con Rovigno particolarmente colpita.

1468 - a Venezia la Magistratura del Provveditor ai Boschi, costituito inizialmente da un solo membro viste le nuove competenze viene portato a due membri.

13 febbraio 1468 - muore l'eroico patriota albanese Giorgio Castriota Scanderberg l'anima della resistenza contro l'avanzata turca. Molti albanesi cattolici troveranno rifugio nei territori veneziani. In particolare intorno a Zara troverà rifugio una forte comunità Arbanassi.


Miniatura di Sant'Eufemia
Codice Traslatio Corporis Beatae Euphemiae


1468-69 o 1484-87 - nel Codice membranaceo della Traslatio Corporis Beatae Euphemiae (tradizionalmente datato XIV-XV secolo ma che dallo stemma del N.H. veneto Soranzo è più precisamente databile in uno di questi 3 periodi: 1468 anno della  podesteria di Ludovico Soranzo; 1469 anno in cui fu podestà Francesco; 1484-87, anni in cui fu podestà Lodovico Soranzo) vi è questa rappresentazione idealizzata di Rovigno:




1469 - nell'autunno di quell'anno Skander pascià " dux et princeps imperatoris turcarum" entrò in Friuli con un grosso esercito che si spinse sino al Piave e giunse a 40 miglia da Trieste. Dal grosso dell'esercito si dipartirano alcune bande che fecero le prime sortite esplorative in Istria spingendosi sin sotto alle mura di Castelnuovo del Carso.

1470 - una forza di circa 8000 turchi compie un'incursione in Friuli toccando Basovizza e passando per Prosecco, Duino, e Monfalcone.

1471-72 - nella primavera del 1471 Beglerberg Isaac pascià con una forza di 15 mila uomini, dopo aver devastato la Carniola, comparve all'improvviso in Istria  nei pressi del Castello di Moccò - Montecavo facendo 350 prigionieri; stessa cosa accadde l'anno successivo con un'incursione che coinvolse gran parte della penisola istriana.

1473 - visto i tempi Venezia amplia ulteriormente l'Arsenale di Venezia apportando gli ultimi ampliamenti con la realizzazione di case residenziali esterne per i lavoratori, "forni pubblici" e di magazzini per i cereali (Darsena Nuovissima).


in quell'anno Cipro si da spontaneamente a Venezia.

1475 - Rovigno: "si fabbrica un Ospitale per ricovero dei poveri impotenti al lavoro di ambi i sessi, con una camera per forestieri" (AAS).

1476 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Sebastiano.

1478 - nell'aprile di quell'anno vi fu una nuova incursione turca che giunse a depredare l'Istria fino a Pirano.

1483 - Scomunica del papa Sisto IV contro la Serenissima per la guerra di Ferrara, scomunica che verrà revocato solamente nel 1485 dal nuovo papa Innocenzo III.

1483 - i 3 Auditori Nuovi alle scritture: Giorgio Pisani, Pietro Vetturi e Marco Sanudo visitano la Terraferma veneziana e l'Istria. Di questo viaggio abbiamo traccia grazie al manoscritto del  giovane Marin Sanudo, cugino di uno dei tre Auditori: "Itinerarium Marini Sanuti Leonardi filii patrici veneti cum Syndicis Terrae Firmae" . E' per noi  significativo quel che riporta il Sanudo su Albona, ultima delle cittadine istriane visitate dopo Capodistria, Pirano, Parenzo e Pola: "Albona è situata su uno monte in zima, par un falcone, belissimo ad veder da lonzi, circonda atorno mezo mio, fa fuogi 300, et 350 homeni da fati; è il patron San Zusto, et à chiesa, zoè la magior. Questo castello va in asender con vie pericolose et mal da disender. Questo loco è picolossimo; à tre porte: la granda, di la Cisterna, et una altra non si adopera et è serada. A' una piaza picola brutta stantia; à Podesta, era Josaphat Lion di Andrea F. Qui è tuti Schiavoni, et non sano latin, cossa che a mi era miranda...".

1484 - l’architetto e scultore Antonio Rizzo, proto a Palazzo Ducale, firma un contratto con i fratelli Zuanne e Simon di Rovigno per la consegna di sasso che poi venne impiegato nel Cortile d’Onore e nella Scala dei Giganti di Venezia


Domini della Repubblica Venezia nel 1494

fine XV inizi XVI secolo - Le famiglie appartenenti al Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno dall'epoca della sua formazione agli inizi del '500 erano: Bello, Brionese, Burla, Caenazzo,  Giotta, Leonardis, Pesce, Quarantotto, Segala, Spongia, Tagliapietra, Vescovi (poi de Vescovi e quindi Devescovi).

1484 - si costituisce a Rovigno la Confraternita della Beata Vergine della Neve.

1491 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Rocco.

1500 -
"Incendio dell'Archivio della Città - non si sa se fortuitamente, o come parlavasi, per oscura politica del governo" così nell'Effermeridi Ristrette di Rovigno degli Angelini.

2 ottobre 1501 - sale al soglio dogale Leonardo Loredan che reggerà le sorti di Venezia per un ventennio che sarà per la Serenissima uno dei suoi periodi più tribolati. Qui sotto il suo ritratto opera di  Giovanni Bellini nell'anno della sua elezione.


Leonardo Loredan (1436-1521)
Doge dal 1501 al 1521

1503 - giunge a Rovigno Giorgio Spavento, sovrintendente alla manutenzione della laguna e ai restauri della Basilica di S. Marco in Venezia, per concordare con gli scalpellini rovignesi la fornitura delle  pietre per l’ampliamento della chiesa di S. Salvatore a Venezia.

marzo 1508 - iniziano le ostitilità, con un'aggressione degli imperiali nel Friuli, tra Venezia e l'imperatore Massimiliano. La Serenissima risponde energicamente con le sue truppe sia nel Carso che nella Contea di Pisimo.

11 maggio 1508 - le truppe venete conquistano Duino, Gorizia, Postumia, Pisino, Fiume e Trieste che fa atto di dedizione alla Serenissima.

giugno 1508 - Massimiliano visto l'andamento disastroso della guerra con Venezia è costretto a siglare una tregua triennale rinunciando a tutti i suoi domini sull'Adriatico.

10 dicembre 1508 - si forma nella cittadina francese di Cambrai (Hainault), nel Nordest della Francia, tra papa Giulio II, l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo (che non rispetta la tregua triennale appena firmata), Luigi XII re di Francia e Ferdinando re d'Aragona la lega antiveneziana conosciuta come Lega di Cambrai.per arginare la potenza della Serenissima che in Italia era al suo apogeo.


Luigi XII Re di Francia

1 marzo 1509 - il Papa Giulio II lancia la scomunica contro i veneziani... "et li mese per ribeli de santa gesia, et chi li amazava fose asolto de colpa et de pena, et in ogni logo del mondo che se atrovino vinitiani cum marchadantie, che ogniuno le potese tor impune et amazarli et venderli, come che li fossino s'ciavi..."

14 marzo 1509 - scoppia un incendio all'Arsenale di Venezia.


Venezia accerchiata dai firmatari della Lega di Cambrai
                                                                                                                                  

maggio 1509 - scoppia la guerra tra Venezia ed i firmatari della Lega di Cambrai, ovvero tutte le maggiori potenze dell'epoca coalizzate contro la Serenissima: Papa Giulio II, Massimiliano I d'Austria, Luigi XII Re di Francia, Ferdinando il Cattolico Re di Spagna, l'Ungheria, il ducato di Ferrara e quello di Savoia.

14 maggio 1509 - i veneziani subiscono nei pressi di Agnadello, un piccolo villaggio della Ghiara d'Adda, una dura sconfitta contro l'esercito della Lega forte di 37 mila uomini, in gran parte composto da francesi e mercenari svizzeri. La sconfitta delle truppe veneziane nasce dal contrasto tra la stratregia troppo prudente del capitano generale Niccolò Orsini, teso ad aspettare gli avversari nel campo fortificato di Orzinuovi e la strategia di attacco proposta da Bartolomeo d'Alviano  (Bartolomeo dei Liviani).


Bartolomeo d'Alviano

1455-1515

Infatti mentre il d'Alviano procede in ordine sparso alla retroguardia con 400 lance ed i migliori fanti dell'esercito veneziano (5400 uomini), si scontra ad Agnadello con l'avanguardia dello Chaumont e del Trivulzio (500 lance e 6000 fanti svizzeri). Respinge i primi assalti ed infligge gravi perdite ai nemici; chiede soccorsi all'Orsini che gli risponde di ripiegare. Si attesta con lance, fanti e 6 pezzi di artiglieria su un piccolo argine posto su un letto vuoto di un torrente. I fanti veneziani avanzano respingendo i guasconi; si allungano però troppo sul terreno anche perchè la vicina colonna di Antonio Pio non si muove a colmare gli spazi e le cernite bresciane si scompigliano e si danno alla fuga. Sopraggiungono i rinforzi francesi comandati dal Connestabile di Borbone e dallo stesso re Luigi XII. La fanteria italiana del del Monte, di Zitolo da Perugia e di Saccoccio da Spoleto resiste per tre ore di fronte all'incalzare della cavalleria pesante; alla fine rimangono tutti  sul terreno. Il condottiero è ferito ad un occhio e si arrende nelle mani di Giovanni di Chabanne o del Vaudenesse. A Venezia è accusato della sconfitta senza mezzi termini; il re Luigi XII lo fa condurre a Milano nel Castello Sforzesco. Occorre dire che se il capitano generale, Nicolò Orsini, avesse dato ascolto alla richiesta d'aiuti di Bartolomeo d'Alviano molto probabilmente l'esito della battaglia sarebbe stato favorevole alle armi venete.



Le perdite veneziane assommarono a circa 6.000 uomini. Contemporaneamente gli austriaci del duca di Brunswik avanzavano nel Friuli ed il conte Cristoforo Frangipani (Frankopan) invadeva l'Istria scorrendo anche il territorio di Rovigno. La sconfittà segnerà il definitivo tramonto delle ambizioni espansionistiche della Repubblica di San Marco sulla terraferma italiana.

febbraio-aprile 1510 - l'istriano Damiano di Tarsia, già castellano di Castelnuovo, al comando di 500 fanti ed alcuni pezzi d'artiglieria, unitosi a Parenzo con le truppe del Provveditore Francesco Pasqualigo forte di 600 fanti e 4000 contadini, conquista alcune fortezze agli imperiali, fra i quali Rignano (messa a sacco) e Vermo; attacca indi Pisino, difesa da 100 fanti e 50 terrazzani, ma presto si deve ritirare a Piamonte. Nell'aprile tenta un secondo infruttoso attacco a Pisino.


Il castello di Pisino - entrata principale (disegno A. Cherini)

1510 - Giulio II, spaventato dalla preponderanza francese, si stacca dalla lega, assolve Venezia dalla scomunica che le aveva scagliato contro l'anno prima e si allea con quet'ultima contro Luigi XII.

1511 - incursione turca nel goriziano ed in Istria ove giungono fin sotto Pisino che però resiste. Verranno poi sconfitti presso la gola di Vermo.

26 marzo 1511 - un forte terremoto scuote il Friuli arrivando a toccare anche Venezia: "A dì 26 marzo, di mercore, a hore 20 e tre quarti. Hessendo il tempo non molto quieto, a l'improviso vene in questa cità di Veniexia uno grandissimo terramoto, che pareva che le caxe ruinasse, li camini si moveano, si aprivano li muri, li campanieli si piegavano, le cosse in alto poste caschavano, l'aqua ne li rij bogiva, come fusse al focho posta, e cussì in canal grando; e, dicitur, in alcuni canalli, hessendo alhora l'aqua grande, venuto il terramoto, si sechoe, adeo pareva fusse grandissimo secho. Duroe questo terremoto per spazio di un miserere, chè fu sensibile et oribelissimo, considerando in quanto pericolo erano gli habitanti in questa cità, insolita a simel teremoti, et za più anni non sentito" (I Diarii di Marino Sanudo, tomo XII, pubblicato per cura di N. Barozzi, Venezia 1886, p. 79);

Anche Trieste fu interessata dal maremoto: la popolazione fu costretta a rifugiarsi sulla collina di san Giusto mentre le banchine del porto, ampi tratti delle mura e numerose case crollarono sotto l'infuriare degli elementi. 

21 febbraio 1513 - muore papa Giulio II l'ispiratore della lega anti veneziana.

23 marzo 1513 - nel giro di alleanze che sfalda la Lega di Cambrai Venezia firma a Blois un trattato di alleanza col Re di Francia.

14 settembre 1515 - vittoria dei franco-veneziani a Marignano (ora Melegnano) contro gli Svizzeri che controllavano Milano. Gli alleati della federazione elvetica (imperiali, spagnoli e pontifici) avevano lasciati praticamente soli gli svizzeri ed anche se questi ultimi, combattendo con la solita valentia e ferocia, erano riusciti a tenere in scacco la forte armata di Francesco I,  non poterono far fronte all'arrivo della cavalleria veneziana comandata dall'irruente d'Alviano che, col loro solito impeto, attaccarono lo schieramento svizzero alle spalle sconvolgendone l'assetto e contribuendo alla loro decisiva e cruenta sconfitta.


Particolare del dipinto sulla Battaglia di Marignano
attribuito a Maître de la Ratière

1516 - il dalmata Gian Francesco Fortunio nativo di Selve (Zara) da alle stampe ad Ancona per i tipi di Bernardin Vercellese le Regole grammaticali che, come dice l'autore stesso, costituiscono la "prima volgare grammatica " ovvero la prima grammatica della lingua italiana (9 anni prima del Bembo) basata essenzialmente su due autori: Dante e Petrarca. L'opera avrà una grande fortuna con ben 14 ristampe tra la prima edizione ed il 1522.

3 dicembre 1516 - Venezia giunge infine ad un accordo con Massimiliano d'Austria.

1518 - vien stampato per la prima volta il fortunato libro "Viaggio da Venetia al Santo Sepolcro, et al Monte Sinai. Col dissegno delle Città, Castelli, Ville, Chiese, Monasterii, Isole, Porti & Fiumi che sin là si ritrovano" di padre Bianco Noè, veneziano.


                         

VENETIA

HIERVSALEM

aprile 1519 - il corsaro Avait Rais esce da Valona con 3 fuste ed un brigantino e, dopo aver predato varie navi veneziane, nei pressi di Sebenico si imbatte nella galea della Serenissima, che sta conducendo a Costantinopoli il nuovo bailo Tommaso Contarini. Con la sua fusta (18 banchi e 100 uomini di equipaggio) va contro la nave veneziana e tenta di abbordarla. Viene attaccato, a sua volta, da uno schierazzo di Corfù accorso nel frattempo. A sua volta la galea veneziana investe la fusta con il rostro disalberandola per il forte urto. Avait Rais muore in combattimento per un colpo di bombarda come molti dei suoi. che si gettano in acqua in cerca di scampo; ne sono uccisi 9, nonostante i segnali di resa, e 45 prigionieri vengono invece imprigionati mentre vengono liberati gli equipaggi delle navi venete predate.

febbraio 1520 - la nave pirata, una fusta di 22 banchi, con 80 uomini a bordo, che già l'anno prima aveva depredato varie navi mercantili di Ragusa, Budua, Cattaro scorazzando nel Golfo di Venezia si scontra presso Cattaro con la galea della Serenissima comandata dal N.H. Giovanni Antonio Tagliapietra. Il veneziano conquista la nave, mettendo ai ferri l'equipaggio facendo impiccare il comandante, il pirata Giorgio Moro, a Dulcigno.

1521 - morto Massimiliano I i veneziani possono finalmente siglare col nuovo imperatore Carlo V, a Vormazia, il trattato di pace conosciuto come Trattato di Worms, in cui pur acquistando dei piccoli territori in Istria, sono costretti a rendere Aquileia e Gradisca ed altre terre nella Carsia. 

1523 - Matteo qm. Giovanni da Bergamo, « maestro dei corrieri della Repubblica Veneta », ottiene dalla serenissima il permesso di gestire le poste a cavallo fra Roma e Venezia.

29 agosto 1523 - Pubblicazione in Trieste, ed allegrezze per la pace tra Pontefice, Impero, Austria e Veneziani: "... Et però comandano che domane ogni homo venga in procession qual se fa per alegreza de tal pace, et ogni homo per cio stia alegro et de bona voglia, pregando Idio la confirmi in cielo et terra, a conservazione de la Catholica fede Christiana, et confusione et ruina de Turchi et Pagani inimici de la fede Christiana. Anchora se fara segni de alegreza in questa sera, fochi, sonar campane et tirar artelarie" (CDI, V, 1542).


1524 - in quella data incomincia l'arrivo a Segna dei primi "Uscocchi" Dalmati in fuga dalla marea turca che in molti punti era giunta sulle coste dell'adriatico. Sono questi ultimi che portano qui le conoscenze marinaresche necessarie ad iniziare la loro personalissima guerra di corsa. È infatti nello stesso anno si ha il primo attacco a delle navi commerciali turche nelle acque di Zara ed è anche l'inizio delle frizioni fra gli Uscocchi e la repubblica Veneta che stava tentando di mantenere la pace in Adriatico per non irritare il potente vicino.

24 giugno 1526
- "all'inizio dell'anno 1526, una ventina di famiglie morlacche era penetrata con le loro mandrie nel territorio di Rovigno, chiedendo di potersi qui stabilire" con la seduta del 24 giugno il Consiglio di Rovigno, presieduto dal podestà Gentile Contarini,  assegnò ai Morlacchi parte del territorio di Rovigno in località Lacoverzo, obbligandoli a formare un unico aggregato. il cronista Antonio Angelini precisa che "il Capo, o Zuppan di questa Villa, era eletto sin dal 1526 dal podestà e Consiglio dei Cittadini di Rovigno per ricerca di questi abitanti" (AAS). Era la nascita della Comunità Morlacca di Villa di Rovigno, in precedenza Villa di Sant'Antonio Abbate.

23 dicembre 1529 - la Pace di Bologna conclude il tribolato periodo innescato dalla Lega di Cambrai che nel corso della guerra ventennale ha visto un valzer di alleanze i cui gli ex nemici diventavano amici e viceversa.

1530 - il padovano di origine "giustinopolitana" Girolamo Muzio (Padova 1496 - Penneretta 1576) inizia a pubblicare gli scritti intitolati "Battaglia in difesa dell'italica lingua" opera che continuerà sino al 1573. Il Muzio, uomo di forte carattere, era detto "Il martello degli eretici e primo uomo d'Italia in materia di duello" e fu, secondo il Tiraboschi, "uno degli uomini più laboriosi che a quel secolo fiorissero".

30 luglio 1531 - Il doge Andrea Gritti approva il nuovo testo della Costituzione di Rovigno, esemplificato su quello precedente risalente al XIV-XV secolo, essendo andato perduto il testo originale e le sue copie ridotte in pessimo stato.


Andrea Gritti
doge
dal 1523 al 1538

1535 - Pace di Trento che sancirà il confine in Istria tra Venezia ed Austria sino alla caduta della Serenissima.

1537 - molti fuoriusciti dall'entroterra bosniaco e dalmata in fuga dal potere turco ottomano si erano rifugiati nella fortezza di Clissa, cittadina dalmata ove si distinsero in funzione anti-turca sinchè la fortezza non fu costretta a cedere dagli attacchi ottomani. I supersiti si rifugiarono nella cittadina di Segna ove L'arciduca Ferdinando li accolse e li arruolò come soldati regolari. Fu la nascita ufficiale degli uscocchi (dal croato medievale uskok = assaltatore o fuggitivo) dato che la loro principale attività fu la guerra di corsa, su bassi e rapidi vascelli, contro il turco.


Die Ansicht von Klis entstand nach einer Vorlage
von Giovanni Francesco Camoci aus dem Jahr 1571

1540 - dopo la pace col turco non era più possibile per i veneziani chiudere un occhio sugli attacchi degli uscocchi contro i loro navigli tanto piu' che alle volte  gli uscocchi non facevano distinzioni attaccando anche quelli veneti con la scusa che trasportavamo merce "turca". La repressione veneziana fu severa e vari uscocchi finirono impiccati. Da questi scontri nacque il "problema degli Uscocchi" che, protetti dagli asburgo, costituiranno una spina nel fianco per Venezia anche perchè al nucleo originario costituito per lo piu' da morlacchi si andaraono unendo avventurieri provenienti dai quattro angoli del mondo tra cui non mancarano gli "italiani" magari provenienti dai territori della stessa Serenissima per sfuggire a qualche condanna, ai debiti o altro.

1542 - si costituisce a Rovigno la Confraternita del Santissimo Sacramento. A partire da tale anno oltre ai bonavoglia incominciarono ad essere impiegati nelle galle venete galeotti condannati per reati comuni sulle così dette galere sforzate incatenati al remo così come i prigionieri turchi.

6 aprile 1545 - viene co-optato al Consiglio di Rovigno Domenico Bicchiacchi, tale aggregazione verrà confermata con ducale Pietro Lando del 27 luglio c.a.

30 novembre 1545 - violenta tempesta che nella mattinata colpisce Rovigno proprio durante la "Messa granda " con un fulmine che si abbattè sul campanile del Duomo di s. Giorgio e s. Eufemia atterandone la cima per scaricarsi in chiesa scagliando il celebrante ai piedi del podestà. Dal cronista apprendiamo che "... di tal sorta fu il calore, che tutti i peli del petto in giu' per la parte occulta sino alle coscie gli si bruciarono".

1547 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Salvatore.


dal sito

metà XVI secolo -  Venezia istituisce la nuova magitratura dei " Provveditori alle Fortezze" con l'incarico di "... aricordar, procurar et proveder che tutte le fortezze nostre et terre che a loro (provveditori) paresse essere de importanza siano fornite delle cose apportune et necessarie alla conservation di esse".

Al secolo XVI risale l'istituzione a Rovigno della Confraternita di S. Michele Arcangelo che radunava i "montagnari, cavadori, scalpellini" operante nella cittadina istriana.

1554 - Capodistria viene colpita dalla peste.

1555 - esce a Venezia "Le Lagrime di Capodistria, et la penitenza del Popolo, con una lettera al Padre dell' auttore Olimpo Gavardo. Di Domitio Gauardo Giustinopolita...In Venetia : ne la contrà de santa Maria Formosa"

1555 - Conrad Gesner, filologo di Zurigo, nella sua opera Mithridates che ha per sottotitolo De differentiis linguarum tum veterum tum quae hodie apud diversas nationes in usu sunt (Sulle differenze delle lingue sia vecchie sia odierne che sono oggi in uso presso diverse nazioni), dice: «In Adria versus Istriam, non procul Po1a, insula est, quam Velam aut Veglam vocant, bidui.. navigatione Venetiis distans, non parva, cuius incolas lingua propria uti audio quae cum finitimis Illyrica et Italica commune nihil habeat». Ovvero: «Nell’ Adriatico, verso l’Istria, non lontano da Pola, c’è un’ isola che si chiama Vela o Veglia, che dista due giorni di navigazione da Venezia, non piccola, i cui abitanti sento dire che parlano una lingua propria che non ha niente in comune con l’italiano e l’illirico delle vicinanze» Una ulteriore testimonianza dell'uso del dalmatico a Veglia che ne sarà l'ultimo bastione.

1555 - esce La Gazzetta di Venezia (o Gazzetta Veneta), il primo giornale ad utilizzare il termine "gazzetta" che tanta diffusione avrà in seguito in tutto il mondo. In origine questa parola designava una moneta veneziana di bassa lega d'argento del valore di due soldi, coniata dal 1539 sino alla caduta della Repubblica, nel 1797. Alla fine del Cinquecento a Venezia il prezzo di una copia di giornale era proprio una moneta da una gazzetta.

1556 - per ripopolare le campagne istriane spopolate dalle continue guerre e dalle epidemie di peste Venezia comincia ad insediare nei territori incolti gli esuli dalla Dalmazia e dai Balcani che fuggivano davanti al pericolo turco. A tale scopo istituirono nel 1566 un apposito ufficio con un Provveditore sopra i beni inculti.


L'Eridano opera del chersino
Francesco Patrizi (1529-1597)

1557 - anche Pirano viene colpita dalla peste.

1557 - si costituisce a Rovigno la Confraternita dell'Immacolata Concezione.

1560 - il Podestà e Capitano di Capodistria Vito Morosini nella sua relazione al veneto Senato proponeva di affidare il comando della cernida del territorio di Capodistria al Capitano dei Schiavi, poiché "pratico dei costumi e della lingua, che quasi tutti parlano schiavo, et non intendono fatto altra lingua". Il che lascia intendere come fosse mutato l'assetto etnico delle campagne del capodistriano a seguito della politica veneta di ripopolazione delle stesse.


  la tavola del Gastaldi anno 1560

1561 -  Francesco Guicciardini pubblica a Firenze "La Historia di Italia" presso l'editore Lorenzo Torrentino: "Io ho deliberato di scrivere le cose accadute alla memoria nostra in Italia, dappoi che l'armi dè franzesi, chiamate dà nostri pri­ncipi medesimi, cominciorono con grandissimo movimento a perturbarla..."


29 marzo 1561 -  a Capodistria da Antonio Santorio, nobile di Cividale del Friuli, e da Elisabetta Cordonia di antica famiglia capodistriana nasce Santorio Santorio.

1562 - Il corsaro barbaresco Acomat scorre le coste pugliesi con altri 2 corsari barbareschi, Deli Nasuf e Kara Mussa. Nei pressi di Siponto le loro 3 galee sono intercettate dalla squadra navale  condotta dal N.H. Filippo Bragadin. Le 3 galee sono prese dai veneziani ed i tre corsari sono uccisi. Sono liberati più di 100 schiavi cristiani.

1563 - "si costruisce in Rovigno la porta di terra d'ordine toscano". (AAS) ovvero una grande porta di stile toscano con doppi battenti e ponte in pietra, posta di fronte al breve canale che separava Rovigno dalla costa, che al calar delle tenebre veniva sprangato chiudendo la città tra le sue mura difensive che verrà chiamato Porton del ponte. Sulla porta viene scolpito con orgoglio il motto LO REPOSSO DEI DESERTI. Ovvero tradotto in un italiano moderno IL RIFUGIO DEGLI AFFLITTI.

1566 - si costituisce a Rovigno a Confraternita di S. Pietro o dei "pascaduri", una delle categorie più importanti della dinamica cittadina istriana.

30 aprile 1568 - l'imbarcazione che conduce il canonico rovignese Domenico Devescovi a Venezia, con le carte del Capitolo di S. Eufemia, fa naufragio. In tale occasione il canonico perde la vita e noi una gran messe di dati storici sulla Rovigno medioevale.


13 settembre 1569 - un terribile incendio scoppia all'Arsenale di Venezia, cuore pulsante della potenza marinara della Serenissima.


L'Istria del Bertelli - Anno 1569

27 - 30 marzo 1570 - Venezia respinge la richiesta turca, presentata tramite il çavuş Kubad, di cedere l'isola di Cipro al sultano, ottenendo in cambio una "formale dichiarazione di guerra". Sarà l'atto iniziale della Guerra di Cipro. Il Senato appresa la notizia dell'arresto del bailo Barbaro e dei mercanti Veneziani di Costantinopoli decide di: "fare l'istesso in Vinetia de' sudditi Turcheschi et delle mercantie loro, che erano in quella città, accioché in ogni caso le persone et facultà di questi rendessero più facile la recuperatione de' nostri huomini et de' loro haveri".

31 marzo 1570 - Rovigno invia 50 uomini per l'armamento delle galee grosse per la flotta veneta che si stava allestendo contro i Turchi.

16 maggio 1570 - subito dopo il ritorno di Kubad a İstanbul, la flotta ottomana lasciò le acque del Bosforo. Comandante in capo della campagna era il serdar Lala Mustafa pascià, mentre a capo della flotta vi era il visir Piyale pascià. Il 2 luglio venne conquistata Limassol, e si avanzò immediatamente di una ventina di chilometri verso Larnaca. 


Bisante in rame datato 1570 coniato a Cipro durante l'assedio. Al retto il leone marciano in moleca con la scritta:
PRO  REGNI  CYPRI  PRAESIDIO al rovescio la scritta: VENETORV FIDES INVIOLABILIS

25 luglio 1570 - i turchi pongono l'assedio a Nicosia.

9 settembre 1570 - i turchi dopo quasi un mese e mezzo d'assedio conquistano Nicosia e subito dopo Kyrenia e Baffo si arresero. I turchi non poterono godere appieno della vittoria in quanto tre delle navi che dovevano portare a İstanbul il bottino e gli schiavi vennero fatte esplodere da una donna che preferì dar fuoco alla santabarbara piuttosto che finire schiava ad İstanbul.

16 settembre 1570 - dopo aver conquistato le altre piazzaforti venete l'esercito di 200 mila turchi ed una flotta di 150 navi inizia l'assedio di Famagosta, l'ulimoa caposaldo veneziano di Cipro

22 settembre 1570 - I turchi completato l'accerchiamento della città schierano sulle alture circostanti millecinquecento cannoni ed alcuni obici giganteschi che tengono sotto il loro micidiale tiro sia la fortezza che i quartieri cittadini.

19 maggio 1571 - Lala Mustafà, che fino ad allora si è illuso di far cadere Famagosta per fame, decide di passare all'offensiva. Così all'alba del 19 maggio i millecinquecento cannoni turchi scatenano un bombardamento di potenza inaudita che si prolunga senza soste, notte e giorno.

21 maggio 1571 - nonostante le opposizioni della Francia e le rivalità interne alla fine, sotto la spinta della disperata situazione di Famagosta giunta allo stremo, viene siglata la Santa Lega i cui artefici furono essenzialmente Papa Pio V, Filippo II di Spagna e la Serenissima repubblica di Venezia il cui Doge all'epoca era Alvise Mocenigo.


San Pio V
Papa dal 1566 al 1572
(Michele Ghislieri)


8 luglio 1571 - il notaio Antonio Fachinetti redige un contratto tra i taiapera Zuanne Chatonar e Zorzi Iurizza con Giona Boccalino, architetto di Loreto, con il quale i due scalpellini rovignesi s'impegnavano a fornire la pietra d'Istria lavorata esattamente "circa lo disegno della S.ta Casa di loreto".

4 agosto 1571 -
dopo quasi un anno d'assedio i turchi possono entrare a Famagosta dato che Marcantonio Bragadin, cedendo alle pressioni della popolazione provata e dei suoi uomini oramai ridotti allo stremo, è costretto ad accettare i patti insolitamente generosi offerti da Mustafà Pascià, a cui lui personalmente non credeva. Infatti invece di concedere agli eroici difensori salva la vita e gli averi oltre agli onori militari Mustafà Pascià, esasperato per la morte del figlio e per essersi reso conto che un pugno di veneziani lo aveva tenuto in scacco per così tanto tempo fece massacrare a tradimento tutti gli ufficiali e deportare come schiavi i pochi soldati rimasti. L'eroico comandante veneziano venne scuoiato vivo dopo tredici giorni di atroci torture: settemila veneziani con 500 bocche da fuoco avevano tenuto in scacco oltre 200 mila turchi forti di 1500 cannoni infliggendo loro un pesante tributo di sangue: 50 mila turchi caddero sotto le mura di Famagosta, quanti all'inizio Lala Pascià aveva destinato per la conquista dell'intera Cipro.


Venezia - Basilica SS Giovanni e Paolo

Dieci anni dopo, la pelle di Marc’Antonio Bragadin – che era stata imbalsamata e portata come un trofeo a Costantinopoli – fu sottratta da un soldato di Famagosta, già schiavo dei turchi, e trovò riposo a Venezia, in un monumento nella basilica dei santi Giovanni e Paolo a Venezia.

16 settembre 1571 - finalmente rotti gli indugi, anche se oramai troppo tardi per soccorrere Cipro, le flotte riunite della cristianità salpano da Messina per ingaggiare battaglia contro il Turco.


7 ottobre 1571 - le flotta della Santa Liga promossa da Pio V costituiva una immensa macchina bellica: duecentosette galee, 6 galeazze e trenta navi a vela dotate complessivamente di 1.815 cannoni, 28.000 soldati, 12.920 marinai e 42.500 rematori al comando di Giovanni d'Austria., fratellastro di Filippo II. Gli altri comandanti erano Marcantonio Colonna, Gianandrea Doria e Sebastano Venier. La flotta turca contava 222 galee e 60 galeotte 13.000 marinai, 41.000 rematori, 34.000 soldati armate però soltanto con 750 cannoni al comando di Alì Pascià .


Marcantonio Colonna - Giovanni d'Austria - Sebastiano Venier

Va detto che Venezia forniva il nerbo dello schieramento cristiano: centocinque galee veneziane con novecentocinque cannoni, undicimila e duecento soldati e settemila marinai, con in più l'arma segreta: le sei galeazze, comandate da Francesco Duodo, che costituivano delle vere fortezze galleggianti (erano dei mostri lunghi 70 metri per 16 di larghezza) che costituirono il grimaldello che scardinò la munita flotta avversaria, am che proprio per l'immensa mole dovevano venir trainate verso lo schieramento avversario dalle galee tradizionali più agili e remiere .


galeazza veneta - Giacomazzo 2001

Utilizzate a coppie furono poste avanti di circa un chilometro alla flotta cristiana per sfruttare al massimo l'innovazione delle batterie poste sulle fiancate delle galeazze per scompigliare col fuoco laterale l'avanzante flotta turca lanciata all'attacco dello schieramento cristiano.



Lo scontro tra i due immensi schieramenti avvenne alle Curzolari e passerà alla storia col nome di Battaglia di Lepanto. Allo scontro parteciparono anche varie galee istriane e dalmate con propri equipaggi,  inquadrate nell'armata navale veneta, al comando di Sebastiano Venier. Vedi lo studio di Patrizia Lucchi.



Lepanto, per i turchi, fu un'ecatombe: circa duecentomila morti tra marinai e soldati, periti tutti i comandanti tranne Ulugh Alì (Occhialì), diecimila feriti, ottomila prigionieri, ottanta galere bruciate o affondate e centodiciassette catturate. Da parte cristiana si contarono circa ottomila morti ed altrettanti feriti, quindici galere perdute e quasi tutte le altre gravemente danneggiate tranne quelle di Giannandrea Doria che comandava l'ala destra o settore genovese, sul cui comportamento peserà piu' di un sospetto di collusione col nemico o per lo meno di aver voluto risparmiare le sue "preziose" galee.... Tutto il contrario di  Agostino Barbarigo, l'ammiraglio della flotta veneta comandante l'ala sinistra o settore veneziano, che combattè  "tan valorosamente, que de ello abrà con razon perpetua memoria" nonostante un dardo turco lo avesse colpito ad un occhio, portando i suoi ad una sanguinosa vittoria e solo allora si concesse il lusso di morire.

il settantacinquenne Sebastiano Venier
nel pieno della battaglia a capo scoperto 
e con le pianelle ai piedi per la gotta.

La vittoria però non sarà sfruttata proprio per i contrasti tra gli alleati, in particolare Filippo II, che non volevano favorire troppo la Serenissima. Onfrè Giustinian che con la sua galera per primo portò la notizia della strepitosa vittoria a Venezia verrà insignito del titolo di Cavaliere di San Marco.

1572 - Venezia allestisce a Corfù uno dei primi ospedali militari del mondo. La struttura infatti era adibita "... a sollevatione et beneficio de poveri soldati et galeotti".

13 marzo 1572 - il Procuratore e Capitano Generale da Mar, Sebastiano Venier, invia al doge Alvise Mocenigo un attestato di benemerenza per il sopracomito Colane Drasa di Ossero che nella battaglia di Lepanto aveva comandato la galea Chersana recante l'insegna di San Niccolò con la Corona.

1572
- l'eco della grande vittoria delle armi cristiane contro la mezzaluna fu assai vasta in particolare nei territori della Serenissima che, come abbiamo visto, ne aveva sostenuto il peso maggiore. Una testimonianza è questo quadro di Natale Bonifacio di Sebenico (1537-1592):


(ora nel civico museo di Rovigno)

14 giugno 1574 - il Podestà di Rovigno, N.H. Piero Malipiero, stabilisce che "A toglimento degli abusi introdotti nel consiglio,..., la privazione per 10 anni di sedere in quello  a chi sotto qualsiasi motivo, colore o pretesto domandasse o promettesse il voto per ottenere cariche con promessa o patto di dare o ricevere un pranzo, od altre cose. Almeno in adesso non si adescano i voti!". (Antonio Angelini, in Alcuni Podestà Veneti di Rovigno).

11 giugno 1577 - sull'onda della strepitosa vittoria ottenuta a Lepanto l'ottuagenario Sebastiano Venier (1496-1578) viene eletto Doge.


Sebastiano Venier
Doge dal 1577 al 1578

1577
- il Capitano veneziano N.H. Almorò Tiepolo cattura cinque cittadini di Zara e Sebenico facendoli impiccare con l'accusa di collusione con gli uscocchi.

1578 - il provveditore del Golfo, N.H. Luigi Balbi, per controbattere le azioni di pirateria degli uscocchi, assedio Segna con 5 galee per impedire il rifornimento della città dal mare. Inoltre, devasta le saline di Trieste, controllate dagli austriaci che proteggono gli uscocchi.

4 marzo 1578 - "Il Provveditor sopra le Artiglierie faccia consegnare un moschetto al guardiano dei Francescani dello scoglio di Sant'Andrea sotto Rovigno per sicurtà contro i corsari, di una torretta da essi fabbricata sopra detto scoglio". (Consiglio dei X. Comuni. 33°, c. 125)

1579 - Venezia crea la carica di Provveditore dell’Istria, che aveva facoltà di distribuire le terre e di giudicare le controversie che potevano insorgere tra i nuovi abitatori delle campagne istriane, o tra questi e i vecchi abitanti.

1580 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di S. Martino o degli agricoltori (sapaduri).

3 luglio 1582 - "Sieno mandate in Istria: 6 barili di polvere grossa, due di fina, la quantità di ballotte che sarà necessario per tutta l'artiglieria, un cannon da 50, 150 corazine, 150 celate, 50 spade, 30 archibusi e sei archibusoni con loro fornimenti." (Consiglio dei X, Comuni, 36°, c. 121).

1584 - "VIAGGIO DE LE PROVINCIE /DI MARE DELEA SIGNIORIA DI VENETIA COMInciando da essa Venetia sino in Candia con tutte le terre turchesche..." opera di "ANGIELO DEGLI ODDI PADOVANO" stampato "IN VENETIA DEL M.D.L.XXXIIII "

   
Veduta di Rovigno
               
Veduta di Pola
1584 - Venezia costituisce a Capodistria un Tribunale di 2° Istanza. In precedenza tale funzione era esercitata dal tribunale di Venezia od eccezionalmente dal Capitano del Pasenatico. La giurisdizione di questo tribunale d'appello andava dall'Istria veneta alle isole di Cherso e Lussino.

1584 - fuste uscocche corseggiano nell’alto Adriatico, penetrano nelle acque vicine a Ravenna, prendono 2 barche di Chioggia e fanno schiavi tutti i passeggeri ed i marinai che cadono nelle loro mani. Il consiglio dei Savi manda il Capitano del Golfo il N.H. Antonio Giustinian alla loro ricerca con la sua galea.

1584 - risale a tale data il bell'affresco che orna il corridoio antistante l'atrio della sala del Consiglio di Rovigno. Come si può vedere ai lati di una Madonna con Bambino ritroviamo i due patroni di Rovigno: Sant'Eufemia recante la palma del martirio e una rappresentazione simbolica della città istriana e San Giorgio con la sua tradizionale lancia che sconfigge il drago imbracciante lo scudo bianco con l'omonima croce. In basso lo stemma di Rovigno tratto proprio dallo stemma del primitivo santo Patrono.

Affresco antistante la Sala del Consiglio dei Cittadini o Nobili di Rovigno. Al centro
la Madonna con bambino ai lati i co-patroni Sant'Eufemia e San Giorgio.

l'affresco reca anche gli stemmi dei dogi Nicola da Ponte (1578-1585) posto sulla sinistra e Michele Steno (1400-1413) il primo come doge in carica ed il secondo come segno di gratitudine in quanto nel 1407 aveva nominato N.H. veneto Giorgio Benzono avo del Podestà di Rovigno allora in carica, Scipione Benzono:

GEORGIVS BENZONO CREME PANDINI
MISANI ET AGNADELLI COMES ET DNS
CREATVS FVIT NOB. VEN. A SERENIS.
MICHAELE STENO MCCCCVII
  SCIP. BENZ. RVB. PRAET. GRATITVDINIS 
GRATIA EREXIT
MDLXXXIV

20 settembre 1586 - il Podestà di Rovigno Marin Boldù, stante la parte presa il giorno precedente dal Consiglio di Rovigno, incarica i signori Zusto ed Antonio Sponza di ricarsi quali Nunzi "a piedi di Sua Serenità, & umilmente eponer a nome di tutto questo Popolo il torto grandissimo usato dall'Ill. e Rever. Signor. Cesare de Nores Vescovo di Parenzo per aver interdito la Chiesa il giorno di Mad. S. Euffemia fu Marti pross. pass. 16. dell'instante Mese, non facendo sonar le Campane,  nemmeno permettendo, che alcuno vadi in Chiesa ad udir le Sante Messe & Divini Officii, portando il Corpo del Nostro Signor M. Jesu Cristo senza sonar campana, nè meno tuor le Cere giusto l'ordinario con non poco tumulto & mormoratione delli Abitanti, & anco delli forastieri, continuando tuttavia in tal sua opinion,  e ciò solum per causa, che il detto giorno di Mad. S. Euffemia dopo Vespero giusto l'ordinario di questa Terra si ha fatto Festa & ballado, volendosi ingerir con tal mezzo nell'autorità temporal, e facendo bisogno comparer dinazi l'Illustr. Legato, & a Roma a Piedi di Sua Santità per tall'innovità, acciò cessi sua Signoria da tal sua intenzione, & così eseguirsi. In quorum fidem &c.". Uno dei tanti screzi tra Rovigno ed il vescovo parentino.

10 giugno 1589 - "Si da ordine al Podestà di Rovigno che lasci estrarre da quella terra una barca di pietre per la fabbrica della Santa Casa di Loreto" (S.M. carte 45)

24 giugno 1589 - "Che il Podestà sudd. lasci estrarre da Rovigno, a richiesta del Nunzio di Sua Santità, una barca di pietre per i bisogni della Città di Fermo, pagando gli agenti  di questa il dazio consueto". (S.M. carte 48 tergo)

29 settembre 1589 - secondo l'atto emanato dal Provveditore Veneziano Lodovico Memo i Morlacchi di Villa di Rovigno "... ebbero investitura e possesso in perpetuo di boschi pascoli e luoghi incolti nel proprio rispettivo territorio, verso l'obbligo di far coltivare in 5 anni la parte coltivabile e gli olivi incolti e selvatici, e il restante possedere in comune e indifferentemente dagli abitanti già ingrossati, per bisogno della gran quantita del loro bestiame sì grosso che minuto". (AAS)

25 agosto 1591 - "Che le cariche di Caorle, Rovigno e Parenzo intimino a quei sopracomiti, che si trovino vicino alle loro giurisdizioni, di portarsi presso al Cap. contro Uscocchi, a cui è affidata per ora la custodia del Golfo". (S.M. carte 79)

28 agosto 1591 - "Si delega al Capit. di Capodistria l'esame di una sentenza pronunciata dal Rettore di Parenzo contro i morlacchi abitanti in quel territorio calunniati dai Canonici e Comunità pur di Parenzo, la quale sentenza consistente nelle pene di bando e danari fu tagliata daglia Avogadori di Comuni." (S.M. carte 84 tergo)

12 ottobre 1591 - "Non avendo il Podestà di Parenzo peranco obbedito agli ordini di questo consiglio 13 luglio e 28 decorsi, ma continuando ad opprimere con nuove sentenze quei poveri morlacchi, si ordina allo stesso di non inframmettersi punto nelle cause di questi, e di eseguire subite gli ordini suddetti" (S.M. carte 106).

1592 - "...nuove colonie passano dall'Albania negli agri di Parenzo, di Pola e di Rovigno". (AAS). 


PARENS, sive PARENTIUM vulgo PARENZO, 1576

1592 - si estingue la famiglia Giroldi originaria di Pola che aveva il feudo di Calissedo o Giroldia. Resosi vacante il feudo venne reclamato dalla Repubblica Veneta per gius di Principato.

1592 - Venezia, vista la loro crescente attività piratesca istituisce il Provveditore Contra Uscocchi.

1592 - il N.H. Almorò Tiepolo, nominato provveditore generale della Dalmazia, per combattere la minaccia uscocca, arruola 1.000 fanti reclutati in Romagna la metà dei quali agli ordini di due famosi fuorilegge, quali Marco Sciarra e Battistello dall’Aratro, attaccando le loro postazioni fortificate e mettendole a ferro e fuoco. Assale Carlistot, nel territorio controllato dall’arciduca d’Austria; occupa la località dopo un intenso bombardamento e ne fa impiccare i difensori, iniziando dal capitano della città e dal suo luogotenente. Gli uscocchi vengono difesi alla corte pontificia da un domenicano di Lucca, che minimizza le loro azioni ai danni della Serenissima ed amplifica, nel contempo, la loro attività piratesca contro i turchi.

18 giugno 1592 - "Continuando le oppressioni esercitate sui poveri Morlacchi del territorio di Parenzo da quegli abitanti, ed essendo necessario anche per la coltivazione di quei luoghi dar modo ai suddetti di poterli difendere davanti ai giudici ed in luogo sicuro, si stabilisce che tutte le difficoltà  così civili, come criminali tanto principiate fin' hora a trattare davanti li Podestà nostri di Parenzo, Cittanova et altri lochi nell'Istria, quanto quelle, che nell'avvenire si potessero principiare; et così ogni difficultà vertente sopra dispensationi di Terreni, o qual si voglia altro atto così di cognitione, come di essecutione, dove si tratti l'interesse de' Morlacchi, et loro fameglie, siano commesse, et delegate tutte al Cap.° nostro di Raspo... che avrà la medesima autorità, che avevano li Provv. nostri nell'Istria" (S.M. carte 34). "Si ordina ai Podestà di Parenzo, Cittanova e Rovigno che rimettano alla carica di Raspo la trattazione di tutte le cause relative ai morlacchi già iniziate o che insorgessero in appresso" (S.M. carte 34 t.°). Ovvero le competenze del Provveditore dell'Istria passano al capitano di Raspo, ufficiale veneto che, a differenza dei primi due, risiedeva sul territorio. I benefici fiscali erano significativi: per cinque anni era concessa ai coloni l’esenzione da ogni tributo; inoltre, Venezia concedeva crediti per l’acquisto di bestiame, sementi, e per la ristrutturazione delle dimore. I crediti sarebbero stati recuperati solo raramente, per le difficili condizioni del contesto e per le grandissime capacità elusive dei nuovi arrivati.

29 giugno 1592 - "Che il Podestà di Rovigno ordini coll'autorità del Senato e qualunque capo da mar o sopracomito si portasse nella sua giuridizione di passare subito agli ordini del Provv.r Generale in Golfo contro gli Uscocchi" (S.M. carte 44).

27 luglio 1592 - nuovo interessamento del Veneto Senato a fronte della supplica di Jure (Giorgio) Filippino e altri morlacchi contro i canonici del capitolo cattedrale di Parenzo che intimava loro il  pagamento delle decime.

31 dicembre 1592 - " Gli impiegati di Rovigno rinunciano alla metà dei loro salari per pagare i debiti del Comune" (E.R.R)

1592 - il Capitano del Golfo, N.H. Giovanni Bembo con 15 galee, 30 barche lunghe ed 800 soldati, fra italiani, croati ed albanesi cerca di porre un freno alle scorrerie uscocche. Per fare ciò controlla i porti di Fiume e di Trieste, sotto dominio dell’arciduca d’Austria, assale in il castello di Novi dei conti Frangipane e minaccia tutte le località che danno loro asilo. Il Bembo attacca poi un forte contingente di circa 700 uscocchi, fra cui 70 archibugieri tedeschi del presidio austriaco di Segna, e li costringe a rifugiarsi nel porto di Rogovizza, nei pressi di Sebenico; questi però, approfittando di una forte sciroccata che scompagina la flotta veneziana, sfuggono al blocco navale svicolando nottetempo con le loro agili barche.

23 marzo 1593
- con un decreto del Veneto Senato si istituivano le “cernide” venete ed istriane, ovvero la milizia territoriale a cui Venezia ricorreva in caso di necessità (forza che raggiunse circa le 24 mila unità).

1595 - il teologo domenicano Serafino Razzi (Marradi 1531 -1611) pubblica a Lucca per i tipi di Vincenzo Busdraghi "La Storia di Raugia", ovvero la storia della repubblica di Ragusa di Dalmazia dalle origini sino al 1400. Al Razzi,  appartenente al convento di S. Marco a Firenze, si devono anche opere di teologia, filosofia ed agiografia.



14 febbraio 1595 -
il conte Nicolò Clococich, capo dei morlacchi dalmati, si lagnava presso le autorità venete per le molestie subite da parte dei Rovignesi. In quell'anno Rovigno contava 2.800 anime. Il Senato veneto commetteva il Capitano di Raspo di dirimere la questione come si conviene.


1595 - Porto di Rovigno dalla Carta 
dell'Adriatico di Willem Barents

1595 - il Capitano Antonio Giustinian, sorprende nell’isola di Dravenicco, nei pressi di Traù, una banda di uscocchi, li disperde e ne cattura 17 che farà decapitare esponendo le teste in luogo pubblico a futuro monito per i loro compagni..

27 maggio 1596 - "Essendo ancora pendente dinanzi alla Sig.ria una supplica dei morlacchi, abitanti nell'Istria, colla quale ricercano che - sia delegata alli X Savij del Senato un spazzo seguito in loro assentia a favor di quella Communità (Rovigno) di sententia fatta dall'ultimo Cap.io di Raspo. - per la quale è voluto che questi nuovi abitanti siano esenti dal - pagar angarie et altre regalie - e tuttavia avendo il Pod. di Rovigno in questo tempo proclamato trentasei bandi contro detti morlacchi perchè non gli somministrarono le legna pretese, si ordina a questa carica di sospendere qualunque sua esecuzione contro i sudetti" (S.M.  carte 44. t.o)

1° giugno 1596 - "Essendo necessario che il Capitano di Raspo conduca a termine le vertenze esistenti tra quelli di Rovigno e i morlacchi circa i terreni, posti sul monte delle Arche e già assegnati ad essi morlacchi dal Nob. Giacomo Renier, si commette al Pod. di Rovigno di coadiuvare allo scopo la carica di Raspo, conoscendo la Signoria che tutte le liti, ora mosse ai nuovi abitanti, sono allo scopo di costringerli a partire dall'Istria, il che è contro il volere della Sig.ria stessa" (S.M. carte 49 t.o).

1597 - si costituisce a Rovigno la Confraternita del Santissimo Rosario di fine secolo sono anche le Confratenite di San Gottardo, dei SS. Giovanni e Paolo e di San Michele Arcangelo.

3 agosto 1597
- a fronte dell'incombente minaccia degli Uscocchi, che in quell'anno avevano attaccato Pola e Parenzo e agli inizi del '97 avevano saccheggiato una galea ed altro naviglio minore nel porto di Rovigno,Venezia eroga alla città di Rovigno un contributo di 300 ducati per riattare le mura difensive e dall'Arsenale di Venezia giunsero 100 archibugi, 30 moschettoni, 50 alabarde e 50 murioni per riarmare la città. La comunità di Rovigno si impegnava a pagare uno stipendio di 24 ducati annui al publico Municioner o Massaro delle Armi, Girolomo Burla, affinchè sovrintendesse al buono stato delle armi.


Imbarcazioni uscocche all'attacco di un mercantile.

1598 - "Viene stabilito un collegio notarile a Rovigno oltre che a quello di Capodistria" (E.R.R).

1598
- a Venezia viene pubblicato il "VIAGGIO DA VENETIA A COSTANTINOPOLI Per Marre e per Terra, et insieme quello di Terra Santa CIOE' Città, Castelli, Porti, Golfi, Isole, Monti, Fiumi e Mari, Opera utile, a Mercanti, Marinari, et a studiosi di Geografia" di Gioseppe Rosaccio.



1599 - ad onta delle potenziate difese una banda di pirati Uscocchi, composta da circa 800 uomini, assaltano Rovigno le cui mura erano ancora in fase di ricostruzione e poco guardate. Non si trattò di un massacro ma la città colta impreparata venne depredata. La stessa banda di Uscocchi era stata invece valorosamente respinta dalle cernide di Albona (circa 30 elementi) capitanate dal capodistriano Pietro de Rino ma soprattutto dal popolo di Albona tra cui si distinse il parroco don Primo Luciani ed il cav. Cristoforo Negri.


Stradiotto Veneziano

19 gennaio 1599 - Gli Uscocchi respinti si avventarono su Fianona prendendola nonostante l'accanita resistenza guidata da Gaspare Calavani, lo sfortunato comandante della piccola guarnigione, catturato e portato prigioniero a Segna. Il Calavani nonostante le torture a cui fu crudelmente sottoposto si rifiutò di tributare omaggio all'Arciduca austriaco, per questo venne condannato all'atroce supplizio di essere scorticato vivo, supplizio che subì stoicamente spirando al grido di " Viva San Marco".


Uskok - Uscocco

Verso la fine del XVI secolo la flotta della Serenissima era composta da una trentina di unità: il Capitano contro gli Uscocchi aveva a disposizione due galee e tre fuste nelle acque dell’Istria; quattro galee del Governatore dei Condannati pattugliavano l’Adriatico settentrionale, e altre sette galee erano sotto gli ordini del Capitano del Golfo. Il Provveditore all’Armata guidava una flotta di 12 galee nello Ionio ed  infine, a Creta vi erano dislocate quattro navi del Capitano della Guardia di Candia e altre quattro affiancavano il Provveditore all’Armata durante l’estate.

1600
~ Fortunato Olmo nella sua Descrittione dell'Histria scrive che: " Ha Rovigno dei porti capaci di navi, quanto si voglia grandi, l'uno che si chiama il Porto della Valle di Buora , l'altro al puronoto cagionato dall'Isola di Santa Caterina, lontana mezzo miglio et sono assai sicuri".

1600 - il Provveditore in Dalmazia, N.H. Filippo Pasqualigo, combatte duramente la pirateria degli uscocchi impiccando tutti quelli che riesce a catturare. Assale il porto di San Pietro di Nembo, nell’ isola di Ossero; fa costruire nelle vicinanze un forte e lo munisce di un presidio: presto riduce l’attività piratesca a qualche limitata sortita alle isole di Arbe e di Pago. Pone a sacco Ledenice, Moschenizza, Terzato e Belai, castelli tutti del contado di Segna facendo intorno alla roccaforte degli uscocchi terra bruciata.

1601 - in Pesaro presso Girolomo Concordia viene pubblicato il libro del raguseo don Mauro Orbini (1550 c.ca - 1614) abate melitense (dell'Ordine di Malta) "IL REGNO DE GLI SLAVI - HOGGI CORROTTAMENTE DETTI SCHIAVONI" ovvero "HISTORIA DI DON MAVRO ORBINI RAVSEO ABBATE MELITENSE Nella quale si vede l'Origine quasi di tutti i Popoli, che furono della lingua SLAVA, con molte, & varie guerre, che fecero in Europa, Asia & Africa; il progresso dell'imperio loro, l'antico culto, & il tempo della loro conversione al Cristianesimo. E in particolare veggonsi i successi de' Rè, che anticamente dominarono in DALMATIA, CROATIA, BOSNA, SERVIA, RASSIA, & BULGARIA".


15 febbraio 1601 - "Essendosi inteso con dispiacere che nell'Istria non si eseguisce il disposto della parte 3 novembre decorso, si ordina alle cariche di Capodistria, Pirano, Parenzo, Grisignana, Rovigno, Cittanova, Dignano, Buie, Muggia e S. Lorenzo che non devano più oltre contravvenire agli ordini del Cap.o di Raspo circa i nuovi abitanti" (S.M.  carte 136).

31 dicembre 1601 - costretto dalle veementi proteste venete,  rafforzate dalla violenta azione del Pasqualigo, l'arciduca Ferdinando non aveva potuto più far finta di niente ed aveva dovuto prendere seri provvedimenti per frenare gli uscocchi. Per fare ciò aveva inviato a Segna con pieni poteri un commissario arciducale, il conte goriziano Giuseppe Rabatta, che al comando di 1.500 soldati aveva disarmato gli uscocchi e fatto giustiziare i più facinorosi. La sua azione sembrava essersi conclusa positivamente quando anche l'ultimo voivoda uscocco, il Giurissa (Jurisa Sucic), venne catturato per essere deportato all'interno con altri 200 compagni e famiglie al seguito. Una sommossa popolare però liberò gli uscocchi i quali la notte di capodanno assaltarono il castello trucidandone la guarnigione e tagliando la testa al Rabatta.


Il Castello di Segna (Senj) rimasto inespugnato.

1602 - Riprendono gli atti di pirateria da parte del Giurissa. Il Pasqualigo per altro cattura una barca con 16 uscocchi, che avevano preso parte al vano assalto al castello di Albona ed alla conquista di Fianona, dove è stata piantata la bandiera imperiale, ne fa impiccare il capitano ed altri 3 pirati; gli altri 12 vengono condannati al remo. Si ribellano, nel frattempo, a Ragusa gli abitanti dell’isola di Agosta, sudditi di tale repubblica: il Pasqualigo invia in tale località le sue galee; per tutta risposta, gli uscocchi rinnovano con più forza le loro scorrerie, con incursioni anche nel canale di Cattaro, fino a quel momento mai toccato; perseverano, inoltre, nelle loro spedizioni a terra nei territori controllati dai turchi al fine di ricavarne schiavi.

1602 - supplica del conte Clococich affinchè siano restituiti ai morlacchi immigrati i possedimenti conferiti dal veneto senato ed evidentemente ritolti dai rovignesi. Da altre fonti risultava però che i  "Morlacchi infestavano il paese e si parlava della rapacità di quelle genti".


 "Epitome Theatri Orbis Terrarum" pubblicata ad Amsterdam nel 1602
con testo francese al verso. Mappa basata sul precedente lavoro di P. Galle

18 luglio 1602 - "Essendosi inteso con dispiacere che da alcuni di Rovigno sono occupati i terreni, di cui furono veramente investiti Nicolò Clococeo ed altri nuovi abitanti da esso condotti nell'Istria, si commette alla carica di quella terra che deva curare la restituzione ai predetti dei loro possessi" (S.M. carte 63).

1603 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di San Barnaba; di poco successiva è la Confraternita dell'Oratorio con quella annessa di San Filippo Neri;

15 gennaio 1606
- con decreto del Senato si stabiliva che 6 galere venissero fornite da Corfù, Cefalonia e Zante e che 10 galere fossere armate a Venezia e nel Dogado, ricorrendo per l'equipaggiamente alle "fraglie" o confraternite di arti e mestieri ed alle "Scuole".

1606 - una banda di Uscocchi abborda alcuni navi alla fonda a Porto Vestre a sud di Rovigno uccidendone gli equipaggi e depredando le navi della mercanzia tra cui una fregata veneziana che trasportava messaggi del doge e 10.000 ducati, di cui 6.000 appartenenti allo stato.

1606 - Giovan Battista Contarini, nominato Provveditore in Dalmazia al posto del Pasqualigo, saputi i fatti di Vestre decide di passare alle maniere forti ponendo il  blocco navale ai porti di Fiume, di Buccari e Segna impedendo ogni tipo di traffico. La sua azione costringe le autorità di Segna a restituire buona parte dei denari e delle mercanzie predate. Nell'azione il Contarini fa impiccare due veneziani che hanno preso parte ad azioni di pirateria.

1606 - il famigerato capo uscocco Giurissa, bandito dalle autorità austriache per le sue attività criminali, riprende il mare depredando Cherso ed irrompendo a Pola ove, attraverso alcune brecce aperte nelle mura della città, riesce a predare un ricco bottino (per un valore di 4000 ducati) sfuggendo alla caccia delle galere del Capitano del Golfo. Continuando poi ad imperversare nel retroterra zaratino.

1610 - al Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno viene aggregata la famiglia Calucci.

1611 - gli Uscocchi operano un ulteriore assalto nel territorio di Rovigno e Parenzo.


Capo degli Uscocchi

1611 - a Zara la Serenissima fa edificare un ospedale militare.

1611 - a Venezia per i tipi di Giorgio Bizzardo esce la "NOVA DESCRITTIONE DELLA PROVINCIA DELL'ISTRIA DI NICOLO MANZVUOLI - CON LA VITA DELLI SANTI, ET..."". che è tra le più antiche corografie concernenti la nostra penisola. Il volumetto consta di 101 pagine attraverso le quali il corografo illustra il territorio da San Giovanni di Duino sino all'Istria orientale, riportando altresì una descrizione degli uomini illustri. In apertura scrive che “L'Istria è Penisola mediocremente fertile, ma fà vini di Rè, Moscati Ribole, Ogli, Sali e frutti pretiosisimi, che si traggono per Venetia per Alemagna, e per le altri parti del Mondo”.



1612 - si costituisce a Rovigno la Confraternita delle Stimmate di San Francesco.

1612
-  a Capodistria sorge una scuola regolare, un Seminario per l'educazione dei giovani della nobiltà istriana, l'istituzione avrà breve durata. Soltanto dopo oltre 60 anni risorgerà col nome di  Collegio dei Nobili di Capodistria.



1613
- Filippo Pasqualigo, Provveditore generale del Golfo e della Dalmazia scrive nella sua relazione al veneto senato: "Rouigno, nell'Istria, luoco in ogni tempo tanto frequentato dà ogni sorti di nauilij, ch'è si può dire, il porto di questa Città (cioè di Venezia n.d.A.) et nel quale gli Vscochi hanno inferto tanti danni et tanti pregiudicij alla pubblica riputazione..".

8 maggio 1613 - una forte banda di 400 uscocchi che depredava varie isole dalmate viene sorpresa dalla flotta veneta che li sbaraglia presso l'isola di Lesina: gli Uscocchi perdono oltre 60 uomini, il loro capo ed il bottino sin qui predato.

13 maggio 1613 - per rifarsi dello smacco subito, una forte banda di Uscocchi prende il mare sorprendendo una galea veneta all'attracco del porto di Mandre (isola di Pago). L'equipaggio, 50 marinai circa, viene trucidato e l'infelice capitano, il N.H. cristoforo Venier, viene catturato e portato a Segna ove nel corso di un loro truce convito ... "gli troncarono colla mannaja la testa, e succhiarono il sangue, la tennero quale trofeo durante una gozzoviglia con cui festeggiarono la presa vendetta".

23 maggio 1613 - giunge a Venezia la notizia dell'efferato assassinio di ser Cristoforo Venier che provoca una grande impressione. Il provveditore generale Pasqualigo imbarca 1.000 albanesi e 500 croati per bloccare Segna e colpire gli uscocchi in ogni dove. Stringe la località con un feroce assedio. A fine anno rientra a Venezia e lascia il mare.

marzo 1614 - il N.H. Lorenzo Venier, Provveditore in Dalmazia, per arginare le perniciose scorrerie dei pirati uscocchi, stringe d’assedio Segna malgrado le proteste dell’arciduca d’Austria. Nell’estate, 200 uscocchi assaliranno le greggi di alcuni veneziani che stanno pascolando le loro bestie nei territori austriaci. Costoro restituiranno il bestiame rubato ai cittadini dell’impero e si tratteranno quello tolto ai cittadini della Serenissima. Il Venier fa sbarcare le sue truppe tra Laurana e Voloda e pone tutto il territorio a ferro e fuoco.

1615 - Lorenzo Venier ordina al rettore di Pago Antonio Zorzi di attaccare il porto di Sirisa, dove trovano rifugio alcuni pirati. L’azione si conclude negativamente; lo stesso Zorzi vi perde la vita con 80 uomini. Il Venier assale di notte Novi (feudo di Niccolò Frangipani, capitano di Segna) e recupera alcuni cannoni conquistati dai pirati uscocchi anni prima ad una galea durante una loro razzia. La località viene messa a sacco; diverse case ed alcune barche sono date alle fiamme, le saline sono distrutte, il Frangipani, catturato, viene imprigionato su una galea. Gli austriaci minacciano la guerra e fomentano ancor più gli uscocchi contro la Serenissima. Le forze di terra veneziane sono sopraffatte nei pressi di Trieste; gli austriaci depredano cinque villaggi sui confini dell’istriano; altri sette vengono incendiati nel territorio di Monfalcone. Il Venier presidia Albona e Fianona ed aggredisce, inutilmente, con 8 galee Moschenizza. Azioni di ritorsione venete a Fianona, Laurana, Abbazia, Volosca, Bogliuno, Apriano e Castua seguite da contro incursioni uscocche a Pinguente, Lusssino, Pago.

1615-17 - punzecchiata dalle continue scorrerie della "zanzara" uscocca la Serenissima è costretta a dichiarare guerra al loro "protettore", ovvero all'Arciduca d'Austria, sarà la Guerra di Gradisca o degli Uscocchi. Venezia concentra a Rovigno un forte presidio militare a difesa della città e della costa polesana, al comando del quale pone un Commissario straordinario il sig. Mudazzo. Le truppe venete erano composte in prevalenza da croati, morlacchi, ed albanesi, che come scrive il nobile Bernardo Tiepolo loro comandante e Vice-generale dell'Istria, "danneggiavano non meno il suddito che l'inimico, vivendo esse sempre di rapina"


Segna, la "Capitale" degli Uscocchi

1615 - il N.H. Pietro Barbarigo viene nominato provveditore generale della Terraferma ed assume il comando delle operazioni militari in Istria.

novembre-dicembre 1615
- la cavalleria arciducale, coadiuvata dai temuti uscocchi scorre per l'Istria veneta: Marceniglia, Sasseto, Grimalda, Rosariol, Gracischia, S. Quirico ed altri piccoli centri vengono depredati facendo inoltre scorrerie nei territori di Barbana, Sanvincenti, Rovigno e Dignano. Ovvero devastano i luoghi aperti non potendo aver ragione di quelli fortificati, dato che che gli arciducali vengono respinti dai castelli di Draguccio, Colmo e dai difensori di Due Castelli (in questo caso si sfogheranno sulla vicina cittadina di Canfanaro).

18 dicembre 1615 - in una lettera del veneto senato alla corte imperiale si dice: "oltre l'haver abbrugiato diverse ville a Rovigno, sotto Pinguente e nelle giurisdittioni di Pinguente e San Vincenti... vedendo che le forze (arciducali) non hanno il fine, che sempre hanno avute le nostre, di frenare l'ardire dei ladri ... ma sì ben di fomentare li perniciosi pensieri di Uscocchi, distruggere li nostri sudditi..."


Uscocco con schioppo e palosso

25-30 dicembre 1615 - dopo un infruttuoso attacco veneto a Moschiena gli arciducali assalgono Dignano e Valle, ma sono costretti a ritirarsi lasciando sul campo 400 uomini e numerosi prigionieri.

21 aprile 1616 - ha inizio il lungo assedio degli arciducali a Castel Bembo di Valle che durerà, salvo brevi intervalli, sino al 7 ottobre. Gli eroici difensori, composti da militi veronesi e da terrazzani (vallesi) nel corso del lungo assedio perderanno oltre 60 uomini nei furiosi combattimenti.

luglio 1616 - truppe venete conquistano Gimino che rimarrà in loro saldo possesso sino alla conclusione del conflitto.

1616 - viene ristampata la fortunata opera del padre francescano "Noè Bianco vinitiano" la cui prima edizione è del 1556: VIAGGIO DA VENETIA AL SANTO SEPOLCRO & AL MONTE SINAI . Còl dissegno delle Città, Castelli, Ville, Chiese, Monasterij, Isole, Porti, & Fiumi, che fino là si ritruovano. Et una regola di quanto si deue osseruare nel detto viaggio; e quello che si paga da luogo à luogo, sì di dazii, come d'altre cose. Composto dal R.P. Noè dell'Ordine di San Francesco. Aggiontoui il modo di pigliare le S. Indulgenze, a quali Chiese, Monasterij e altri luoghi siano concesse. Et di nuouo aggiontoui una Tauola, che denota quante miglia sono da luogo a luogo insino a Gierusalem. In Venetia: appresso Alessandro Vecchi, M.DC.XVI

Rappresentazione della città di ZARA

gennaio 1617 - Giovanni dei Medici assume il comando dell'armata veneta di terra ed Antonio Lando sostituisce il Priuli quale Provveditore Generale mentre forti contingenti, sia di fanteria che di cavalleria, capitanati dal marchese d'Austria vengono radunati in Stiria, Carinzia e Carniola a rafforzare le forze degli arciducali.

1617
- rimaste a Rovigno, del presidio militare veneto originario, due compagnie di "Cimeriotti" avvenne in una pescheria tra un soldato ed un popolano una violenta disputa che ben presto si allargò in un'accesa zuffa tra i due opposti schieramenti. Lo scontro era avvenuto in Piazza della Riva, ove aveva sede il presidio dei "Cimeriotti" per cui, vistisi in inferiorità numerica, i rovignesi ripararono in città e, barricato ogni accesso, si diedero alla caccia dei soldati che si trovavano in quel mentre dispersi nelle varie contrade. La cosa finì con l'uccisione di tre soldati ed il ferimento di altri otto. A stento il tumulto fu sedato dal sopraggiungere da Pola via nave del vice generale, Bernardo Tiepolo. I Cimmeriotti che dovevano trasferirsi a S. Vincenti minacciarono di non lasciare la città senza prima veder puniti i colpevoli. Partirono alfine da Rovigno solamente dopo le assicurazioni di procedere severamente contro gli aggressori fornite loro dal Tiepolo, ma una volta che le due compagnie lasciarono la città nessuno parlò più di perseguire i colpevoli dell'eccidio.

Pietro Garzoni nella " Istoria della Repubblica di Venezia in tempo della sacra lega contro Maometto IV." Venezia. 1705 così descrive: " i popoli della Cimera, che vanno sparsi su i monti Acrocerauni alla spiaggia dell'Epiro conservano la Religione Cristiana, e qualche spezie di libertà. Sono assai bellicosi. Si arrolano à stipendi della Repubblica, che quasi gli ricovera e si fà scudo; le professano divozione". Le due compagnie di Cimeriotti erano pertanto composte da quei soldati albanesi che in genere Venezia inquadrava nella cavalleria leggera, i famosi Stradiotti,  così efficaci nelle guerre contro il turco.

1 febbraio 1618 - vengono ratificati i Patti di Madrid (le clausole verranno pubblicate solo il 24 giugno) che conclusero la guerra degli Uscocchi o di Gradisca proclamando lo Status Quo Ante: ovvero il ritorno delle località occupate dai veneti con la risoluzione del problema uscocco con il loro internamento nelle province austriache. Ovvero: dovranno essere espulsi da "Segna et da altri luoghi gli uscocchi venturieri, stipendiati, et avventicii..., tirate le loro barche da corsa a riva, si bruceranno, et all'hora li Signori Vinitiani restituiranno tutte le piazze, porti et luoghi occupati da loro nella presente guerra, niuno eccettuato".



1° luglio 1618 - in ossequio delle clausole dei Patti di Madrid gli austriaci fanno radunare le navi dei corsari uscocchi presso San Vito di Fiume e le danno alle fiamme. Alcuni corsari si disperdono, mentre la maggior parte degli uscocchi si ostina a rimanere lungo il litorale da Fiume a Carlopago ma viene costretta con la forza a trasferirsi nella Croazia interna a Otočiac e a Zumberak dove finiranno con l'assimilarsi con le popolazioni locali.

febbraio 1619
- ultimo colpo di coda della pirateria uscocca: una galea veneta viene catturata e depredata di merci dal valore di 4.000 zecchi oro. L'Austria è costretta, dal pronto reclamo di Venezia, a restituire la preda e a dare pubblica esecuzione dei pervicaci pirati uscocchi.

12 aprile 1619 - l'ing. Francesco Tensini  allega tre documenti al dispaccio del 12 aprile 1619 del podestà di Rovigno Antonio Barbaro con le indicazioni delle migliorie da farsi per render sicuro il porto e la città di Rovigno :

o  o
oo  

17 agosto 1619 - su sollecitazione del N.H. Nicolò Contarini viene fondato dal Senato Veneto, presso l'isola della Giudecca di Venezia, il Collegio dei giovani nobili, con lo scopo di preparare i quadri della Marina da guerra e mercantile, strumenti di dominio militare e commerciale della Serenissima. Il Collegio de' Nobili alla Zuecca o Accademia de' Nobili alla Giudecca doveva mantenere ed educare a spese dello Stato per non oltre 6 anni, e sino al massimo al compimento del 18° anno di età, una quarantina di giovani nobili in età compresa tra i dieci ed i tredici anni i quali "oltre al timor del Signor Dio e la bontà de' costumi" dovevano saper le seguenti materie "leggere, scrivere, abaco, carta del navigare e lettere d'umanità".

1620
-  il podestà di Rovigno Cesare Balbi in una missiva al veneto senato parlando del porto di Rovigno lo definisce ".. tanto necc.o, et tanto commodo all'armata di V. Ser.tà et di tutti gl'altri uasselli potendosi dire essere questa la scala della nauigat.ne del Leuante et del Ponente..."

1622
- la controversia tra il Comune di Parenzo e quello di Rovigno per il controllo delle acque del porto di Orsera sino a Femmina Morta viene decisa dalle venete autorità in favore di Parenzo.

1622
- Il capitano (terrestre) Niccolò Calucci nella chiesetta del Salvatore di Rovigno fa erigere un sepolcro di famiglia

1622 - al Corpo dei Cittadini o Nobili di Rovigno viene aggregata la famiglia Basilisco.


Perfer et obdura; tandem bona causa triumphat / Fata triumphando per tua victor eris.

1624 - Meisner: Parens im Orient - Francoforte - Eberhard Kieser, 1624 - 1626: questa veduta di Parenzo del Meisner presenta in primo piano un Leone che sbrana una capra. Una chiara allegoria del potere veneziano sull'Istria visto naturalmente con l'occhio germanico.

Il Bucintoro - Festa dell'Ascensione (La Sensa) MDCXXVIII.

24 novembre 1630
- epidemia di peste che colpisce in maniera mortale solamente un nucleo famigliare di Rovigno, quello di Aquilante Greco, falcidiandone i numerosi componenti. Rovigno sarà l'unica città istriana ad uscire quasi indenne dalla peste che imperversò in tutta l'Istria falcidiandone gli abitanti e l'unica a segnare un incremento di popolazione. In quell'anno la peste infierì soprattutto a Capodistria ma non risparmiò le altre cittadine istriane: Parenzo ad esempio tra il 1580 ed il 1601 ebbe un decremento della popolazione pari al 75% toccando appena i 300 abitanti. Del resto l'Istria veneta che nel 1600 contava 70.000 abitanti, dopo l'epidemia di peste degli anni 1630-31, arrivò a contarne a malapena 40 mila.

1630 - esce a Venezia l'opera Omnia di Santorio Santorio (Capodistria 1561 - Venezia 1636) presso Marco Antonio Brogiolo, nell'anno in cui all'illustre medico capodistriano veniva affidato dal governo veneto il compito di debellare l'epidemia di peste che imperversava nella città e nei territori della Serenissima:



3 luglio 1636 - i Provvedori all'Arsenal assegnano agli scalpellini e cavatori di Rovigno l'appalto per la forniture di pietre per il forte di Pola.

20 novembre 1636 - si da mandato di compilare il Libro Catastico di Rovigno

marzo 1637 - si conclude il lavoro del Libro Catastico di Rovigno.


Matteo Prunes, Carta del Mediterraneo

1638 - il Consiglio di Rovigno offre 50 ducati a Venezia per la guerra con il Turco. Probabilmente tale somma confluirà nel tremendo esborso di 325 mila ducati a cui Venezia fu costretta per rabbonire il Sultano Murad IV per lo smacco subito da parte di Marino Cappello che aveva completamente distrutto presso Valona una grossa squadra di navi barbaresche.

1643 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di Santa Brigida.

28 settembre 1644 - nove vascelli turchi provenienti da Costantinopoli che trasportavano ricche merci, un capo degli eunuchi del sultano, il cadì del Cairo e alcune schiave, presso Rodi furono assalite da sei galee dei cavalieri di Malta, i quali dopo un furioso combattimento affondarono una nave nemica, una la catturarono e costrinsero le altre alla fuga, quindi fecero vela verso Malta, ma lungo la via, costretti dal bisogno di rifornirsi di acqua si fermarono nel porto di Calismene, nell' isola di Candia, e per i venti contrari vi rimasero fermi per venti giorni. Sarà il pretesto fornito su di un piatto d'argento al Sultano Ibrahim per attaccare l'ultima roccaforte del dominio veneziano nel Levante: Candia.


1 maggio del 1645 - la flotta turca, forte di trecento navi con cinquantamila uomini e settanta cannoni salpa da Costantinopoli facendo credere che la sua meta fosse Malta.

23 giugno 1645 - inaspettata la flotta turca giunge a Candia ove sbarca senza contrasto. Ha inizio la tremenda disfida tra la sacra porta e la serenissima per il dominio di Candia. Sarò una guerra lunga e terribile che si trascinerà per quasi 25 anni prosciugando le risorse umane ed economiche della Repubblica di Venezia e che naturalmente avrà negativi impatti anche su Rovigno. L'impari lotta con l'impero turco venne affrontata da Venezia con 86 galere: 50 armate da Venezia e lagune, ovvero l'originario Dogado da Chioggia a Grado; 12 dalla Terraferma; 2 dall'Istria; 11 dalla Dalmazia veneta compreso le Bocche di Cattaro ed infine 10 dalla stessa Candia



Candia: Biblioteca Museo Civico Correr, Venezia, Portolano n. 9

11 agosto 1645 -  dalla ducale di Francesco Erizzo risulta che, su richiesta dei cittadini, Rovigno venne armata con 200 moschetti, 2 falconetti, 2 periere con il relativo munizionamento.

22 agosto 1645
- il comandante del forte di San Teodero de La Canea a Candia, il capodistriano Biagio Zulian (Giuliani), dopo aver affondato più di una galea ottomana, visto inutile ogni tentativo di respingere il Turco fa saltare la polveriera del forte coinvolgendo nel massacro gli strenui difensori e gli attaccanti turchi. Tra gli eroici difensori muore anche il rovignese Matteo Riosa.

CANDIA : La Canea,
Archivio di Stato, Venezia.
Disegno su carta, 
inchiostro e acquerello, 336 x 384 mm

11 agosto 1645 - una ducale di Francesco Erizzo assegna per la difesa della città di Rovigno: "200 moschetti, 2 falconetti e 2 periere con il necessario munizionamento."

1646 - a Rovigno opera come educatore scolastico Vincenzo Bozzi.

19 marzo 1648 - Leonardo Foscolo conquista la strategica fortezza di Clissa nell'entroterra dalmato.

1648 - dalle memorie del vescovo G.F. Tommasini apprendiamo che venne ritrovata la seguente iscrizione latina, "a Rovigno in piazza trovata da me gettata in un cantone, mandata da Giacomo Tommasini nell' a. 1648 a Cittanuova":

FORTVNAE - FANVM
AB. C. VIBIO. VARO. PATRE. INCHOATVM.
Q.COESIVS.MACRINVS.PERFECIT.ET.DEDICAVIT

1648 - Joan (1596-1673) e Cornelius (1610-1648) figli di Willem Janzoo Blaeu, continuando la tradizione paterna, pubblicano ad Amsterdam l'ATLAS MAJOR in cui vi è la seguente cartina dell'ISTRIA olim IAPIDIA:


1640 ~ 1654 - "Rovigno è fabbricata sopra un monte o scoglio... ma non è fabbricato se non la metà. Le contrade e strade della terra sono strette e le case alte abitate all'estremo, stando la piu' parte una famiglia per stanza e se ne trova taluna che ha cento anime" così il vescovo di Cittanova Giacomo Filippo Tommasini (1595-1654) nativo di Padova che ricoprì la carica vescovile della città istriana dal 1641 sino alla morte nel suo manoscritto:

de'
COMMENTARJ
STORICI-GEOGRAFICI
DELLA
PROVINCIA DELL'ISTRIA
LIBRI OTTO
CON APPENDICE
DI
 
MONS. GIACOMO FILIPPO TOMMASINI
VESCOVO DI CITTANUOVA

Il manoscritto rimasto inedito, venne ritrovato nella Marciana e meritoriamente ristampato nell'Archeografo Triestino nel 1837. Da questa edizione ho ristampato le interessanti pagine dedicate alla  Rovigno della prima metà del XVII secolo in cui, a detta del Tommasini, Rovigno praticamente si limitava alla sola parte di Monto, ed anche in questa piccola isola pare non fosse pienamente abitato. Va detto però che proprio a partire dai primi decenni della seconda metà del XVII secolo inizia un prepotente sviluppo urbano che non solo riempirà gli spazi tra le mura del castello di Rovigno e le rive con la contrada appunto di Drietro Castello e Sotto Muro ma che andrà poi espandendosi sulla terra ferma come vedremo in seguito.

1640 ~ 1660 - in tale periodo di espansione giunge a Rovigno Anzolo Angelini da Venegia capostipite di questa famiglia a Rovigno. Famiglia originaria (sin dal XIII secolo) di Caprino Terra Capitale della Valle S. Martino, provincia bergamasca, in seguito famiglia antica cittadina di Bergamo. A Rovigno verrà distinta con tre diversi agnomi: Speziali - Veneziani - San Francesco.


1651
- il Consiglio di Rovigno offre 1.500 ducati a Venezia per la guerra contro il Turco (assedio di Candia). Grande vittoria della flotta veneta nell'Egeo centrale contro quella turca.

1652 - nella sua Relazione al veneto Senato il Podestà e Capitanio di Capodistria, N.H. Stefano Capello, traccia questo penoso quadro della situazione istriana: "È tutta l’Istria … massime la parte bassa, penuriosa d’habitanti, d’agricoltori, e questi anche privi d’industria. Le genti nuovamente ricovratisi assai più proclive al depredare che al coltivare la campagna, onde frequenti si sentono i reclami de naturali sudditi del Paese spogliati spesso d’animali e di altri loro haveri con pericolo anche de peggiori successi".

5 aprile 1653 - Giuseppe Bevilacqua fu Andrea prende il dottorato in utroque iure in S.C. all'Università di Padova. E' il primo laureato dell'ateneo patavino proveniente dalla città di Rovigno... e non sarà l'ultimo:


1654 - viene aggregato al Consiglio dei Cittadini o Nobili di Rovigno la famiglia Costantini (i fratelli Domenico e Francesco col nipote Giuseppe provenienti da Corfù) previo il pagamento di tutti i debiti del Comune, ottenendo però dal Comune "l'assegnazione del dazio sul vino " (E.R.R).

7 ottobre 1654 - sotto il podestà Nicolò Bembo iniziano i lavori del nuovo campanile di Rovigno.


  Galea Veneziana XVII secolo

1655 e 1656 - vittorie veneziane sulla flotta turca nello stretto dei Dardanelli.

1657 - Matteo Greuter edita in Venezia una nuova mappa dell' ITALIA   Reuista et augmentata di molti luoghi principali. M.DC.LII .


cliccare sulla cartina per dettaglio.

1660 - si costituisce a Rovigno la Confraternita di Sant'Antonio Abbate. A partire da tale anno Venezia incomincia a rinforzare la propria flotta di galle acquistando e noleggiando navi a vela dalle marineria del nord Europa (inglese, olandese ecc)-

1665 c.ca - Dai "Cenni su Rovigno - 1708 a Nativitate Dni. Nri. - D.O.M. et .M. laus et gloria" del notaio rovignese Antonio Costantini, pubblicati nella rivista L'ISTRIA n.ro 54-55 Anno IV 1849, si dice che "Furono edificati li borghi, mentre al tempo della mia fanciullezza non erano fuori del ponte altre case che tre nel borgo di Carrera dalla parte del fosso, e la chiesa di S. Carlo era principiata solamente. Nel detto fosso vi era acqua navigabile per bracere (brazzere) e coppani, che passavano sotto li archi del ponte da un porto all'altro, come ho passato io con fregada, nè vi era alcuna casa di fuori attorno esso fosso se non come sopra". Ora visto che il Costantini era nato nel maggio 1650 quando dice che al tempo della mia fanciullezza non erano fuori del ponte altre case che tre nel borgo di Carrera fotografa la situazione di Rovigno nei primi anni '60 del XVII secolo.


Pierre Du Val - Golfe de Venise 1664

1666 - il dalmata Giovanni Lucio (Traù 1604- Roma 1679) pubblica presso l'amico ed editore Cornelio Blaev di Amsterdam il trattato De regno Dalmatiae et Croatiae che presenta un ampio affresco di storia dalmata dal periodo romano a quello veneziano. Tra l'altro il Lucio accenna anche al dalmatico con queste parole: “…risulterà chiaro che la lingua latina in Dalmazia aveva subito delle modificazioni al pari del latino in Italia e che intorno al 1300 il volgare dalmatico era più vicino alla lingua dei Piceni e degli Apuli che non a quella dei Veneti o dei Lombardi: quando invece a partire dal 1420, essa era diventata somigliantissima al veneziano...”.


Giovanni Lucio

Il volume, in folio, porta il titolo Joannis Lucii Dalmatini De Regno Dalmatiae et Croatiae Libri sex, ed è illustrato da sei atlanti storici, dalla preistoria fino al secolo XV.

La materia è così suddivisa: LIBRO I: Dai tempi antichi alle invasioni dei barbari, in specie degli Avari e degli Slavi; l'arrivo dei Croati e la loro conversione al Cristianesimo, i loro sistemi amministrativi e le differenze fra la Dalmazia propria rispetto alla Croazia e alla Serbia. Questo primo periodo termina al nono secolo dopo Cristo con la disputa fra Franchi e Bizantini per il controllo della Dalmazia; LIBRO II:  in cui Lucio espone le gesta dei duchi e dei re croati, per quanto essi hanno attinenza con la storia dalmata. In questa seconda parte, Lucio distingue la Dalmazia romana della Croazia, analizzando specificamente le differenze di costumi e i confini fra le due province; LIBRO III: Le lotte fra Venezia e Costantinopoli, con la descrizione dello viluppo dei comuni dalmati. LIBRI IV: Le lotte fra Venezia e l'Ungheria dalla distruzione di Zara (1202) alla pace di Zara (1358) che costrinse Venezia a cedere tutti i suoi possedimenti dalmati all'Ungheria;. LIBRO V: Il dominio ungherese, le lotte intestine dei loro principi fino alla vendita della Dalmazia effettuata da Ladislao Re di Napoli e d'Ungheria alla Repubblica di Venezia;


La cartina della Dalmazia Hungarica

LIBRO VI: il periodo Veneziano dalla Santa Intrada. L'opera ebbe un influsso decisivo sulla storiografia relativa alla Dalmazia: fu la prima espressamente fondata sull'analisi della documentazione, per quanto possibile analizzata in originale, e per secoli rimase insuperata. L'intento celebrativo del dominio di Venezia sulla Dalmazia e l'espressa identificazione di Lucio con l'antica famiglia romana dei Lucius hanno storicamente fatto ritenere questo autore come un classico esempio di dalmata legato al mondo latino ma è bene  ricordare che nel 1879 lo storico croato Franjo Rački indicò il Lucio quale "padre della storiografia croata", che "da lui discende ed in lui trova il maestro ai cui metodi obbedisce e si ispira". Così anche il suo nome da Giovanni Lucio venne per la prima volta trascritto come Ivan Lučić ,con la solita appropriazione di personaggi dalmati, indebitamente alla nazionalità croata.

1667 - viene varato, su modello inglese, il primo vascello veneziano, Il Giove Fulminante, a cui faranno seguito una quarantina di vascelli analoghi costruiti nell'arsenale veneto da lì alla fine del Secolo, costituendo quella Armata Grossa che si andrà affiancando alla tradizionale Armata Sottile sino ad inizi settecento a quasi soppiantarla.

primavera 1667 - il gran visir Achmed Koprolu assume personalmente il comando delle operazioni turche contro Candia . Gli si opponeva il capitano generale da mar  Francesco Morosini che aveva raggiunto a soli 28 anni la piu' alta carica militare veneta.

6 aprile 1667 - terribile terremoto che sconvolge in particolare la città dalmata di Ragusa che avrà circa 5 mila morti tra cui anche il rettore Ghetaldi.

22 maggio 1667 - ha inizio l'ultimo assedio di Candia destinato a durare 28 mesi. Negli assalti e nelle sortite che si susseguirono perdettero la vita 108.000 turchi e 29.088 cristiani. Tra questi si possono contare 280 patrizi veneziani, una cifra che è pari circa ad un quarto del Maggior Consiglio

estate 1688 - tentativo dei turchi di sfondare le difese della Dalmazia veneta: diecimila turchi erano schierati sulle alture intorno a Gradac,  da San Michele (Sveti Mihovil) alla torre di Cista  (kula Cista),  fino alla valle di  Lapsan, dove l’armata turca  s‘era accampata.  Alla torre di Gradac i turchi avevano in postazione quattro cannoni che potevano colpire le galee veneziane.

15 luglio 1668 - i turchi aprirono il fuoco con i quattro cannoni. Le forze veneziane a terra erano molto inferiori a quelle turche, ma il cannoneggiamento da parte delle galee fu talmente intenso e preciso, che dopo due giorni i cannoni turchi furono ridotti al silenzio e così le truppe di terra poterono aggredire le retroguardie turche che stavano ripiegando verso la Bosnia.  I turchi, sconfitti e respinti a Sebenico, a Klis  sopra Spalato, a Makarska ed  a Gradac rinunciarono ad ogni ulteriore tentativo di occupare la Dalmazia ed il comandante Juraj Mladineo partì con la sua galera verso i Dardanelli per unirsi alla flotta veneziana. 

1669 - il podestà e Capitanio di Capodistria Barbarigo ci fa sapere che "Nei mesi d'estate tutti li vascelli che vengono a Venezia, sono obbligati a levarvi il Peotta per essere sicuramente condotti il che dona  alla stessa (Rovigno) molti considerabili vantaggi". Questi Piloti avevano sede in Piazza della Riva al n.ro 632.

26 luglio 1669 - sugli spalti di Candia muore il duca di Beaufort congiunto del Re di Francia.

29 agosto 1669 - gli alleati francesi abbandonano Candia giudicata oramai indifendibile.

6 settembre 1669 - nonostante le vittorie riportate sulla flotta turca i veneziani non riuscirono a realizzare un blocco permanente dei Dardanelli e così dopo 24 anni di assedio e 465 anni di dominio veneto Francesco Morosini trattò la pace con il Turco, senza chiedere l'autorizzazione al Senato e senza che la congiuntura bellica e la situazione internazionale potessero far presagire un simile esito. Per l'eroica resistenza dei veneziani i turchi concederanno ai valorosi difensori una resa onorevole che questa volta verrà rispettata. La decisione del Morosini susciterà a Venezia grande scandalo ma alla fine salvò a Venezia le basi di Suda, Grabusa  e Spinalonga  e i territori della Dalmazia da poco acquisiti oltre ai tesori e gli archivi di Candia. La sconfitta di Venezia sancita dalla PACE DI CANDIA segna il declino pressoché definitivo dell'egemonia veneziana nel Mediterraneo orientale, pur mantenendo il possesso di parte dei territori dalmati assoggettati in passato (l’Acquisto Vecchio) ora definiti dalla linea Nani, che comprendeva la fortezza di Clissa sovrastante Spalato ma escludeva Macarsca e la sua riviera.

1670 ~ 1680 - visto l'incremento demografico e cessato il pericolo dei pirati , Rovigno incomincia ad espandersi oltre il fossato con l'edificazione del Borgo nuovo sulla terraferma. Dapprima oltre le mura dell'Isola di Rovigno formando nella stessa parte insulare le contrade di Drietrocastello e Sottomuro (Driocastiel e Zutamur) uscendo quindi dagli angusti confini del primitivo Castrum Rubini o Castello di Rovigno.


CASTRVM RVBINI

l'espansione continuò sulla terraferma sul prospicente colle di San Pietro (poi chiamto colle di SanFrancesco).

1671 - viene stabilita la definizione dei condini della frontiera veneto-turca conseguente alla Pace di Candia del 1669. A Venezia rimarrà una fascia adriatica pressappoco comprendente il territorio dal Canale della Morlacca a Vrana, Sebenico, Traù e Almissa.

1672 - esce il libro "Del Regno d'Italia sotto i barbari - epitome del cavalier e gran croce D. Emanuel Tesauro con le annotationi dell'abbate D. Valeriano in Venetia, presso Gio. Giacomo Hertz, 1672" nuova edizione arricchita del libro del Tesauro (1592-1675) stampato a Torino nel 1663.



1673
- Giovanni Lucio da alle stampe a Venezia la storia di Traù, sua città natale, Memoriae istoriche di Tragurio, questa volta in italiano.

maggio - 2 giugno 1673 - visita del Podestà e Capitanio di Capodistria N.H. Andrea Morosini alla Provincia d'Istria per ragguaglio dello stato della stessa.in cui constata nella sua relazione del 3 giugno al Serenissimo Pricipe i mali che l'affliggevano: scarsezza d'acqua, banditismo diffuso (annovera circa 500 banditi) e la cattiva gestione di scuole laiche, fondaci, monti di pietà ed in particolare dell'amministrazione preposta alla riscossione tributaria. Rileva inoltre il cattivo stato delle cernide istriane che fornivano 5 compagnie per complessivi 4260 fanti, come la scarsità e l'inadeguatezza degli armamenti delle cittadine istriane.

1673 - Esce la "Historia dell'Vltima Guerra Tra Veneziani e Turchi" di Giroloma Brusoni "Nella quale si contengono i successi delle passate Guerre nei Regni di Candia e Dalmazia, Dall'Anno 1644 fino al 1671".

29 novembre 1675 - con una ducale del doge Nicolò Sagredo si autorizza l'istituzione di un Collegio nella città di Capodistria che sarà conosciuto come Collegio dei Nobili.


1677 - a Venezia la Magistratura del Proveditor ai Boschi diventa composta da tre membri. Il nome viste le  più estese competenze diventa Provveditori alle Legna e Boschi.

1680 - il podestà di Rovigno N.H. Daniel Balbi dà il suo nome al bell'arco toscano che funge da entrata principale alla vecchia cittadella di Rovigno. L'arco è famoso perchè reca l'unico leone veneziano con la scritta : VICTOR TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS


1680 - secondo alcune norme allora in vigore a Rovigno i medici stipendiati lautamente dal Comune dovevano essere stranieri (non rovignesi) nè tantomeno sposarsi con donne della suddetta Citta nè ricoprirvi cariche pubbliche. Avevano l'obbligo di soggiornare nella Torre civica (quella su cui campeggiava la scritta "Lo reposso dei deserti") e, strano a dirsi, avevano anche l'obbligo di fungere da "barbitonsori" per i maggiorenti cittadini.

1680 - il podestà di Rovigno N.H. Daniel Balbi fa apporre sul muro del coro del Duomo di Sant'Eufemia, la seguente iscrizione:

D. EUPHEMIA TUMULUS EX CHALCEDONIA 
ANNO DCCC. I. VE XIII
AD HUIUS MONTIS CALCEMA PIA MARIS PROCELLA DUCTUS 
A MONTE INTIME RECEPTA GEMINA IUVENGULA AD APICEM ELAT 
UNDA SAXEA MOLLE SAXU IUMENTIS SUAVE IUCU ONUS LEV. 
RUBINENSIUM VERE GEMMA TUTELA FAELICITAS NUMEN 
HIC ADORATUS
DANIEL BALBI       PRAETOR POSUIT
M.D.C.                    LXXX


1681 - Prospero Petronio nelle sue "DELLE MEMORIE DELL'ISTRIA SACRE E PROFANE.." scriveva di Rovigno: "Fà 'l luogo tutto anime 5 mila e tra questi più di 600 marinai, tutta gente plebea e povera. Vi sono quì che navigano, più di cento vaselli e barche per Dalmatia, Romagna e Venetia. Per 'l commodo de Porti, che dir si possono di Venetia, è cresciuto


questo luogo notabilmente da un secolo in quà. è circondata da mura basse fabbricate al tempo de i moti con gl'Uscocchi, da questi restò saccheggiato l'anno 1599... Ha 'l suo Cemiterio, et altre Chiese ben tenute, in particolare la Madonna dell'Hospitale molto frequentata per la strada che porta dietro Castello... La comunità hà pur rendite grandi di tre mila e più l'anno presente 1680, è ricchissimo, correndo fama habbi di capitali 14 mila Ducati con annual'entrata di stara 130 di frumento, del quale estratto vengono pagati i suoi ministri e l'avanzo resta a beneficio dello stesso Fontico... Li terrazzani sono sgarbati nella pronunzia della favella, e rozzi di civiltà, amorevoli tuttavia verso li forestieri".


Rappresentazione di Rovigno MDCLXXXI

sempre il Petronio parlando delle cave di pietra di Rovigno ci informa con ammirazione che "Si trasportano con certi carri fatti di due travi e manegiati con molta destrezza; perch’ un huomo sarà bastante con un legno in mano mover qualsivoglia gran sasso. Da Santa Caterina e Sant’Andrea fino a Montauro si vedono lungo la costa delle grandi caverne del diametro di un miglio veneziano, mentre altre sono larghe da sei a sette piedi, e tutte sono state fatte secoli addietro per estrarne la pietra. Parecchi ne ricavarono lauti guadagni, tanto che l’illustre famiglia rovignese dei Tagliapietra si trasferì, in seguito alle numerose offerte di lavoro, a Venezia dove, grazie alla ricchezza ed ai meriti acquisiti, assurse ai ranghi della nobiltà veneziana."

10 giugno 1681 - l'Università del Popolo di Rovigno affida al podestà Bernardin Premarin una lunga ed accorata protesta contro la parte presa dal Consiglio Cittadino per costruire un molo nel porto per facilitare l'approdo delle navi. Asserendo che l'onere delle spese eccedeva enormemente le possibilità della Città già gravata da tasse innumerevoli.

17 dicembre 1681 - riferendo al Serenissimo Principe della situazione economica dell'Istria il podestà e Capitanio di Capodistria Valerio de Riva parlando di Rovigno affermava  che era la "Terra la più habitata di questa Prouincia, tiene molte conditioni, che la rendono considerabile al seruitio di V. Ser.tà; nutrendo singolar.te molta, e buona Marinarezza. La Comunità tiene qualch'entrata, però poco bene diretta; ma il fontico assai ricco, con miglior ordine camina ".

1682 - un gruppo di rappresentanti del popolo di Rovigno richiede al podestà e Capitanio di Capodistria d'intervenire contro i suprusi del Corpo dei Cittadini.

1683 - i Turchi assediano Vienna.

1683 - Francesco Morosini, il discusso difensore di Candia, viene rieletto Capitano generale, quando per Venezia sembrava essere giunto il momento della rivincita.

28 ottobre 1683 - il podestà Capitanio di Capodistria, dando seguito alle istanze del popolo di Rovigno, concede l'istituzione dell'organo collegiale dei Sindici del Popolo composto da due popolari eletti tra gli elementi più influenti dall'Università del Popolo per tutelarne gli interessi contro il Comune ed i Cittadini o Nobili di Rovigno. La carica aveva durata annuale. I due Sindici o Procuratori del Popolo avevano libero accesso alle riunioni del Consiglio Cittadino, nonchè dei vari Collegi.

26 gennaio 1684 - Marc'Antonio Zustinian viene eletto doge.

1684 - a Roma nella stamperia alla Pace di Giovanni Giacomo de Rossi (1627-1691) esce il volume DALMATIA ISTRIA BOSNIA SERVIA CROATIA e PARTE DI SCHIAVONIA descritte da Giacomo Cantelli da V ignola (1643 - 1695)


5 marzo 1684 - su pressante invito dell'Imperatore Leopoldo Venezia entra nella Lega anti turca da questi formata assieme al Papa ed alla Polonia. Sarà quella che verrà ricordata da Venezia come la Guerra di Morea (1684~1699). Al comando delle operazioni militari furono messi Francesco Morosini, come capitano generale, il conte Niccolò di Strassoldo, quale comandante delle truppe da sbarco, ed Antonio Zeno con la carica di provveditore della Dalmazia e dell'Albania. Durante la guerra di Morea il numero delle galee variò fra le 20 e le 28 unità, più le 6 galeazze. Oltre alle 20 galee veneziane, ordinarie, ne furono armate due straordinarie e 6 dello Stato da Mar. Queste sei galee pro­venivano:  1 da Zara, Traù, Spalato e Brazza; 1 da Lesina, Lissa e Curzola; 1 da Cherso, Arbe e Veglia; 1 da Corfù; 1 da Cefalonia ed 1 da Zante. A dimostrazione dei nuovi tempi Venezia schierò inoltre 24 navi di linea a vela.

7 marzo 1684 - il Consiglio dei Cittadini di Rovigno presenta ricorso al Principe contro l'istituzione dei Sindici del Popolo.


nel memoriale del Consiglio cittadino di Rovigno si legge inoltre: "la maggior parte di quelli che compongono il popolo sono occupati nella cultura delle terre e numerosi del medesimo s'impiegano nella quasi universale peschereccia professione" era la storica divisione tra "sapaduri e pascaduri".

29 agosto 1684 - Vincenzo Coronelli fonda  a Venezia l'Accademia degli Argonauti.


1686 - dettaglio carta dell'Istria di G.G. de Rossi

1687 - il Consiglio di Rovigno offre 800 zecchini a Venezia per la nuova guerra contro il Turco.

1687 - il benedettino francese Casimiro Freschot (1640-1720) pubblica a Bologna in italiano il trattato "Memorie storiche e geografiche della Dalmazia".

24 maggio 1687 - due fuste turchesche provenienti da Dulcigno approdano a Cittanova. Depredano le chiese e dieci abitazioni riducendo in schiavitù il podestà Giov. Battista Barozzi con la moglie e le due figlie, il Cavaliere Giacomo Rigo con 6 di famiglia, lo sbirro del Reggimento, il Cancelliere per un totale di 38 persone senza che la fusta veneta di stanza a Rovigno, le due Marciliane e le altre peotte venete potessero intercettarle. Due " turchi" rimasti a terra furono catturati e mandati a Venezia: si rivelarono essere un Anconitano ed un Pelestrinoto. Il capo della spedizione era di Pirano.

1687 - In quattro anni Francesco Morosini riconquistò tutto ciò che Venezia aveva perduto in Morea  e nello Ionio: rinasceva nella Serenissima  il mito dell'antica potenza mediterranea.


Cliccare sull'icona per le imprese di Morosini

1687 - terminano i lavori di costruzione del nuovo campanile di Rovigno, a cui si alternarono successivamente gli architetti milanesi Antonio Fassolla e Antonio Man e poi Cristoforo Bellan che portò a compimento i lavori. Per tradizione il costo dell'opera si fa risalire a 36 mila ducati. All'epoca Rovigno contava oltre 4.000 abitanti.


Golfo di Venezia - Coronelli 1688

aprile 1688 - Il Capitano Generale da Mar, Francesco Morosini, onusto di gloria militare per le conquiste riportate in Morea viene eletto Doge.


Francesco Morosini
Doge dal 1688 al 1694

1691 - a Colonia a spese del nobile Girolamo Albrizzi  viene edito il "Racconto historico della venta guerra in Levante diretta dal valore del serenissimo principe Francesco Morosini capitan generale la terza volta per la Serenissima Republica di Venetia contro l'impero ottomano aquisti, maneggi, rivolutione de' turchi, stratagemmi militari, trattamenti con ministri de principi, ceremoniali, comandi, impieghi de nob. uomini, et in terra, ed in mare, con altri rimarcabili successi dall'anno 1684 fino all'anno 1690. Opera postuma di Alessandro Locatelli, con li adornamenti del P. M. Vincenzo Coronelli cosmografo della Sereniss. Republica, delle più riguardevoli, che si sono di nuovo conquistate, ed alcun'altre pure alla passata guerra spettanti. consacrata all'altezza serenissima Francesco II. duca di Modona, Reggio, Carpi, etc. - Colonia : A spese di Girolamo Albrizzi, 1691"


Vittoria nell'acque di Nixia.


gennaio 1693
- il Vescovo di Parenzo invia uno zaffo (sbirro) per costringere i canonici della Collegiata di Rovigno a cessare l'uso della vesta onorifica talare detta almuzia o zanfarda.

16 gennaio 1693 - Supplica delli Signori Canonici di Rovigno al Serenissimo Principe, il Doge Silvestro Valier, affinchè dirima la questione sorta col Vescovo di Parenzo contrario all'uso da parte dei canonici rovignese della vesta onorifica detta almuzia o Zanfarda;

7 aprile 1693 - Rovigno offre 3.963 lire del Fondaco alla Serenissima per sostegno nella guerra col Turco. Il fondaco o "Monte frumentario" aveva lo scopo di sottrarre alla speculazioni i beni primari per il sostentamento della popolazione di Rovigno: frumento e farina. A presidere l'importante istituzione era un Fontecaro che veniva eletto tra i Cittadini o Nobili di Rovigno di 30 anni d'età e durava in carica per un anno.


a partire da tale periodo l'Armata grossa andava man
mano soppiantando la tradizionale flotta delle Galee sottili.

9 gennaio 1694 - muore a Napoli di Romania Francesco Morosini il doge della riscossa veneziana.

25 gennaio 1694 - anche il vescovo di Parenzo ricorre al Doge Silvestro Valier contro l'uso della zanfarda da parte dei canonici di Rovigno. Questa risibile guerra tra il Vescovo di Parenzo ed i canonici di Rovigno troverà una definizione, positiva per i canonici di Rovigno, soltanto nel 1757.

1695 - il rovignese Biasio Caenazzo detto Toto rivoluziona la tecnica di pesca del pesce azzurro (sardine, acciughe ma anche tonni), introducendo la pesca d'altura, aumentando di molto la resa del pescato tramite l'uso delle " sardellere", un particolare tipo di rete, e l'uso di un'esca composta da tritume di "mazinite", piccoli crostacei, che darà luogo al redditizio commercio delle sardelle salate. L'incremento delle attività di pesca portò la marineria rovignese a scontri con l'altra potente marineria di pesca dell'alto adriatico, quella chioggiotta.

1695 - a Francoforte viene stampata la Nova et accurata ducatus Venetiani, Mediolani, Genuae, Mantuae et finitimorum principatvum Delineatio. opera di Merian, Matthaeus


1696 -  esce a Venezia "La Galleria di Minerva - Overo notizie univerali di quanto è stato scritto da Letterati di Europa non solo nel presente secolo.. tratte da libri non solo stampati ma da stamparsi.. a profitto della Repubblica delle lettere con intagli dè rami opportuni a suoi luochi. In Venetia, presso G. Albrizzi, 1696". Tra i principali redattori di uno dei primi esempi di giornalismo letterario in Italia il letterato veneziano Apostolo Zeno (1668 - 1750).

3 marzo 1696 -  come da Ducale del 3 marzo del Veneto Senato il cancelliere della Comunità di Rovigno Basilisco Basilisco redige il CATASTICO DE BENNI DELLA SP(ettabi)L(e) COM(uni)Tà DI ROVIGNO, sotto il Reggimento dell'Ill.o Benvenuto Zeno, in ordine ai comandi Dell'Ill.mo & Eccellentissimo Sig.r Polo Loredano podestà & Capitano di Capod'Istria, con l'ausilio del Sig.r Cristoforo Sponza Q. Antonio, Perito Agrimensore.



18 marzo 1696 - il consiglio Cittadino di Rovigno delibera la costruzione sul Colle di S. Pietro di un convento francescano che in seguito prenderà il nome di Colle di S. Francesco.

1696-97 - viene pubblicata una stampa di Rovigno con una descrizione della città nel libro: " Isolario. Descrittione geografico-historica, sacro-profana, antico-moderna, politica, naturale, e poetica. Mari, golfi, seni, piagge, porti, barche, pesche, promontorj, monti, boschi, fiumi, laghi, stagni, bagni, volcani, miniere, gemme, richezze, e monete. Iscrittioni, linguaggi, governi, forze, armate, guerre, aleanze, acquisti, perdite, tregue, trattati di pace, religioni claustrali, ed equestri. Concilj, e missioni. Vescovadi, arcivescouadi, e patriarcati. Leggi, costumi, habiti, blasoni, accademie, huomini illustri, ed ogni piu' esatta notitia di tutte l'isole coll'osservationi degli scogli, sirti, scagni e secche del globo terracqueo. Aggiuntivi anche i ritratti dè dominatori di esse. Ornato di trecento-dieci tavole geografiche, topografiche, corografiche, iconografiche, scenografiche, idrografiche, e potamografiche à maggiore dilucidatione, ed uso della navigatione, e in supplimento dei XIV volumi del Bleau. Tomo II dell'Atlante Veneto. Opera e studio del P. Maestro Vincenzo Coronelli min. conv. Cosmografo della Serenissima Republica di Venetia, e professore di geografia".

 
1698 - a Venezia Frà Ireneo della Croce (Trieste 25/5/1625-Venezia 4/3/1713) dell'ordine dei Carmelitani Scalzi, al secolo il triestino Giovanni Maria Manarutta, pubblica la monumentale Historia antica e moderna sacra e profana della città di Trieste. Prima opera storica dedicata alla città giuliana.



13 novembre 1698 - a Carlowitz si riuniscono i plenipotenziari dell'impero, della Polonia, della Russia, dei Veneziani e dei Turchi.

26 gennaio 1699 - viene firmata la pace di Carlowitz. Malgrado l’opposizione austriaca a Venezia, oltre la Morea, verrà riconosciuta la sua sovranità su un più ampio territorio dalmata (il Nuovo Acquisto) presto segnato dalla linea Grimani tracciata nel 1701 che comprendeva tra l’altro Tenin, Dernis e Castelnuovo presso Cattaro.

1699 - a Capodistria viene fondata l'Accademia dei Risorti (1699-1739) che con vari intervalli (1742-1767) giungerà sino all'ottocento. In quell'anno ha inizio anche il Seminario laico, un collegio  istituito per formare la classe dirigente non solo capodistriana ma per tutta l'Istria veneta. Il collegio era retto dai padri scolopi e lo sarà sino al 1806.

21 febbraio 1699 - anche Venezia sottoscrive il trattato di Carlowitz con il quale la repubblica conservava la Morea, Egina, Santa Maura e le conquiste fatte nella Dalmazia e nell'Albania; scambiava i prigionieri e non pagava piu' il tributo per l'isola di Zante; restituiva però Lepanto e le isole dell'Arcipelago e si impegnava di abbattere le fortificazioni delle Rumelia e di Prevesa. Inoltre il trattato stabiliva che si delimitassero i confini della Dalmazia e dell'Albania.





Dagli inizi al 774 Dal 774 al 1283 Dal 1283 al 1699 Dal 1701 al 1797 Dal 1797 al 1813 Dal 1813 al 1849 Dal 1850 al 1861 Dal 1862 al 1899 Dal 1900 al 1924 Dal 1925 al 1954


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