LONFATE
di
Gianclaudio de Angelini

(alla maniera di Fosco Maraini)

I

Lo Zucchio 

                   Lo zucchio che sciallicca, che sbavaglia 
               Inciucia ogni strafugio a troncifonco.
               Truguglia loppo loppo e pur tramaglia,
               Chi non sdilingua, lui lo tien a cionco.

               Rospilioso ciuglia e altrui sbiduglia
               A lasciarlo far, sotolo sotolo,
               T'affarferebbe anche la camaglia:
               Quest'orso borso, faccia da trocolo.

               Il sangue buliga, mi vien lo scorbuto
               Che simil zucchio fonchi inpunemente
               Nè levarselo si può, ahimè d'intorno

               O farlo restar per sempre avazzuto
               Ch'ogni spertugio gnorra beotamente
               E se ne infrega e cionfa a perditorno.


II

Jugostragna

               Un vero cratto, il serbide tracagna 
               Il serbide il bostracco sfragna.

               Lo slavato ormai s'infrega
               Spaparannato sul caprigno mare.

               L'occidentro bulpo s'archifratta
               E fra sè e sè dice: purchè s'allappa.


III

Ciusseide          

             Il topide rintanazzato s'alluccò intorno torno
             Poi ciusside smagò ed insenechì all'orno.

             Tuzzi a brenta fracchi fracchi lo ristorno
             Che l'averta gli spaparchiò berda un lorno.

             Rampatta inzarno i radi cugoli biansastri
             Inspelagrito dal fulmide al sil lampastro

             Rifionda all'onda e barbisce agrasto
             E tra sè e sè fulpo sdilisce e biagio avazza

             Che intanto tanto è tutta una ranfazza.



Notule... poco esplicative


Lo Zucchio

Scialliccare e sbavagliare - queste sono le due attività prevalenti dello "Zucchio" che generalmente lo portano irrefrenabilmente a strafugiare. I nuovi indirizzi della psicognosca asseriscono che poichè tale è la sua natura non glie ne si possa fare una colpa. Del resto tutto ciò era ben noto sin dai tempi del nostro sommo Aldighier:

 Sciallicca e sbavaglia sì come puote
Che la natura sua forte l'intrude.

cosicchè chi si lascia avvicinare da uno zucchio dovrebbe ben sapere che questi non potrà far a meno di scialliccarlo o sbavagliarlo; 

tener a cionco - l'esser tenuti a cionco da uno zucchio, che "fa dello sdilinguamento sua vertude", da molti è considerato non un insulto ma un titolo di merito come del resto ci fa ben intendere l'Autore; 

rospilioso ciuglia e altrui sbiduglia - in questo icastico verso l'A. mette in evidenza che come tutti i rospili ciugliano negli starni così lo zucchio sbiduglia chi gli capita a tiro senza badare se questi poi si accazzano. 

cionfare a perditorno - qui l'A. s'è lasciato andare ad una frase un pò forte, inadatta alle tremule oricule delle giovini averte, ma come lui stesso dice nella prefazione a Lo Zucchio ed altri componimenti: "non potei esimermi d'usare tale lurguaggio poichè lo ritenni il solo adatto ad immortalarne l'aura perversa e trivia". 

Jugostragna

Questo breve componimento, tanto è palese, non sembra aver bisogno di ulteriori commenti. Qui mi preme soltanto evidenziare come l'A. sappia tratteggiare con due semplici parole, "bulpo s'archifratta", l'insenichimento occidentrale che, persa ogni fede negli "Dei stolsi e brullardi" non sa trovar altro di meglio che il rintanazarsi beoto perfettamente stirmatizzato dal "purchè s'allappa";

Ciusseide

topide - la topidità caratterizza il ciusso in amore, e quindi una volta smagato è facile trovarlo rintanazzato all'orno; 

spaparchiare lorni - attività in cui le averte, in particolare appena trascorso il fatidico settimo anno, sono specialiste. 

barbire - è facile che il ciusso rimasto senza averta barbisca, il grave è quando rimane allo stato agrasto... se invece dopo un pò avazza  vuol dire che, come dice il sommo poeta, la vita riprenda il suo corso:

 avazza pur che fatti non foste all'agrastar selvaggio!

 

Lonfate Amicali di Marzia Musneci





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