"Terra rossa e masiere"
di 
Mario Schiavato
GdeA

Dopo una prima fortunata edizione, per i tipi dell'EDIT di Fiume, è uscita nel marzo 2004 una ristampa del libro di Mario Schiavato Terra rossa e masiere arricchita da una bella prefazione di Nelida Milani.

Schiavato, classe 1931, è nato a Quinto di Treviso ma ha vissuto dal 1943 nella cittadina istriana di Dignano ed è in questo mondo che l'autore pone la contrastata storia d'amore tra Minina, una tipica figura dignanese, e Martin uno "slavo de Gajan" che rappresenta qui  l'anima forte e semplice del contado slavo dell'Istria.

La storia ha inizio nell'Istria ancora soggetta all'Impero Austro-Ungarico in cui i due mondi, quello latino delle città e quello slavo del contado, vivevono fianco a fianco ma come su due binari paralleli che raramente s'incrociavano se non per co-optazione.

Il contrasto tra il mondo "cittadino" ma profondamente contadino di Dignano e la nuova coppia nasce non solo dal fatto che Minina ha rifiutato i più bei partiti  di Dignano per sposarsi uno "S'ciavon de Gajan", senza arte ne parte con la sola ricchezza delle sue braccia e della sua volontà, ma soprattutto dal loro mancato conformarsi a quel mondo racchiuso da secolari valori quali il lavoro della terra, il santificare la domenica... in una parola le regole non scritte base di ogni piccola  comunità.

C'è infatti nella nuova coppia uno stravolgimento dei ruoli: Minina rimane legata alla terra; Martin lascia i campi andando a lavorare come manovale nella vicina città di Pola.

Radicata nella sua Dignano Minina, novella Penelope, attende ogni sabato sera che lui ritorni stanco e sudato per passarvi la notte e la domenica... ma anche nel Giorno del Signore la coppia non potrà santificare la festa: l'instancabile Martin andrà a rompersi la schiena nei magri campi di Minima per ripartirte il lunedì successivo all'alba come un ladro.

A Pola che sta vivendo un momento di forte espansione economica ed industriale, dacchè l'Austria l'ha scelta come base militare per la sua I.R. Marina, Martin assorbe come una spugna le nuove idee che circolano e, soprattutto, vi intravede la possibilità di completare il suo riscatto sociale. Convince Minina a vendere la terra di famiglia per investirne il ricavato in tre coppie di cavalli e puntare tutte le loro carte sul prorompente sviluppo della città.

Martin diventa così un piccolo "padroncino" che si crea una società propria tanto da giungere ad una certa agiatezza per sè e per la famigliola che nel frattempo si era andata ampliando con l'arrivo di Giovanni, Luca e Lucia. Proprio quando tutto sembra voler filare per il verso giusto sulla loro vita si addensano le fosche nubi della guerra..  quella Grande Guerra che porrà fine al lungo dominio austriaco in Istria con il subentro del Regno d'Italia che accenderà sia entusiasmi che perplessità nel variegato mondo istriano.

Il successivo avvento del fascismo contribuirà a soffiare sul fuoco di quei contrasti etnici e culturali, che il nazionalismo ottocentesco aveva già innescato, costringendo gli istriani a schierarsi tra i vari -ismi anche se, come Minina e Martin, non chiedevano altro che di continuare a vivere e lasciar vivere come avevano sempre fatto per secoli. Così Giovanni, il primogenito da ufficiale austriacante diventa un "fascista perfetto" e Luca per non dover scegliere a quale mondo appartenere emigra nelle Americhe.

Il richiamo della terra riporterà Luca a Dignano ove,  più che le orme del padre, oramai un agiato e rispettato imprenditore, seguirà la vocazione contadina della madre faticando tra "vadurni e masiere" in quei campi duri da lavorare ma proprio per questo tanto amati. Lo sconvolgimento seguito alla seconda guerra mondiale porterà Giovanni a pagare la sua scelta in una foiba, mentre Luca pur difronte a tale tragico evento, alla confisca dei beni, insomma a tutto ciò che comporterà l'arrivo dei "partigiani titini", sceglierà di combattere la sua personale battaglia rimanendo ostinamente legato alla terra natia ed alle sue radici istriane.

Ci troviamo quindi di fronte ad una saga complessa, difficile da riassumere,  vissuta attraverso le generazioni di una delle tante famiglie istriane che avevano al loro interno ambedue le anime dell'Istria: quella italiana e quella slava. Un quadro certamente non esaustivo della molteplice realtà istriana ma che si legge tutto d'un fiato e che rimarrà a lungo nella memoria del lettore.
 
 Gianclaudio de Angelini
GdeA
FIUME
Anno XXIV N.7-12 Luglio-Dicembre 2004  Pag.175
RIVISTA DI STUDI ADRIATICI
(NUOVA SERIE)
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